“Concessioni” alla Val di Meti

 

L’Associazione la Lupus in Fabula giudica il parere positivo alla “variante al programma dei lavori di proroga della concessione mineraria Val di Meti” , con conseguente possibilità di prelevare una maggiore quantità di acqua da imbottigliare, rilasciato dal Consiglio Comunale di Apecchio, un fatto di grave irresponsabilità e auspica che la Regione, dovendo decidere su questioni sostanziali come l’uso delle acque minerali e di profondità, tenga conto del dibattito che da anni si sta muovendo attorno alla privatizzazione della gestione dei Beni Comuni.

Di fronte alla possibilità, piuttosto concreta, che nella provincia di Pesaro e Urbino si ripeta, come lo scorso anno, la crisi degli approvvigionamenti idrici, con interi comuni senza acqua,  gli amministratori locali avrebbero dovuto mettere in secondo piano  le ragioni legate al business.  Concedere per decenni, ad un privato , la possibilità  di imbottigliare milioni di litri di acqua per poi venderla, sottraendola di fatto, ad un eventuale futuro uso acquedottistico,   rappresenta una contraddizione troppo marcata rispetto al dovere che avrebbe un ente pubblico di tutelare l’interesse diffuso.

Quale risposta potrà dare il Sindaco Nicolucci ai propri cittadini quando, a fronte di una emergenza idrica conclamata, l’acqua ad uso idropotabile inizierà a scarseggiare?

Vale la pena ricordare che le concessioni del tipo in questione, una volta rese esecutive, non possono essere interrotte se non per motivi oggettivi e, probabilmente, pagando conseguenze anche economiche.

Perciò, preso atto delle problematiche che nell’arco di pochi decenni investiranno il settore delle risorse idriche (i cambiamenti climatici sono ormai una realtà certificata), attendere di avere maggiori  elementi di giudizio prima di prendere decisioni così condizionanti,  sarebbe stata la scelta più logica e prudente.

Inoltre la decisione del comune guidato dal Sindaco Nicolucci è stata adottata in presenza di un quadro normativo di settore  assai lacunoso. Mancata definizione e approvazione di un Piano Acquedotti Regionale, ritardi nell’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque, mancata individuazione delle riserve idriche strategiche, così come previsto dalla LR 5/2006 sono tutti tasselli che, se non chiusi, rendono ogni decisione presa sulle riserve idriche una decisione a rischio. Bene ha fatto, quindi, il Consiglio Comunale di Piobbico a rinviare la discussione in attesa di ulteriori approfondimenti.

Infine, sembrerebbe sufficientemente chiaro come, al caso di specie, debba essere applicato quanto disposto dagli artt 51 e 62 delle Norme Tecniche di Attuazione del PTA e dall’art 1 della LR 5/2006 che vietano nuove captazioni di acque sotterranee almeno fino alla redazione dell’elenco delle acque da considerare riserve strategiche.

 

Il Consiglio Direttivo Lupus

 

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