Intervista all’artista pesarese Alessandro Tonti

 

 

Flaminio Gualdoni ha definito il percorso artistico di Nanni Valentini una ricerca espressiva al disegno e alla ceramica, dove vi è sempre un confronto con Fontana e Tancredi. Un parallelismo equilibrato che ora trova nei diesgni di un altro artista, il pesarese Alessandro Tonti, dalla grande esppressività figurativa, una continuazione nella linea e nel segno, in quelle coordinate che pongono un interrogativo esistenziale: cosa c’è fra la parola e il silenzio?
Si Nanni Valentini è la musa ispiratrice per il nuovo percorso artistico di Alessandro Tonti, che ha nel suo iter artistico, messo il disegno come forma prioritaria del suo excusus, ma che non ha mai dedicato al disegno, o meglio al segno, come afferma Gualdoni, una attenzione così accentuata.
Di Nanni Valentini, Tonti è sempre stato affascinato dalle figure senza volto, dove ci ritroviamo a fissare un baratro che ci attrae e allontana. Nella serie di disegni, rigorosamente selezionati come fosse una gelosa raccolta di spartiti musicali, le figure sono appena accennate e scompaiono e si volatilizzano nella memoria dell’artista. Rimangono gli oggetti esistenziali di Tonti: il tavolino da lavoro, i barattoli dei colori, l’attaccapanni e un piccolo lettore per dvd, unico oggetto tecnologico ammesso nel suo mondo fatto di aquiloni pittorici e visionarietà marina. Sì, il mare è la fonte principale, con gli azzurri della sua ricerca figurativa nel disegno.

-Maestro Tonti, come è nata l’idea di passare quasi definitivamente ai disegni?

“Tempo fa ho comprato dei disegni di Nanni Valentini. Mi erano piaciuti. Ogni tanto osservavo quelle linee e quella libertà che per me erano come una forma di invidia alla libertà di espressione del grande Nanni Valentini. Dunque l’idea di dedicarmi al disegno è nata per la necessità di abbandonare l’olio, per motivi di salute. Ma soprattutto per trovare la libertà assoluta nell’arte”.

-Quali sono i soggetti e le idee dei suoi disegni?

“Sono aspirazioni di libertà: il mare, il cielo minaccioso. Ma poi arriva l’azzurro, il chiaro e il sereno. E’ una lotta fra il Male e il Bene e io vorrei che il Bene-azzurro alla foine vincesse questa lotta esistenziale. La minaccia non diventa sempre più nera e l’azzurro è vincente ed è sognato da dentro. I miei disegni sono forse idee di architettura viste da fuori o gabbie? Ora gli aquiloni pittorici non fanno più parte della mia creazione artistica e se voglio vedere gli uccelli in volo prendo ispirazione da Nanni Vaelntini”.

 

Paolo Montanari

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