Il sindaco del rione sanità per la regia di Mario Martone, fa rivivere Eduardo in una Napoli metropolitana

 

Teatro Rossini esaurito per la rappresentazione de IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ di Edoardo de Filippo, che fu un cavallo di battaglia del grande attorie e commediografo napoletano. Una rappresentazione molto bella, autentica, più dinamica nel dialetto e nei movimenti, rispetto ai tempi teatrali di Edoardo, ma rispettosa del testo che ha visto soprattutto nella regia di Mario Martone, moderna al di là della scena, un aspetto fondamentale per questa rivisitazione portata in scena dalla produzione Elledieffe/Nest Napoli Est Teatro, Teatro Stabile di Torino e Teatro Nazionale con un cast di attori bravissimi napoletani doc e la partecipazione di Massimiliano Gallo.

Per Mario Martone è il primo confronto diretto con un grande drammaturgo napoletano, in una struttura scenica che vuole denunciare anche l’isolamento politico e sociale di certi quartieri napoletani. Eppure Mario Martone il rapporto fra teatro e cinema già lo conosceva e ne aveva riflettuto da tempo. Poi l’incontro con Luca De Filippo e l’esperienza periferica ma significativa del Nest, una palestra, che per il figlio di Eduardo si è trasformato in un palcoscenico ed uno di questi atleti muscolosi è diventato Antonio Barracano in antitesi alla figura minuta e spiritata che ha rappresentato la maschera di Eduardo. Così sottolinea la sua operazione regista under ground, Mario Martone: “E’ stata l’intelligenza di Luca de Filippo, la sua vocazione a guardare gli aspetti sociali del fare teatro ereditata dal padre, a consentirgli di cogliere lo sguardo acceso di questi attori, la necessità che li muove nel recitare. Ma l’occasione per me è doppiamente interessante. Il sindaco del rione sanità è infatti il mio primo Eduardo. Mi sono sempre tenuto alla larga, perché mettere in scena i suoi testi significa assumere inevitabilmente non solo quanto c’è scritto sulla carta ma anche il macrotesto delle messe in scena di De Filippo attore e regista. Non aspettatevi le illusioni del vecchio Barracano nato dell’800, che ancora consentivano di tracciare dei confini morali; qui affiora un’umanità feroce , ambigua e dolente, dove il bene e il male si confrontano in ogni personaggio, dove le due città di Napoli, la legalità e la criminalità si scontrano in una partita senza vincitori”.

 

Paolo Montanari

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