La storia millenaria dell’Abbadia di San Tommaso in Foglia

 

 

Chi meglio di don Zenaldo del Vecchio, parroco all’Abbadia di san Tommaso in Foglia dal 1 novembre 1957 a fine ottobre 2016, nominato dal Vescovo Luigi Carlo Borromeo con prenomina pontificia di Pio XII, può addentrarsi nella storia millenaria e nei misteri di questo importante edificio religioso? Dalla fine del 2017, don Zenaldo, ormai in pensione, ha continuato a studiare l’antica chiesa. Lo abbiamo intervistato.

-Don Zenaldo, la sua vita è legata indissolubilmente all’Abbadia di san Tommaso. Che cosa le affascina di questo edificio religioso?
“Mi interessa la sua storia, i suoi stemmi, i suoi simboli, la funzione che ha avuto. Ma vorrei fare una premessa per raccontare le vicende storiche-politiche-sociali-religiose ed economiche di questa Abbadia. Dopo l’Editto di Milano del 313 d.C., l’Impero Romano fu governato da Costantino (dal 313 al 337) e da altri suoi successori, finchè dopo l’impero di Bisanzio, in Italia con l’arrivo dei Longobardi, Autari sposò Teodolinda cristiana che, rimasta vedova, chiamò i monaci di S.Benedetto e donò loro il tempio dove oggi sorge l’Abbadia, con tutte le proprietà per convertire i pagani e i suoi ariani, come appare nel capitello con protomi umani del secolo VII d.C. Intanto i monaci Benedettini, arrivati ad Apsella nel secolo VII, verso l’anno 620, chiamati dalla regina Teodolinda, si insediarono nel tempio Romano del dio Silvano e, costruito accanto il loro monastero nel sec.X, vi restarono fino al 1451, quando il monastero, soppresso da Nicolò V nel 1447 per le guerre dei Malatesta (Guelfi) di Rimini con i Montefeltro (Ghibellini) di Montefeltro e Urbino, fu devoluto con tutte le proprietà al Capitolo della Cattedrale di Pesaro. Dopo l’unità d’Italia, con l’indemaniamento dei beni ecclesiastici, l’abbadia si vide espropriate le proprietà dal Governo italiano, eccetto la navata centrale. Questa, negli anni 1972-1980, fu restaurata assieme alle due navate laterali dalla Sovrintendenza ai Monumenti di Ancona, perchè in quel periodo trovai nell’archivio di Stato di Ravenna sia la bolla originale di Papa Clemente II sia del privilegio di Lotario III in sosta in quel luogo nel 1137. La Fede cristiana nella valle del Foglia, sede anche di avamposto per i lunghi pellegrinaggi per Roma, fu presso l’Abbadia di san Tommaso e risale al secolo VII. L’abbadia, costruita nel X secolo, fu destinata ai monaci presenti dal 620 nel tempio romano, con il monasterium ab episcopo Alberto fundatum sottoscritto nel Sinodo Romano del 979, e si presenta ancora maestosa con l’originale ingresso formato da monoliti e arco a tutto sesto, sormontato da una bifora e tre croci e molti reperti custoditi nelle due vetrine all’interno della chiesa. Purtroppo le operazioni di scavo nelle zone limitrofe all’Abbadia, per portare alla luce reperti romani, sono ferme da anni e si rischia con il tempo di perderle definitivamente”.
Paolo Montanari

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