Presentazione Libro in ricordo di Rodolfo “Rudy” Terenzi

 

 

A dieci anni dalla scomparsa, nel pieno dell’importante torneo giovanile che gli è stato dedicato da Pino Mainieri, anche un libro ricorda la figura di Rodolfo Terenzi, per gli appassionati di basket Rudy.

Vale ancora tutto, Minerva Edizioni, pagine 320, scritto da Lorenzo Sani, sarà presentato sabato 31, alle ore 11.30 nella Sala del Consiglio comunale di Piazza del Popolo 1. È la riedizione arricchita da due importanti inediti del volume uscito qualche anno fa e divenuto ben presto introvabile. Franco Bertini, leggenda della pallacanestro italiana, farà gli onori di casa insieme con Pino Mainieri dialogando con l’autore e chi vorrà intervenire.

Quella di Rudy è una storia tragica, ma al tempo stesso densa di umanità e di spunti che a distanza di tempo fanno ancora riflettere sulla forza dirompente dell’amicizia, sul senso della squadra e del duro lavoro per arrivare a traguardi sempre più ambizioni, sullo sport come palestra di vita e solido terreno di confronto per vicende che trascendono dal campo da gioco. Ci riporta alla mente la bella favola dei sette amici reclutati come tanti altri dal talento inesauribile di Carisio Paolini, campioni in erba che hanno vinto tutto, dal minibasket in poi, fino a ritrovarsi addirittura sul massimo palcoscenico della serie A. La generazione d’oro del basket pesarese, nati nel 1960 e 1961, cresciuti con Rudy e il fratello Roberto, allenati durante il percorso di crescita anche dallo stesso Bertini, in particolare Marco Aureli, Alfredo Carboni, Costantino Petta, Giorgio Ottaviani e Mauro Procaccini. Pagine che esplorano la città dei canestri, le palestre e i campi all’aperto dove questo sport ha messo le radici ed è entrato a far parte del corredo genetico della città.

Vale ancora tutto racconta la pallacanestro tra fine Anni Settanta, quando dell’Nba si sapeva quasi nulla, e gli Anni Novanta, passando attraverso l’età dell’oro socialista (Bettino Craxi era un appassionato e pure praticante ai tempi del collegio a Cantù, Gianni De Michelis divenne presidente della Lega e la Rai non lesinava sui diritti tv). C’erano la Milano di Peterson, la Roma di Bianchini, ma soprattutto la provincia dove si sviluppano le storie più belle o più drammatiche: Connie Hawkins, il Michael Jordan della sua epoca, che arriva in Italia nel 1977 per l’ultimo ingaggio ma viene scartato, e si ferma lo stesso a Bologna, per dieci mesi, senza una lira diventando amico di tanti giocatori e di parecchie commesse del centro. Roscoe Pondexter, macchina da canestri a Gorizia e Roseto, che una volta tornato negli Usa diventa secondino nella prigione di massima sicurezza di Corcoran, “The Hole”, e si trasforma in una macchina di distruzione dei prigionieri, costretti a combattere in scontri mortali. C’è la storia di Gianni Gualdi da Correggio, giocatore sconosciuto al grande pubblico, ma capace con una sola mano (l’altra era rimasta nell’impastatrice del papà fornaio quando aveva solo due anni) di arrivare fino alla serie B segnando 30 punti a partita. Si racconta anche la triste parabola di Fessor Leonard, torre della Bologna in maglia Alco allenata prima dal professor Asa Nikolic poi da John McMillen, che ancora oggi ci pone di fronte allo specchio su temi caldissimi quali la paura del diverso. E ancora il folle viaggio di Stefano Attruia e Leonardo Conti nel Montenegro in guerra, per andare a “ripetizione di basket” dal mitico coach Dule Vujosevic.

 

 

Ufficio Stampa VL

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