Un concerto molto atteso al teatro Rossini con l’Orchestra internazionale d’Italia e il flautista Karl Hainze Schnetz

 

Un concerto di grande qualità in programma al teatro Rossini per la stagione concertistica dell’Ente Concerti di Pesaro. Sul palco la famosa Orchestra internazionale d’Italia diretta dal maestro Tobia’s Gossmann e solista il prestigioso primo flauto del Wiener Philarmoniker, Karl Hainze Schuetz. Un programma tutto mozartiano, ben eseguito e di grande valore musicale e artistico. Si è iniziato con l’ouverture da La finta giardiniera K 196, di genere buffo, di Mozart, composta all’età di 19 anni. L’opera fu commissionata a Mozart propabilmente dal principe elettore bavarese Massimiliano III e venne rappresentata al Salvatortheater di Monaco di Baviera nella stagione di carnevale del 1775. Il libretto, denominato “Dramma giocoso in tre atti” il cui autore è quasi sicuramente Giuseppe Petrosellini, è basato su un testo di Ranieri de’ Calzabigi, che era stato messo in musica già dal compositore napoletano, Pasquale Antossi. Mozart accettò con poco entusiasmo il libretto, ma poi lo musicò integralmente, anche se alcuni difetti nella tenuta complessiva dell’opera come il numero limitato dei concertati è da imputarsi al testo. L’opera alla prima ebbe un grande successo. Nel maggio 1780 andò in scena ad Augusta, un adattamento in lingua tedesca e in forma di Singspiel. Il 2 aprile 1782 avvenne la prima a Francoforte sul meno ed il 31 gennaio 1789 a Magonza. Al Wiener staats oper ebbe la premiere nel 1891. L’Ouverture che è stata eseguita molto bene dall’Orchestra internazionale d’Italia, è composta dall’Allegro (re maggiore), Andantino grazioso (la maggiore) per archi. E sono dei piccoli incipit musicali allo sviluppo di particolari momenti del dramma che si ritrovano nella partitura, specialmente in quei luoghi in cui Mozart intravvede l’occasione per utilizzare il registro dell’opera seria. La finta giardiniera ebbe giudizi severi dalla critica storica novecentesca, è nell’ascolto un’opera modesta soprattutto per la pochezza del libretto, ma già si intravvedono i modi e gli stilemi che Mozart poi sviluppò, con infinita fantasia e superiore eloquenza espressiva, nel grande teatro in avvenire. Nella Finta giardiniera vi è una leggerezza nel tessuto orchestrale e un’invenzione melodica di così svelta eleganza che lo scorrere della vicenda di finzioni e travestimenti, e di amori, assume un carattere gradevolissimo sulle ali del canto.

Il secondo brano musicale eseguito è stato il Concerto per flauto e orchestra n.2 in re maggiore K.314. Anche in questo caso vi è stata una esecuzione perfetta e un’intesa con il grande flautista tedesco. Questo concerto è in sostanza la trascrizione del concerto in do maggiore per oboe e orchestra che Mozart scrisse per Giuseppe Ferlandi, oboista alla corte di Strasburgo, e che venne eseguito in diverse occasioni da Friedrich Ramm, oboista dell’orchestra di Manheim e amico di Mozart. Il primo movimento l’Allegro aperto è strutturato in una limpida e regolare forma-sonata: all’esposizione dell’orchestra, che presenta il primo tema seguito dal secondo tema (un morbido disegno dei violini primi), fa seguito l’Esposizione del solista, il cui ingresso, con un do tenuto per ben quattro battute, tradisce la destinazione originaria all’oboe, strumento che ha più capacità espressiva alle note lunghe. L’episodio che segue è un bel esempio dell’arte mozartiana di dare importanza a un elemento musicale apparentemente privo di interesse: la chiusa orchestrale costituita da un trillo seguito da un arpeggio discendente, da vita ad un dialogo serrato fra il flauto e gli archi, che sfocia in un pezzo di bravura del solista per poi venire riutilizzata nella breve sezione di Sviluppo e ancora nel finale, come formula conclusiva dell’intero movimento. Se nel primo movimento, spiccano l’agilità e il virtuosismo del flauto, l’Adagio non troppo è dominato da un intimo raccoglimento, da una serenità mozartiana: l’ingresso del solista è una specie di pacata risposta all’introduzione orchestrale, mentre il secondo tema irrompe come uno squarcio di luce, nel quale il solista si getta “trillando” con gioia. Una semplice riconduzione tonale separa la ripresa dei temi precedenti. Tutt’altra atmosfera nel Rondò finale, il cui refrain verrà in seguito utilizzato da Mozart in un’aria de Il ratto dal serraglio. Gli episodi brillanti, pensiamo al richiamo dei corni, le cadenze orchestrali in stile di opera buffa e i passi di virtuosismo solistico si alternano brillantemente alle riprese del refrain, sempre frizzante e festoso.

Da ultimo uno dei capolavori mozartiani: la Sinfonia n.40 K550 che insieme alla K543 e K551 costituisce una trilogia, testamento spirituale del genio di salisburgo e realizza un affresco creativo. Lo schema è analogo nelle tre sinfonie: (Allegro-Andante-Minuetta-Finale) che rappresentano una successione di stati d’animo.La sinfonia K.550 ha la funzione di Sinfonia notturna, o romantica. La tonalità e l’organico la collegano al passato Mannheiner di Mozart. Vi è un riferimento alla sinfonia K183 ma nella K550 vi è un linguaggio più maturo e universale. Nell’Allegro molto vi è una serenità inquieta che caratterizza l’intero primo movimento seguito da un Andante con reminiscenze barocche e un mnuetto ascendente. Infine un Allegro assai coinvolge per intero l’orchestra con un messaggio all’umanità

 

Paolo Montanari

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