Standing ovation già all’arrivo sul palco: irrefrenabili applausi per Ezio Bosso a Pesaro

 

 

 

Standing ovation  già all’arrivo sul palco del ‘Rossini’: tutto il pubblico in piedi (sia in sala che nei palchi) e gli applausi che non accennano a diminuire.

Sto parlando di Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra di fama mondiale, acclamato in tutto il mondo per la sua originalità interpretativa e l’entusiasmo trasmesso nelle sue performance. L’artista si è unito all’Orchestra Filarmonica Marchigiana (Form)  per tre serate di musica fra passato e attualità, tradizione e innovazione, filtrate attraverso la forte, coinvolgente personalità del musicista.

Il tour marchigiano (organizzato da Amat-Platea delle Marche) è iniziato al Teatro ‘La Perla’ di Montegranaro di Fermo l’11 marzo, è proseguito ieri sera a Pesaro (13 marzo) e si concluderà nell’Aula Magna di Ateneo ‘Guido Bossi’ di Ancona stasera, 14 marzo.

Direttore stabile residente della Fondazione del Teatro Lirico ‘Giuseppe Verdi’ di Trieste (dal 2016), direttore stabile e artistico della ‘Stradivari Festival Chamber Orchestra’ di Cremona, Sony Classical International Artist (dal 2016) e dal febbraio scorso testimone ufficiale della Festa Europea della Musica, Bosso -stivaletti e skinny jeans come un rocker – è un personaggio unico anche per il suo carattere: sorridente e simpatico nonostante la grave malattia con cui combatte da anni .

Notissimo da sempre a chi ama quel genere che comunemente chiamiamo classica,  ma che lui definisce ‘libera’ (‘Ma che non si significa far quello che ci pare perché sono l’impegno, lo studio e la devozione a renderci liberi’),  Bosso è diventato patrimonio di tutti la sera del 10 febbraio 2016 quando ha suonato al Festival di Sanremo. Quattordici milioni di persone hanno ascoltato (probabilmente per la prima volta) il suo pianoforte e le sue parole: per otto minuti ha parlato di pregiudizi, libertà, stanze karmiche, inizio e fine.

Dopo un affascinante preambolo (in cui non sono mancate battute di spirito, come quando parlando di ‘Bosso compositore’, ha detto che è un raccomandato nei suoi concerti, lo conosce bene dato che ci va a letto insieme), è iniziato  il concerto vero e proprio, suddiviso in due parti distinte. Nella prima (‘Bach beats Bosso’), l’artista ha suonato al pianoforte (il suo ‘fratellone’) nel modo travolgente che conosciamo una sua composizione, una suite per pianoforte ed archi ( I. Adagio dal Concerto in re min. di A. Marcello; II. E. Bosso, In Her Name, Sea Rain, per pianoforte ed archi; III. Arioso dal Concerto per clavicembalo in fa min. BWV 1054 di J. S. Bach; IV. E. Bosso, Split, Postards From Far Away; V. J. S. Bach, Preludio in si min. BWV 855a – trascrizione di A. Siloti ed E. Bosso; VI. E. Bosso, Rain, In Your Black Eyes). Nella seconda, ha diretto la Sinfonia n.7 di Beethoven o meglio, ‘ha suonato tutti gli strumenti, attraverso le esecuzioni dei singoli musicisti’, come ha tenuto a precisare:

Un direttore d’orchestra ha la responsabilità dei suoi musicisti: deve farli stare bene, seguirli e guidarli. Più lavoro con le orchestre più mi rendo conto di quanto sia fondamentale prendersi cura dell’altro’.

‘La cosa più importante che ci insegna la musica è ascoltare – ha spiegato– Quando ascolti, capisci. Ascoltare è un gesto di generosità. Quando faccio un concerto io ci metto le mani, ma il resto ce lo mette chi ascolta: suoniamo assieme’, perché ‘la musica è come la vita e si può fare in un solo modo: insieme’.

Un trionfo ed una serata da ricordare per tutti.

 

Paola Cecchini

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