Leggere, leggere….riflettere rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

Franco Piperno, professore ordinario di Musicologia e Storia della Musica all’Università La sapienza di Roma è l’autore di UNA GRANDISSIMA AMISTA’ Poesia e musica nell’età del Petrarchismo (ed.Bulzoni). Il titolo del saggio è un luogo comune enunciato da intellettuali ed eruditi del Cinquecento nel contesto della cultura classicistica del tempo. In realtà, dietro tale pronunciamento si cela la convinzione della sudditanza della musica rispetto alla poesia ed alla letteratura in generale, convinzione che conviene acquisire come parametro della considerazione che quel tempo ha avuto per la musica e prospettiva critica per esaminare il consumo in quell’epoca. La musica e la poesia non avevano ancora una diffusione editoriale e di marketing, ed erano legate alle corti. I capitoli di questo libro propongono indagini sulla musica del Cinquecento da una prospettiva letteraria e col confronto di categorie (petrarchismo e forma libro), prese in prestito dalla critica e storiografia letteraria e utili alla corretta delineazione sia della collocazione della musica nella cultura e società del tempo, sia del reale significato della sua postulata amistà con la poesia. Da qui discende anche la riconsiderazione delle fonti musicali come testimoni non solo di un testo musicale ma anche di un testo letterario e dunque del loro importante e ineludibile ruolo nella storia della composizione e della trasmissione delle scritture poetiche.

Hans Fallada è l’autore di OGNUNO MUORE SOLO (Sellerio editore). Primo Levi definì questo libro nel 1947 il più importante che sia mai stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo. Il volume è basato su una storia vera, rielaborazione letteraria dell’inchiesta della Gestapo che portò alla decapitazione di due coniugi berlinesi. Hans Fallada, massimo autore del neorealismo weimariano, dipendente dai farmaci e alcolizzato, spesso in carcere e in istituti psichiatrici, ricevette l’incartamento da autorità della ricostruzione e scrisse questo libro nel 1946, in 24 giorni prima di morire. Questa analisi così agghiacciante lucida e spietata di una Germania fra il nazismo e la guerra è rimasto per troppo tempo dimenticato e solo con la ripubblicazione in America ha avuto il giusto riconoscimento. Vi è un tensione drammaturgica di primo ordine e l’azione corale di un gran numero di personaggi mai stereotipati. Una visione lucida di uno scrittore che non emigrò mai dalla sua Germania.

Ilaria A. De Pascalis è l’autrice di un interessante saggio dal titolo IL CINEMA EUROPEO CONTEMPORANEO: scenari transnazionali, immaginari globali (bulzoni editore).
Il saggio pone alcuni interrogativi: innanzitutto se esiste un cinema contemporaneo e come si configura in relazione ai contesti culturali e quali potrebbero essere le prospettive metodologiche adeguate a leggerlo. Il volume cerca di rispondere a queste domande, tramite l’analisi di film narrativi che hanno una particolare risonanza di critica e di pubblico. La ricerca va ad individuare alcune traiettorie dominanti nella messa in scena della molteplicità identitaria nell’Europa occidentale contemporanea, per sottolineare la relazione indissolubile tra immagini e immaginari. Le scelte retorico-formali si riflettono sugli scenari segnati dalla globalizzazione, intesi come produzioni discorsive in cui si articolano desideri m fantasie e pratiche di identifcazione dei soggetti rappresentati. Dopo una riflessione sul cinema europeo contemporaneo, l’autrice analizza numerosi film andando ad individuare quattro traiettorie narrative egemoniche: la spettacolarizzazione delle posizioni economiche minoritarie o problematiche, le nuove forme di collettività e legami familiari e il modo in cui la retorica della moltiplicità produce nuove cornici spazio-temporali per il racconto e l’identità che configura.

Paolo Montanari

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