Battlefield, diretto da Peter Brook, chiude una splendida stagione di prosa al teatro Rossini di Pesaro. Con foto

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Una stagione di prosa da incorniciare quella presentata quest’anno dal Comune di Pesaro, direttore artistico Giorgio Castellani e Amat con il contributo di Regione Marche/MIBACT, al teatro Rossini, che si è conclusa con un capolavoro della letteratura spiritualistica e filosofica del Novecento, il Mahabharata  e la piece di Jean-Claude Carriere, adattato e diretto da uno dei più importanti registi di teatro contemporanei, Peter Brook insieme a Marie-Helene Estienne. Il titolo BATTLEFIELD (campo di battaglia), fa comprendere la drammatica simbologia di una piece teatrale tratta dal più ampio poema epico non solo dell’India, ma di tutta la letteratura mondiale. la sua messa in scena nel 1985 sconvolse il Festival di Avignone. E da allora Brook  con un cast di attori in madre lingua inglese e sottotitoli in italiano, che in questo caso non disturbano l’interpretazione, Karen Aldridge, Edwin Lee Gibson, Jared McNeill e Larry Yando e musiche composte e eseguite da Toshi Tsuchitori, sta portando in giro nei più prestigiosi teatri del mondo, le contraddizioni del mondo, che non appartengono solo al passato, ma che si riflettono anche oggi: le violenze, la fame e le guerre. In una messa in scena aperta, come un deserto sconfinato, senza orizzonti, i personaggi si interrogano, non come un racconto, ma come una storia universale  che insegna ancora ad aprire gli occhi di fronte alla realtà che la vita presenta. Gli interrogativi esistenziali che il Mahabharata presenta al lettore rappresenta una immensa tela che ricopre tutti gli aspetti dell’esitenza umana. Si parla di una sanguinosa guerra che semina morte, e che anche oggi si vive in tanti angoli della terra: Turchia, Siria, paesi africani. Il Mahabharata parla della sanguinosa guerra che ha spezzato la famiglia Bharata. Da una parte ci sono cinque fratelli, i Pandavas, dall’altra i loro cugini, i Kauravas, figli del re cieco Dritarashtra. Entrambe le parti utilizzano terribili armi di distruzione. E anche qui la drammaticità delle situazioni, come il conflitto, che speriamo si possa concludere in un imminente dialogo fra Corea del Nord e Usa. Alla fine, sono i Pandavas a vincere. Nella storia si ripete questa altalena di vincitori e vinti. Milioni di corpi giacciono al suolo, i campi di sterminio, i gulag, le carceri militari, le torture e i desasparecidos. La vittoria ha il sapore amaro della sconfitta e i vincitori sono preda dei rimorsi e soffrono, si interrogano sulle azioni che hanno commesso cercando di fuggire le proprie responsabilità. Pier Paolo Pasolini in Viaggio in India, parlò della dicotomia esistenziale più drammatica di tutti i tempi: ESSERE O AVERE. E’ meglio morire evidenziando i lati umani e essenziali dell’animo umano o essere materialisti e consumisti, perdendo l’umanità profonda ? Un interrogativo eterno, finchè vivrà l’umanità. In vincitori dei Pandavas, come potranno vivere con la consapevolezza di aver contribuito al massacro, come potranno trovare la pace interiore ora che hanno perso le loro famiglie, i loro figli? Non è il grido della Bibbia, che Dio fa pronunciare a Rachele e Giobbe? Peter Brook, regista fra i più importanti del teatro povero, coniuga  il passato al present, con una capacità di coinvolgimento del pubblico che ha il suo punto più forte quando uno dei personaggi dona ad uno spettatore gli umili vestiti da dare ai poveri. Essere o avere?

Paolo Montanari
Foto Marta Fossa

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...