Prima conferenza: Omaggio a Gioachino Rossini tenuta nella sala Rossa del Comune di Pesaro

 

 

Si è tenuta la prima conferenza del breve ciclo Omaggio a Gioachino Rossini nella Sala Rossa del comune di Pesaro, a cura di Paolo Montanari ed organizzata da Assonautica di Pesaro e Urbino e Associazione culturale Pegasus con il patrocinio del Comune di Pesaro Assessorato alla Bellezza. Titolo dell’incontro: “LETTERE AI GENITORI: la psicologia di Rossini”, tenuto dal giornalista Paolo Montanari e letture di alcune lettere, tratte dall’Epistolario III volume a cura di Sergio Ragni e Bruno Cagli, della professoressa Marta Fossa.
“Mangiare e amare, cantare e digerire: queste sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne”, sono le parole di Gioachino Rossini che così riassume la sua vita e ironizza: “Io sono figlio di un corno”. E scherzando diceva la verità due volte: la prima, perchè il padre di Gioachino, il Vivazza nel 1790 era stato assunto, in maniera rocambolesca, al comune id Pesaro come trombettiere (trombetta). Ma suonava anche il corno. Non era un lavoro da musicista, ma doveva avvisare la cittadinanza con il suo strumento,dei provvedimenti delle autorità. Gioachino nacque a Pesaro il 29 febbraio 1792 anche se alcuni studiosi mettono in dubbio il luogo di nascita, ubicandolo a Lugo di Romagna. Gioachino secondo i documenti rimastici fu molto legato alla madre, Anna Guidarini, una donna del popolo che, avendo una bella voce, aveva tentato in piccoli teatri come Jesi e Imola di cantare in alcune opere minori ed in una di queste cantò insieme al figlio Gioachino, che già all’età di 12 anni, dimostrò un talento musicale ed iniziò a produrre le prime composizioni musicali. Il legame con la madre è uno degli aspetti fondamentali della psicologia rossiniana, che pur essendo un rivoluzionario da un punto di vista creativo, aveva trovato nella dolcezza e musicalità materna, un’ancora di salvezza che poi cercherà nella prima moglie, il soprano Isabella Colbran, ma non sarà uguale, tanto che, dopo un periodo, il matrimonio andò a rotoli e Rossini cercò nella cortigiana francese Olympe Pellissier una donna diversa, un rifugio per i suoi isolamenti e debolezze. Un carattere quello di Olympe simile a quello del padre di Rossini, Giuseppe, gioviale, vivace e bizzarro. Eppure Gioachino con il padre non ebbe un rapporto profondo come lo ebbe con la madre. Anzi il padre fu il suo fattore, ragioniere privato e basta, e Olympe, che in realtà ebbe una grande devozione per il genio ormai vecchio e malato, non fu altro per lui che una paziente badante.

 

 

Paolo Montanari
Foto Marta Fossa

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