Il cantante lirico e poeta Rolando Ugolini racconta in un libro la sua storia

 

“…..il tempo cancella i fatti compiuti, ma i ricordi d’infanzia non sono mai perduti….”, con questa frase Rolando Ugolini, cantante corista, tenore, poeta e di professione macellaio, racconta in un suo libro la sua vita dagli anni della guerra (1942-43), fino al 2017, per il 10 Anniversario de I Cantori della Città Futura, precisamente il 30 settembre 2017.  L’amico Rolando, Rolly, l’ho conosciuto molti anni fa nel coro San Carlo diretto allora dal maestro Roberto Renili. Una persona riservata, appassionato per la musica, a cui avrebbe dato più tempo da dedicare. Ma Rolando, nato alla Casella, piccola frazione del comune di Colbordolo, oggi Vallefoglia, il 5 settembre 1931, ha dovuto applicare necessità virtù, come tutti i comuni mortali, ed è diventato per varie generazioni di abitanti della zona il “macellaio” di Colbordolo. E addirittura ha trasmesso il mestiere e la passione per la musica al figlio Guglielmo. Il libro è intitolato STORIA E POESIE DI ROLANDO UGOLINI. “La mia era una grande famiglia composta da tante persone, fino al 1937 siamo vissuti insieme alla famiglia dei fratelli del babbo”, scrive Rolando Ugolini, che si è trasferito nell’abitato di “Casella”. “Vivevamo in una casa contadina con il pavimento a mattoni molto sconnesso, una cucina con un grande camino, una lunga stalla piena di mucche, si dormiva in un letto senza rete con un materasso imbottito con le foglie del granoturco, nella scarsa luce del lume a petrolio le donne filavano con la rocca e il fuso e tessevano al telaio la biancheria per la casa e la dote per le figlie”. Anche nella vita di Rolando vi è stato un dramma: la morte della sorella Guglielmina all’età di 22 anni nel 1949. “Guglielmina era ammalata da tempo e stava peggiorando”, scrive Rolando, “all’epoca non c’era la mutua, ogni necessità medica era a nostre spese. Un amico del babbo mandava dall’America la streptomicina e la penicillina. Guglielmina era devota a padre Pio, che incontrò due volte e che incrociò con lo sguardo nel suo confessionale, superando la fila umana di persone che andavano a confessarsi. E il santo Padre Pio le disse “…..una grazia l’hai avuta, dovrai fare un viaggio e presto ne avrai un’altra”. Ma lei che studiava da maestra e sapeva leggere la cartella clinica, ripeteva al babbo “non vi illudete, smettete di spendere i soldi per me, tanto io muoio”. Gli anni di scuola per Rolly furono legati al regime fascista, anche lui era un piccolo balilla. “Terminata la scuola si parlava già della Seconda Guerra Mondiale, la linea Gotica lungo la valle era una realtà, in giro c’erano tanti militari tedeschi che preparavano le trincee in collina, in attesa del fronte, e quasi tutti i giorni venivano gli inglesi con gli aerei a mitragliare e nel 1942 morì il nonno di Rolando, un’altra grande perdita per lui. Poi lo sfollamento, lo scoppio delle mine a Montecchio il 21 gennaio 1944, ma la vita doveva continuare e Rolando voleva andare a lavorare in miniera come i parenti e gli amici. “Mio padre per non contrariarmi mi comprò il motorino Benelli Leoncino e con gli amici andava dicendo “il Leoncino mi ha mangiato una mucca…”. Poi la leva militare per Rolly a Casale Monferrato. Il 28 settembre 1958 il matrimonio con Rina Arcangeli di Mondaino. Un’altra data importante per Rolando Ugolini sarà il 1957, quando un amico gli suggerì di aprire una macelleria a Morciola. Il libro corredato da bellissime fotografie analizza i ricordi, i personaggi di una civiltà contadina di cui Rolando Ugolini è un profondo conoscitore. Poi sono raccolte le poesie di Rolando, fra cui quella dedicata al coro: “Il coro”…..semplice è la parola, ma all’anima ristora e modello di unione tante voci le compone”. E Rolando Ugolini è ancora oggi una delle colonne portanti dei Cantori di Città futura di Vallefoglia.

 

Paolo Montanari

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