Il Sindaco del Rione Sanità è arrivato a Pesaro

 

‘Il sindaco del Rione Sanità” è il mio primo Eduardo. Mi sono sempre tenuto alla larga, perché mettere in scena i suoi testi significa assumere inevitabilmente non solo quanto c’è scritto sulla carta ma anche (e in troppi casi soprattutto) il macrotesto delle messe in scena di De Filippo attore e regista, tramandato e codificato attraverso le innumerevoli recite e le varie versioni televisive. Sgomberare il campo, impedire alla radice che questo accada  con un così deciso spostamento d’età del protagonista, consente di mettere il testo alla prova della contemporaneità (oggi i boss sono giovanissimi) e di leggerlo come nuovo. Non aspettatevi le illusioni del vecchio Barracano nato dell’800, che ancora consentivano di tracciare dei confini morali: qui affiora un’umanità feroce, ambigua e dolente, dove il bene e il male si confrontano in ogni personaggio, dove le due città di cui sempre si parla a Napoli (la legalitaria e la criminale) si scontrano in una partita senza vincitori. Perché, è inutile fingere di non vederlo, la città è una e, per quanta paura faccia, nessuno può pensare di tagliarla in due’.

Cosi Mario Martone ha commentato alla stampa la propria regia (in collaborazione con Giuseppe Miale Di Mauro) de Il Sindaco del Rione Sanità che ha esordito giovedì 22 febbraio (repliche 23, 24 e 25 ) al ‘Rossini’ di Pesaro che celebra quest’anno il bicentenario dell’apertura :costruito nel 1637 come ‘Teatro del Sole’, fu riedificato nello stesso  sito nel 1818 prendendo la denominazione di ‘Teatro Nuovo’ ed inaugurato il 10 giugno di quello stesso anno con la messa in scena di ‘ La gazza ladra’ di Gioachino Rossini, sotto la conduzione dallo stesso compositore .

 

Com’è noto, Il Sindaco del Rione Sanità è una commedia in tre atti scritta ed interpretata da Eduardo De Filippo, inserita dall’autore nella raccolta ‘Cantata dei giorni dispari’. Il protagonista, Antonio Barracano, è ‘il sindaco’ del quartiere, ubicato a nord del Borgo dei Vergini fino alle falde della collina di Capodimonte.   Tristemente noto per l’elevata emarginazione sociale, la disoccupazione e la sotto-occupazione, la camorra vi rappresenta un’alternativa di vita, continuando ad attrarre parte dei giovani che abbandonano la scuola dell’obbligo in cerca di facili guadagni ed affermazione sociale.

 

Qui don Antonio amministra le vicende del rione: è un ‘uomo d’onore’ che distingue tra ‘gente per bene e gente carogna’ (Chi tiene santi va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio, è così da sempre).

In una sorta di ribaltamento del sistema legalitario, si avvale da anni dell’aiuto di Fabio Della Ragione, un medico che- grazie alla propria attività- impedisce di portare alla conoscenza della legge sparatorie e  regolamenti di conti che avvengono quasi quotidianamente nel quartiere.

Diciamo subito che la prima regia di Martone dal teatro di Eduardo nasce come gesto politico,  in sintonia con quanto Luca De Filippo (figlio dell’autore) aveva fatto prima della prematura scomparsa (2015), mediante l’avvio di  un importante progetto di recupero per giovani emarginati attraverso una scuola di teatro. Non è dunque un caso se lo spettacolo nasce come coproduzione  tra il Teatro Stabile di Torino (di cui è stato direttore artistico per dieci anni dal 2007),  ‘Elledieffe’ (la compagnia indipendente che di Luca porta le iniziali del nome,  oggi diretta da Carolina Rosi, figlia del regista Frrancesco e coniuge di Luca) e il ‘Nest’ (Napoli Est Teatro di San Giovanni a Teduccio), uno dei quartieri più popolari e difficili di Napoli, dove un gruppo di giovani, attori, registi, scenografi e drammaturghi hanno ristrutturato una palestra e creato uno spazio per le arti, in particolare per giovani e bambini, ‘là dove negli anni Ottanta c’era un morto di camorra al giorno e dove la criminalità organizzata ha visto alternarsi al comando negli ultimi anni diversi boss tra i venti e i trent’anni’.

Le scene dello spettacolo (una sorta di ‘Gomora’ contemporanea) sono firmate da Carmine Guarino (assistente scenografo Mauro Rea),  i costumi da Giovanna Napolitano, il progetto luci da Cesare Accetta.

Con Francesco Di Leva (nel ruolo di Barracano) e Giovanni Ludeno (in quello di Fabio Della Ragione), il numeroso cast di giovani attori (Adriano Pantaleo a Giuseppe Gaudino e con loro ci sono Ivan Castiglione, Daniela Ioia, Gianni Spezzano, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice) si è prodotto sulla scena in uno spettacolo (1h e 50 m.) che non ha lasciato al pubblico un istante di pausa: anche se non ha compreso pienamente i dialoghi recitati in stretto dialetto partenopeo e quindi ha perso diverse sfumature del testo, quest’ultimo ha tuttavia compreso la bravura degli interpreti esprimendo loro sincero consenso e lunghi applausi.

 

Lo spettacolo di Martone – sesto evento della stagione di prosa 2017-18 organizzata e gestita da Amat-Platea delle Marche- precede ‘Battlefield’(8-11 marzo 2018), basato su “Mahabharata” e sul dramma scritto da
Jean Claude Carrière, Peter Brook e Marie Hèlène Estienne.

 

Paola Cecchini

 

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