Bellissimo spettacolo al Rossini. A FURY TALE di Cristiana Morganti

 

Una prima consiederazione è necessaria. Il sabato sera invece di andarsi a rifugiare nelle pizzerie, ai Karaoke o riempirsi la testa di trasmissioni televisive, è un bel segno di maturità andare a teatro. E’ questo segno si è realizzato come un rito, al teatro Rossini, per la rappresentazione di A FURY TALE di Cristiana Morganti, nell’ambito della rassegna TEATROLTRE 2018. Uno spettacolo bellissimo quello messo in scena dalla coreografa Cristiana Morganti, certamente il migliore di quelli presentati al teatro Rossini, sempre affollato per gli spettacoli di danza. Due le interpreti per questa originale e complessa performance: Anna Wehsarg e Anna Fingerhuth. Vi è un filo conduttore fra questa performance e le precedenti realizzate dalla Morganti, MOVING WITH PINA e JESSICA AND ME che ,innanzitutto, riguarda l’omaggio a Pina Bausch, dalla quale sia la coreografa che le due ballerine hanno appreso il significato e l’amore per la danza, ma anche perchè con A FURY TALE vi è uno sviluppo, una evoluzione coreografica. In A FURY TALE, la Morganti per la prima volta non è in scena, e appare solo in pochi momenti, ma ha scelto con attenta selezione due grandi interpreti provenienti dal Tanztheater Wuppertal fondato da Pina Bausch. Due interpreti, una americana e una tedesca, con sensibilità diverse, che impressionano per il movimento dei loro corpi ma anche da ferme. Due donne altissime per la danza classica e contemporanea, con i capelli rossi e molto imponenti. In realtà in A FURY TALE si incrociano tre generazioni diverse che creano una sintesi perfetta. Lo spettacolo non racconta temi autobiografici relativi alla coreografa e alla sua storia. Invece, in alcuni momenti, si evidenziano le biografie delle danzatrici e in questo spettacolo c’è una sorta di rottura della quarta parete, ovvero un dialogo a tre, quando la Morganti entra in scena creando una sensazione di poter entrare e uscire così come nel precedente spettacolo, JESSICA AND ME. Ma in A FURY TALE vi sono due temi diversi: il primo è il sentimento della rabbia. Una delle protagoniste con due foni in verticale si fa alzare i capelli, come una piovra, in un ambiente rosso e musica rock assordante, e poi il rapporto con il terzo protagonista occasionale, il pubblico, che viene coinvolto, quando una ballerina chiede di passarle una lavagna e un gesso: il simbolo della comunicazione. Un principio che riprende dalla tradizione del Living Theatre. Il secondo tema, che poi sfocia nella violenza, è la simbologia delle fiabe, con il racconto de lupo cattivo. Temi che ritroviamo quotidianamente nella nostra società. Un mistero rimane, quello dello sdoppiamento delle due protagoniste, che in varie situazioni, sono la stessa o l’ombra dell’altra. Allora ne viene fuori l’aspetto psicanalitiico del dualismo, ma anche di uno sguardo femminile verso la maternità. Anna Wehsarg, una delle due protagoniste, è rimasta realmente incinta, e inizialmente la Morganti l’ha dovuta sostituire. Ora è tornata di nuovo in scena e l’aspetto della gravidanza viene tematizzato. Lo spettacol è prevalentemente in lingua inglese, perchè tutte e tre le protagoniste lo parlano bene. In realtà vi è una soluzione drammaturgica, per cui le due danzatrici quando si rivolgono al pubblico parlano le loro lingue originali, americano e tedesco e quando è necessario l’italiano che coinvolge direttamente in qualche occasione il pubblico stesso. da questo emerge come nello spettacolo ci sia un miscuglio di lingue che raccontano anche delle diverse culture da cui le interpreti provengono. Se la danzatrice americana ha risposto con uno spirito super positivo, geniale e fantastico, la danzatrice tedesca ha evidenziato la sua vita ideale, in prospettiva molto realistica. Il ritmo della performance è molto serrato, con molte musiche rock e punk. Vi sono anche alcuni tagli cinematografici e per l’ultilizzazione dei video, grazie alla collaborazione artistica di Connie Prantera, vi è una particlare evidenziazione cromatica in uno sfondo bianco dominante. A FURY TALE, pur riprendendo gli insegnamenti di Pina Bausch, sviluppa di più l’aspetto drammaturgico supportato non da interrogativi esistenziali, ma da altre cose come i testi, fotografie, video,canzoni e situazioni. Uno spettacolo caotico,frenetico e creativo

Paolo Montanari

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