In esclusica regionale ‘Batttlefield’ al Teatro Rossini

 

In guerra anche una vittoria è una sconfitta

 

 

Quando nel lontano1985, in una cava vicino Avignon, Peter Brook (Londra, 21 marzo 1925) portò in scena il ‘Mahabharata’ (nove ore di spettacolo tratto dallo sterminato poema indiano in sancrito, di 100.000 strofe), la storia del teatro si arricchì di una soglia epocale: da quel momento ci fu un prima ed un dopo ‘Mahabharata’, come dissero gli esperti in materia.

 

Ora, a 92 anni ed a distanza di oltre un trentennio, il regista inglese ha firmato assieme a Marie-Hélène Estienne ‘Battlefield’, una nuova versione di quell’opera, tratta – oltre che dal poema induista- da un testo di Jean-Claude Carrière, tradotto ed adattato in italiano dallo scrittore napoletano Luca Delgado.   Oria Puppo vi ha fimato i costumi (bellissimi i mantelli color ocra e magenta),   Philippe Vialatte il progetto luci e Toshi Tsuchitori le potentissime musiche dal vivo: suoni di tamburo ancestrali che vanno a colpire l’intimo dello spettatore, già ipnotizzato dagli accadimenti in scena.

Prodotto da C.I.C.T./Théâtre des Bouffes du Nord -assieme a The Grotowski Institute; PARCO Co. Ltd / Tokyo; Les Théâtre de la Ville de Luxembourg; Young Vic Theatre; Singapore Repertory Theater; Théâtre de Liège; C.I.R.T.; Attiki Cultural Society e Cercle des Partenaires des Bouffes du Nord-  lo spettacolo è  approdato l’8 marzo scorso al ‘Rossini’ di Pesaro (repliche 9, 10 e 11), dopo aver calcato (2015-‘17) i più importanti teatri nazionali e internazionali  (‘Argentina’ di Roma, ‘La Pergola’ di Firenze, ‘Singapore Repertory’, ‘New National Theatre’ di Tokio, ‘Teatros del Canal’ di Madrid, ‘Bam Harvey Theater ‘ di  New-York tanto per citarne alcuni),

‘Non si tratta di una ripresa e neppure di un’operazione nostalgica – ha spiegato Brook alla stampa – bensì di un progetto che nasce dalla volontà di creare nello spirito dell’oggi, una pièce molto essenziale e molto intensa, che tratta di qualcosa che ci riguarda’.

 

‘Battlefield’ è il racconto della guerra fratricida che lacera la famiglia Bharata: lo scontro terribile tra i cinque fratelli Pandava ed i loro cugini Kaurava, i cento figli del re cieco Dhritarashtra. Al termine del conflitto i Pandava risultano vincitori ed il più anziano, Yudishtira, sale al trono consapevole della distruzione che ha comportato tale affermazione. Il re Dhritarashtra, che ha visto morire tutti i suoi figli, condivide col nuovo sovrano angosce e rimorsi: entrambi si interrogano sulle azioni passate, affrontando le proprie tremende responsabilità.

‘In effetti, è uno spettacolo di un’attualità disarmante, che lascia attoniti pensando a come dovrebbe apparirci lontana la tematica. E invece ci sbagliamo. Perché questo campo di battaglia, in cui vincitori e vinti riflettono sull’immane tragedia da loro provocata, mentre  osservano la morte in tutte le sue conseguenze e atrocità, è il campo di battaglia di cui leggiamo e ascoltiamo ogni giorno: Siia, Ucraina, Libia… tanto per nominarne qualcuno. Ma siamo sinceri: di questi campi di battaglia poco c’importa. In guerra una vittoria è una sconfitta’ – ci ammonisce Brook ‘ed ecco perché ho voluto raccontare questa  storia, per far capire ai vari Obama, Hollande, Putin di turno, cosa succede dopo la battaglia. Se tu sei un leader e sostieni una guerra, devi sapere che farai milioni di morti, anche se vinci’.

La grandezza di questo lavoro, che è poi la forza di Brook, è di riuscire a parlare a tutti, mettendo in scena un’opera  che tocca un pubblico eterogeneo per età, cultura e tipologie di interesse.

E’ uno spettacolo completamente fuori dell’ordinario e non solo perché è recitato in inglese ed ha creato qualche problema al pubblico, nonostante i sopratitoli in italiano. La presentazione dell’opera sabato pomeriggio, come di consueto, con la troupe ad ‘Oltre la scena’ ha indubbiamente aiutato i presenti a comprendere meglio genesi e contenuto. Decisamente una bella ed affascinante avventura, di indubbio livello.

Applauditi lungamente i quattro interpreti: Karen Aldridge, Edwin Lee Gibson, Jared McNeill e Larry Yando.

 

Con questo spettacolo volge al termine la ‘Gold Season’ del Teatro Rossini di Pesaro, la stagione ideata dal Comune e Amat-Platea delle Marche per festeggiare i 200 anni dall’apertura del teatro  dedicato al Cigno pesarese.

 

Paola Cecchini

 

 

 

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