Un grande concerto al teatro della Fortuna di Fano nel nome di Beethoven. Con foto

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Si è tenuto nel teatro della Fortuna di Fano, l’acclamatissimo concerto dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta dal maestro David Crescenzi, solista al pianoforte Giulio De Padova, vincitore al concorso internazionale “Nuova Coppa Pianisti” di Osimo, edizione 2017. In programma musiche di Beethoven: il celebre concerto per pianoforte e orchestra n.5 in mi bemolle magg.op.73 Imperatore e la Sinfonia n.7 in la magg.op.92. Il concerto Imperatore fu composto da Beethoven a Vienna nel 1809 mentre le truppe di Bonaparte si apprestavano a bombardare la capitale austriaca. Se nell’annotazione alla composizione vi è un giudizio sprezzante nei confronti di Napoleone invasore, il titolo di Imperatore al concerto,potrebbe far pensare ad un controsenso, ma in realtà non sussiste. Qui si intende l’Imperatore fra i concerti, la pagina più maestosa che il genio beethoveniano aveva composto per il pianoforte, principe degli strumenti musicali. Ma d’altra parte il giudizio negativo nei confronti di Napoleone, è già chiaramente presente nel 1804 quando Beethoven compose la Terza Sinfonia Eroica e dove aveva stracciato l’originario frontespizio della sinfonia “Intitulata Bonaparte”, perchè tradito negli ideali repubblicani in cui credeva proprio da colui che doveva esserne il simbolo. Ora con il Quinto concerto Beethoven dà il tocco finale di disprezzo per una figura che aveva prima tanto stimata. Nella terza Sinfonia Beethoven rappresentava in senso drammatico l’eroe in lotta con le forze oscure del mondo, nel concerto n.5 ne celebra sul piano del puro idealismo il trionfo monumentale. Nei tre movimenti, ben eseguiti da De Padova e da una attenta Form, vi è una armoniosità diffusa. Contemporaneamente le elaborazioni tematiche tendono a cedere spazio al principio opposto dell’amplificazione retorica, sviluppato entro un’architettura gigantesca, equilibrata e turbolenta, come l’iter artistico e scultoreo di Michelangelo. L’Allegro del primo movimento ha proprio questo senso di ampia spazialità, come una visione improvvisa di una facciata di una reggia di Caserta o di Versailles, sorretta da un fortissimo orchestrale che lascia al pianoforte la tracciatura, con una forza muscolare mai vista, di spettacolari arcate ornamentali a riempimento della struttura estraendole dal corpo stesso dei tre pilastri sonori. Ne viene fuori un concerto marziale, dove vi è una integrazione fra strutture sinfoniche, stile concertante e risorse linguistiche. Il concerto n.5 sarà, dunque, una degna ed ultima sintesi concertistica per pianoforte e orchestra. la Settima Sinfonia in la maggiore op.92 fu scritta nel 1812 ed esprime una vitalità assoluta, definita da Wagner apoteosi della danza mentre per Liszt era un esempio di virtuosismo .musicale. Bekker definì la Settima….”una specie di sublimazione ideale nell’antica suite di danze”, un omaggio alla mitologia della danza. Nell’Allegretto vi è un incedere ieratico e triste versoil Presto e il finale grandioso dell’Allegro con brio, dove si compone umo stacco estatico attraverso cui gli antichi seguaci del culto di Dioniso, riuscivano a sentire la divinità.

 

 

Paolo Montanari
Foto Marta Fossa

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