Visti per voi rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

 

Due film dalla forte impronta psicologica, è quanto propongo questa settimana ai nostri lettori.
THE PARTY di Sally Potter, un film di impianto teatrale che vibra di arguzia e cinismo coma da miglior manuale di humor britannico. La storia si svolge in un appartamento dove si trovano 7 persone e mille segreti. Tutto avviene nell’arco di una serata. E’ il film Carnage di Roman Polanski a fare da capo fila a questo nuovo sotto genere cinematografico, che in realtà aveva già avuto due illustri predecessori con Altman nel film Faces e Truffaut con Effetto notte. Ma il cinema inglese è ancora più graffiante, perchè tocca l’aspetto politico e sociale di un’Inghilterra frastornata, anche se cerca di non farlo apparire, dalla Brexit. Infatti la padrona di casa Jane è stata nominata ministro-ombra della salute per i laburisti, mentre il marito è un intellettuale che insieme agli amici più stretti, evidenzia una certa inquietudine, dettata anche dalle differenziazioni delle stesse persone. E’ sufficiente una sua confusione a scatenare fra gli ospiti un dirompente effetto domino. La ricchezza linguistica di The Party inizia già dal titolo, squisito doppio senso in lingua inglese che l’italiano deve scindere fra “partito” e “festa”. Il primo significato è il motivo per l’esistenza del secondo, quale celebrazione di una vittoria ottenuta senza scadere nei compromessi. Sally Potter è generosa a specchiare l’alter ego in ciascuno dei propri personaggi e non fa eccezione per questo nuovo film, costruito su unità spazio-temporali e un tempo reale, che si avvicina ai canoni teatrali basandosi su un uso magistrale della parola e vicino allo stile di Harold Pinter, la Potter porta sullo schermo un film con un testo completamente intessuto di rappresentazione e sceneggiatura, dove ogni elemento è segno funzionale al tutto, dunque essenziale ed indispensabile. I contrasti ad esempio fra il guru orientalista e il materialista Tom, saranno solo due esempi che provocheranno vere e proprie scintille per un caos finale.

 

 

Il secondo film è QUELLO CHE NON SO DI LEI di Roman Polanski. A quattro anni dal suo ultimo film, Venere in pelliccia, torna Polonski con un film che ha al centro della vicenda un conflitto tutto al femminile. La storia. Delphine (Emmanuelle Seigner) è una scrittrice di successo; il suo ultimo romanzo sta spopolando le classifiche editoriali. Ma le parole di stima e di critica benevola le sembrano vuote, tutte uguali ed è un successo che la frastorna più che rallegrarla e le taglia energie. L’incontro con Lelia (Eva Green), una donna magnetica che si insinua nella sua vita, determinerà un cambiamento esistenziale per Delphine, che Polanski ha tratto da una storia vera. la pellicola inizia come una commedia dark per virare poi sui toni del thriller. QUELLO CHE NON SO DI LEI è un film Frankestein, dove vivono in esso tutti i fantasmi e i muscoli di quei film che hanno fatto del thriller psicologico una materia prediletta per i grandi autori com Hitchcock e Bergman.

 

Paolo Montanari

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