Un trionfo ’Il Barbiere’ di Artemis Danza

 

 

 

Quando si nomina Gioachino Rossini, viene spontaneo ricordare la sua composizione più famosa, ‘Il Barbiere di Siviglia’, tratta dall’opera di Pierre Augustin Caron de Beuamarchais (1732-1799) e rappresentata per la prima volta al Teatro ‘Argentina’ di Roma il 20 febbraio 1816.

A proposito del successo che riscuote ovunque venga rappresentata, (settima a livello mondiale, secondo le statistiche di Operabase), concordo pienamente con quanto scrive in merito lo scrittore e giornalista francese Frédéric Vitoux:

‘Se il libretto dello Sterbini l’ha tanto ispirato non è solo perché, come è evidente, l’originaria commedia di Beaumarchais era un capolavoro il cui andamento musicale sembrava conseguenza della vivacità drammatica e del temperamento di tutti i personaggi, ma anche e soprattutto perché Rossini poteva riconoscersi in quella commedia’.

Rosina, ad esempio, avrebbe potuto benissimo essere una delle sue amanti: tutt’altro che ingenua e vezzosa (come le donne del tempo), era una civetta decisa come piacevano a lui, una donna che pescava i propri ammiratori per strada o dal balcone, che aveva l’arguzia di lasciarsi apparentemente sedurre quando invece era la prima a sedurre ed a burlarsi degli altri.

‘Ma soprattutto, Rossini è là, con la sua doppia natura, nel personaggio del barbiere e in quello del conte’, continua Vitoux.

In comune con Almaviva, il giovane Rossini era molto attratto dal mondo femminile ed aveva una bella voce: era un mondano che brillava nei salotti più esclusivi ma non bisognava aspettarsi da lui troppa fedeltà né serietà: gli bastava avere talento, successo e buone maniere per piacere ed ottenere ciò che voleva.

Rossini, però, era soprattutto Figaro, il popolano che capiva tutto e non si lasciava ingannare da niente, ‘che moltiplica le acrobazie, gli scherzi, le capriole, che si affretta a ridere di tutto per paura di essere obbligato a piangere di qualcosa. L’entrata di Figaro nel primo atto (la famosa cavatina ‘Largo al factotum della città’) è un impetuoso ed irrompente ingresso nella vita, è l’annuncio di una sicura conquista, è la voce di Rossini. E’ lui in persona!’- conclude Vitoux.

Terzo dei grandi miti legati alla città di Siviglia (unitamente a Don Giovanni Tenorio e Carmen) Figaro non è più il servo astuto della Commedia dell’Arte o in quella del Sei-Settecento, ma un personaggio

complesso in cui si fondono impulso e calcolo, generosità ed avidità di guadagno, abilità e razionalità, pazienza e aggressività. Pur conservando il ruolo di ‘aiutante’ del Conte di Almaviva, in realtà ‘rinnova’ il rapporto tra valletto e padrone, tra un aristocratico ed un uomo socialmente subalterno: è questo singolare barbiere a scegliersi un padrone di suo gradimento e non viceversa. Sarà Figaro a condurre i giochi per tutta la commedia, senza risparmiare intrighi e travestimenti, fino al raggiro finale che porta alle sospirate nozze tra Rosina e il Conte di Almavia, impensabili ed impossibili senza il suo savoir faire.

Come sarebbe Figaro se vivesse oggi? Facciamo un salto di oltre duecento anni e… non ci resta che assistere allo spettacolo presentato ieri in prima assoluta a Pesaro da ‘Artemis Danza’, in occasione dei 150 anni dalla morte del musicista (Passy, 1816), vera e propria festa per tutta la città nel segno del Cigno, dal 23 febbraio al 4 marzo.

Ideato e realizzato da Monica Casadei che ne ha curato la coreografia (unitamente a Antonio Bissiri, Vittorio Colella, Teresa Morisano), le scene ed il progetto luci, è prodotto dalla stessa Compagnia, oltre che da Amat-Platea delle March, Comune di Pesaro, Italian Festival in Bangkok (dove si esibirà tra qualche mese), Festival Orizzonti, Armonie d’Arte Festival .

Monica Casadei (ferrarese laureata in filosofia con una tesi su ‘Platone e la danza’) definisce lo spettacolo come un avveniristico ‘balletto d’azione’ e, come di consueto, ha coinvolto tutto il ben consolidato corpo creativo di Artemis, composto altresì da artisti visivi (splendida la performance live del pittore Giuliano Del Sorbo, pesarese d’adozione) e musicisti che costituiscono ormai un tutt’uno con l’ensemble danzante (Luca Vianini, compositore, e Davide Tagliavini, assistente alla drammaturgia musicale).

Nella lettura di Monica Casadei che ho incontrato al bar prima dello spettacolo, ‘Figaro è il prototipo dell’uomo di successo nel mondo d’ oggi’. Inguainato in rigorosi abiti manageriali disegnati da Daniela Usai che ha firmato i costumi ( ma anche in quelli prestati dal Rossini Opera Festival e dal Teatro Comunale di Bologna), danza su musiche originali e rielaborazioni di Vianini che fonde il Rossini classico al sound elettronico. L’atmosfera è sospesa tra un passato ombra ed un presente lampeggiante e frenetico.

‘L’eroe rossiniano diventa l’emblema di chi riesce a soddisfare con efficacia, vivacità e savoir faire le aspettative di una società che impone ogni giorno di raggiungere i propri obiettivi ottimizzando tempi ed energie e diventando il ‘problem solver’, indispensabile e ricercatissimo, proprio perché capace di agire in maniera versatile e poliedrica, con scaltrezza, classe e intelligenza.

In ogni situazione il barbiere di oggi è l’individuo ‘multitasking’ per eccellenza, con la sua mobilità intellettuale, l’abilità nel trovare sempre il giusto argomento di conversazione, l’astuzia nel generare incontri fra le persone e, soprattutto, di piegare ogni cosa a proprio vantaggio. Con grinta e grazia’-mi ha spiegato.

Sul piano coreografico, il personaggio di Figaro si moltiplica nei corpi dell’intera compagnia, dove, senza distinzioni di gender, gli interpreti agiscono con la determinazione, l’energia e il rigore di una squadra speciale: iper-concentrati , grintosi e molto tonici (memorabile l’interpretazione della ragazza che ha ballato sulle note di ‘Una voce poco fa’), la loro danza manipola il tempo e lo spazio senza tregua, tesse e scioglie in continuazione una rete infinita di cambi di direzioni, incroci di traiettorie e intarsi di movimenti. Quasi seguissero le rotte di affollatissime e rumorose highways, i danzatori (Michelle Atoe, Sara Cavalieri, Jessica D’Angelo, Roberta De Rosa, Andrea Dionisi, Silvia Di Stazio, Mattia Molini, Teresa Morisano, Christian Pellino, Manolo Perazzi, Angela Valeria Russo, Emanuele Serrecchia, Alessia Stradiotti, Francesca Linnea Ugolini, Riccardo Zaccanelli) vi si districano con lucidità ed energia marziale, ingranaggi sapienti del folle meccanismo del vivere sociale.

Inutile dire che è stato un autentico trionfo a cui nessuno del pubblico (grandi e bambini, in platea e nei palchi) ha saputo o potuto resistere.

Nata a Parma nel 1994 ed in residenza artistica al Teatro Comunale di Bologna, ‘Artemis’ è una compagnia di danza contemporanea che coniuga un forte radicamento nel territorio (ha allacciato da tempo con le scuole regionali rapporti per progetti di alfabetizzazione ai linguaggi del corpo rivolti ai bambini) e con la volontà di un’apertura internazionale intrecciando la danza tradizionale con le suggestioni etniche di popoli lontani: ‘Artemis incontra culture altre’ si è svolto in Brasile (2005), Cuba (2006), Messico (2007), Etiopia, Zimbabwe, Sudafrica (2012), tanto per citarne alcuni.

Molto interessanti (ed impegnative) le coreografie realizzate per spettacoli teatrali e d’opera lirica, tra cui ‘Traviata’ (2011), ‘La doppia notte-Aida e Tristan’ (2013), ‘Tosca X’ (2015), ‘Carmen K-Kimera’ (2016) e ‘Donizetti into a rave’ (2017).

 

Paola Cecchini

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