Omaggio ad Alberto Zedda all’Annunziata e in serata l’esecuzione della Petite Messe Solennelle al Rossini

 

 

Nell’ambito della Settimana Rossiniana si è svolto per il ciclo La Strada per Pesaro, pesaresi d’adozione, un interessante e commovente incontro Omaggio al maestro Alberto Zedda, vera colonna della Renaissance rossinana a Pesaro per la Fondazione Rossini e il Rof. L’iniziativa è stata coordinata dalla brava regista e curatrice, Lucia Ferrati che per l’occasione ha avuto un team d’eccezione, con le letture di Cristian Della Chiara, Francesca Di Modugno e Silvia Melini, che con l’ausilio di un bellissimo video, hanno ricostruito la vita artistica di Zedda. Nella seconda parte è stato Gianfranco Mariotti, a ricordare l’amico Alberto, nei lunghi anni di collaborazione artistica. Infine la Gioachino Orchestra diretta dal maestro Michele Mangani ha eseguito la Fantasia dal Barbiere di Siviglia di Rossini. Un successo e un pubblico numeroso, nonostante il maltempo, che ha concesso per l’occasione una pausa favorevole. Così Alberto Zedda esprimeva la sua lunga militanza artistica, come direttore d’orchestra, musicologo, docente, fra l’altro ha insegnato all’Università di Urbino e le numerose cariche di direttore artistico, fra cui alla Scala di Milano e al Rossini Opera Festival:
“Io sono soltanto un interprete, un mezzo di comunicazione fra personaggi come Rossini e le nostre anime. Devo dire che faccio questo mestiere con particolare passione ed entusiasmo, qualità che col passare degli anni invece di diminuire, lasciandosi andare alla stanchezza e al dubbio, mi sembrano aumentare. Ogni anno sono più interessato, più innamorato del mio autore, cerco di conoscerlo meglio, di collegarlo coi fatti dello spirito e della cultura della sua epoca. Ma soprattutto con le espressioni della nostra cultura contemporanea. Tutto questo dà alla mia giornata un significato, un senso importante”. Una riflessione di umiltà e amore per la musica e soprattutto per Rossini, che scoprì con la storica edizione del Barbiere di Siviglia, diretta da Claudio Abbado, con cui avrà un profondo sodalizio artistico nel 1969, per la regia di Jean-Pierre Ponnelle. Milano, Roma,Venezia,Genova e Pesaro, saranno le città di Alberto Zedda. Mi ricordo che spesso lo incontravo da solo, un pò trafelato, ma ci fermavamo a parlare e ci abbraccevamo cordialmente. Parlavamo dell’unico argomento in comune: Rossini o le opere delle varie edizioni del Rof e soprattutto della sua creatura: l’Accademia rossiniana, che ha dato al mondo del bel canto importanti interpreti. Ma riprendiamo da quel famoso Berbiere di Siviglia del 1969. Così Zedda mi disse in una delle sue ultime interviste: “Il Barbiere era ricco di tante tradizioni esecutive anche incompatibili, per cui sentii la necessità morale di recuperare il testo rossiniano originale”. Fu un successo mondiale, che anni dopo sempre con il connubio con l’indimenticabile maestro Claudio Abbado, si avrà nel Rof con Il Viaggio a Reims, dove Zedda, faceva parte di quella squadra storica composta da Gossett, Cagli e Gianfranco Mariotti. E proprio dal 1971 che Zedda ha rapporti assidui con Pesaro, in particolare con la Fondazione Rossini e nel 1980 con la collaborazione con il Rof. Sua la direzione de la gazza ladra, mentre L’inganno felice sarà affidato alla elaborazione registica e scenografica di Bruno Cagli, che creerà una interessante comparazione fra Rossini e Raffaello. Che intuizione, se dopo molti anni, il grande scultore Giuliano Vangi ha donato alla città di Pesaro, un’opera in cui vengono presentati i grandi marchigiani, Leopardi, Raffaello e Rossini. E in questi giorni, in particolare il 9 marzo alle ore 18,00 nella sala Rossa del Comune di Pesaro, l’attore Roberto Rossini e il giornalista Paolo Montanari, parleranno appunto del rapporto di questi due geni marchigiani in rapporto al paesaggio pesarese e urbinate. E anche la sorridente Grottammare sede del premio Pelasgo968 e il centro studi Leopardiani di Recanati, faranno un omaggio il 3 maggio alle ore 18,00 nella sala del consiglio comunale di Grottammare a Leopardi e Rossini, con uno dei più grandi studiosi leopardiani, Alberto Folin. che parlerà di Leopardi e la musica e la voce, Antonio Tricomi, filosofo sul concetto di identità nazionale in Leopardi e il giornalista Paolo Montanari, che seguendo un excursus sthendaliano, evidenzierà gli aspetti rossiniani più importanti.

In serata in un affollato teatro Rossini è stata eseguita Petite Messe Solennelle a 4 parti con accompagnamento di 2 pianoforti e harmonium. L’iniziativa è caduta per l’apertura dell’Anno Rossiniano e le celebrazioni nei 150 anni dalla morte 28 febbraio 2018 compleanno di Gioachino Rossini. Coro del Conservatorio Rossini direttore Aldo Cicconofri. Solisti: soprano Lucrezia Drei, contralto Valeria Girardello, tenore Oscar Orè e basso Roberto Lorenzi. Primo pianoforte Lorenzo Bavaj, secondo pianoforte Ludovico Bramanti e harmonium Giovanna Franzoni. L’esecuzione è stata equilibrata da parte dei giovani componenti del coro e una interpretazione da parte delle cantanti soliste superiore alle voci maschili, per un omaggio a Rossini e in memoria di Alberto Zedda, che aveva diretto la Petite nella partitura orchestrale. Dopo un lungo silenzio, Rossini compose una piccola e grandiosa pagina religiosa.

 

Paolo Montanari
Foto Marta Fossa

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