Intervista allo scrittore fanese d’adozione Ermanno Pierpaoli: “I miei 92 anni fra guerra, industria e romanzi”

I fratelli Walter e Ermanno Pierpaoli

 

E’ considerato dalla critica italiana, Barberi Squarotti in primis, lo scrittore dei sentimenti, dei valori che lui, Ermanno Pierpaoli, nato a Milano il 18 ottobre 1926, ormai sconsolato, considera perduti. Ma proprio da quest’uomo, esempio di lealtà,sincerità e generosità, viene un messaggio all’uomo contemporaneo e in particolare alle nuove generazioni, nell’intervista che ci ha concesso nella sua casa di Fano, dove vive e continua a scrivere il suo nono romanzo.

 

-Ma non si stanca mai signor Pierpaoli?

 

“L’età si fa sentire, ma chi si ferma è perduto. Ed io ho iniziato a lavorare a 15 anni, nella piccola fabbrica di mio padre. Ho studiato da perito aereonautico all’istituto di Fermo, durante la guerra. Ho visto e vissuto la fame, la povertà, la desolazione e le macerie, i morti provocati dalla guerra e tutto questo mi ha creato una corazza interiore, per cui non ho avuto mai paura di niente. Pensi sto scrivendo il mio nono romanzo, dedicato agli aeroplani, io che ero istruttore di volo e disegnatore e in particolare agli alianti, dove il volo è naturale, con le leggi fisiche che regola il volo degli uccelli. Il volo, il sogno di Leonardo Da Vinci, è stato sempre nel mio cuore. Ho studiato le correnti d’aria, le pressioni atmosferiche calde e fredde . Ora i miei modelli di aerei che potrebbero essere costruiti e funzionare, sono i miei angeli custodi, che tappezzano la mia severa stanza, dove faccio fatica a vegliare di notte per scrivere, ma che si trasforma in una macchina mondiale fra realtà e fantasia. Ho già scritto tre capitoli del nuovo romanzo ed il primo è un incipit al mondo surreale, al volo, alle vette delle montagne e ai confini del mare”.

 

-Certamente, lei non si può definire un uomo sedentario. Grande industriale della fibbia, leader mondiale di accessori per la moda dell’abbigliamento. Velista, alpinista, guida sul vulcano Stromboli e un padre buono e generoso nei confronti della sua famiglia, costituita da moglie, recentemente scomparsa e tre figli. Come è riuscito a conciliare tutto?

 

“Grazie alla volontà, alla passione e all’amore per tutto ciò che mi circonda. Quando rilevai la fabbrica di mio padre, che era quasi andata in malora, mi imposi una categoria morale, di non solo salvare i suoi sacrifici ma di potenziarla. Lavorando anche la domenica, riuscii a creare modelli di fibbie, che sono state esportate in tutto il mondo, dalla Russia alla Cina, dalla Corea agli Stati Uniti, dal Brasile ai paesi africani. Ancora non era un mondo globalizzato e il made in Italy era affermato ovunque. Avevo contatti quasi giornalieri con grandi stilisti come Valentino, Yves saint Laurent e i miei disegni, non solo di aerei ma anche di oggettistica per la moda, hanno fatto il giro di tutto il pianeta. Poi. oltre ad una famiglia unita, avevo la passione per lo sport, l’alpinismo, la vela, vivere il mare e la montagna con le loro emozioni. Ancora oggi, alla mia età, prendo la macchina e raggiungo quando posso la località Foce vicino a Frontone, sotto il monte Catria, per vivere, sentire e respirare la natura, i suoi colori, il silenzio che ha più suoni della musica”.

 

-Poi signor Pierpaoli, la passione per i romanzi?

 

“Da quando sono andato in pensione mi sono dedicato alla cultura, alla raccolta di ceramiche antiche e artistiche e a scrivere delle riflessioni che sono divenuti romanzi anche autobiografici, da: Impronte sulla sabbia, un viaggio dalle sponde del mare Adriatico al Tirreno alla ricerca di un Ulisse dei nostri giorni, del suo primo amore, a Iddu l’amico, l’amicizia, il ricordo e la natura selvaggia del vulcano Stromboli. Poi due momenti diversi: il ritorno all’antico con il romanzo Tuscia, pubblicato da Mursia per Albatros nel 2010, che sta avendo un grande successo editoriale nelle varie catene librarie di Feltrinelli, Ibs, Libreria universitaria e Hoepli. Si parla di civiltà etrusca. Un destino, un popolo che doveva perire per dimenticare con il suo sacrificio quella civiltà romana incombente e combattiva a lei troppo vicina, perché potesse sopportarne una ricchezza ostentata e ineguagliabile. Una progenie che, chiusa tra le mura turrite delle sue città, non seppe coagulare le proprie forze per opporsi all’assalto di una determinata volontà ribelle di Roma. L’altro romanzo che amo molto è Eroi sprecati, il tema dell’assurdità della guerra, di tutte le guerre. Si svolge ai confini italiani e austriaci sull’Adamello, che io conosco bene, perchè fui tenente degli alpini. E la location è la prima guerra mondiale, in cui due eserciti nemici si combattono conoscendo l’assurdità della guerra e in quel massacro, nasce come una primula in mezzo al ghiacciaio, un grande amore. Questo sarà il mio messaggio, la mia eredità spirituale alle nuove generazioni”.

 

 

Paolo Montanari

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