Terzo e ultimo incontro sulla tematica: “La Droga nella Cinematografia”. Con foto

Terzo e ultimo incontro sulla tematica: La Droga nella Cinematografia, con una sorpresa per tutti: organizzatori e pubblico. Relatori della serata il professor Agostino Vincenzi, docente e regista, che grazie alla sua lunga esperienza di insegnante nell’istituto del carcere minorile negli anni Settanta, ha svolto una profonda riflessione sul tema Disagio Giovanile in una Società Piegata. E’ poi intervenuto il giornalista Paolo Montanari, curatore insieme al dottor Romeo Salvi, della rassegna, che si è soffermato sull’excursus nel cinema del soggetto droga e gli aspetti e i cambiamenti socio-culturali che hanno influenzato la settima arte. L’iniziativa, che ha avuto un buon riscontro di pubblico e un grande risalto sui media a livello nazionale, è stata organizzata dall’Ordine dei Farmacisti di Pesaro e Urbino. Un particolare ringraziamento va al presidente dell’Ordine Romeo Salvi, al vice presidente Antonio Astuti e all’Assessorato al Dialogo del Comune di Pesaro che, nella figura di Luca Bartolucci, ha creduto in questo vero e proprio format giornalistico-sanitario, e che ora avrà una esperienza a livello nazionale. Agostino Vincenzi ha subito voluto evidenziare tre aspetti o manifestazioni che si ravvisano negli adolescenti: la ribellione, la trasgressione e la violenza. In questa fase l’adolescente si compiace della propria figura, del proprio aspetto, della sua grande energia e vitalità ed è fortissimo in lui il desiderio di mostrare un certo sadismo. E’ un periodo in cui lo stesso lotta con accanimento con quella che viene chiamata: La separazione dalla tutela della famiglia, per la conquista di una propria identità. Ed è questo il momento delicato in cui la famiglia e la scuola debbono essere vigili e attenti nel guidare il giovane nelle sue decisioni. Dargli cioè tutte quelle sicurezze di cui ha bisogno, senza però che lo stesso se ne avveda, in modo tale che possa pensare che il processo evolutivo sia solo unicamente una sua conquista. Infatti, in questa fase, la scarsa stabilità psicologica lo svuota, lasciandolo senza energie. Lo espone, incapace com’è di farne fronte, a tutte quelle situazioni difficili alle quali va incontro. Fra queste, la difficoltà di crescere e la paura di diventare adulti. Ormai la società è divisa in fasce e, per mancanza di quel salutare recupero offerto dai rapporti sociali quotidiani, il giovane si isola, diviene sospettoso, depresso, ostile e ansioso. la monotonia e la paranoia creano il disagio che colpisce in gran parte i giovani. Il disagio produce scarsa concentrazione, disamore per lo studio, presenza indifferente e distaccata dalla scuola. Se la stessa situazione è vissuta dal giovane anche al di fuori delle istituzioni scolastiche, allora ci troviamo di fronte a una situazione di pericolo. Qual è il ruolo della televisione? A metà degli anni ’70 arriva la televisione commerciale. la televisione perde il suo bonismo, il suo ordine, i temi educativi, riempiendo le case d’immagini libere e senza alcun controllo. Il racconto televisivo non rappresenta più la vita, ma lo stereotipo della vita. L’informazione scorretta e maniacale che viene propinata quotidianamente è solo chiasso e questo non produce conoscenza. Con l’ingresso del nuovo millennio, la comunicazione diviene devastante a causa dell’uso irreparabile e sconsiderato di Internet. Giovani e meno giovani sono chiusi nelle proprie stanze, con la convinzione di comunicare con tutto il mondo con le tecnologie disponibili: Computer, tablet e quant’altro, in verità sono soli e nel più totale isolamento. Si mettono in scena sui blog i sogni contorti di persone psicologicamente disturbate, che esaltano la vocazione esibizionista del solitario conversatore virtuale. Il confine tra vaneggiamento e realtà si fa sempre più sottile, fino a sparire. La gente si muove nella vita reale, come nella finzione. Viene il sospetto che questi gesti scellerati e demenziali, ai quali assistiamo quotidianamente, non rappresentino altro che la parola fine di un incubo totalizzante, che soffoca e ossessiona. A questo punto non si distingue più il Bene dal Male, o meglio non ci si rende più conto dei valori, delle regole e della sacralità della vita. Sappiamo che la nostra mente è dotata di due elementi fondamentali: stimoli ed emozioni, che debbono agire e funzionare sempre in armonia.Oggi vivamo in una società della omologazione del pensiero e di tutte le forme del linguaggio, nel senso della comunicazione a discapito della fantasia e della capacità di immaginare. “Allora, ha concluso Vincenzi, occorre cultura e formazione, formazione e cultura ovunque; una scuola che risvegli le coscienze, che faccia sentire forte il bisogno di un pensiero libero e autonomo, che aiuti a capire, a crescere, e per dirla come Monicelli, perché in questa società mancano gli adulti”.

Il giornalista Paolo Montanari, esperto di cinema, ha successivamente svolto relazionato sul tema dal titolo: Un secolo di droghe al cinema, prendendo come fonte la New York Film Academy. Dal 1990 al 2010, sono stati realizzati ben 546 film che parlano di droga.

 

 

In 70 anni di cinema la N.Y.F. A. ha scelto tre film più rappresentativi: il film muto The mystery of the leaping fish del 1916, in cui un detective si inietta esagerati quantitativi di cocaina.

 

 

Argomento che sarà ripreso anche dal cinema di Tarantino con: Il Cattivo Tenente.

 

 

In un secondo periodo del 1930 con il film di Louis Gasnier, Reefer Madness, si può accostare Devil’s weed (1936), sull’uso di cannabis considerata prodotto del maligno. In Reefer Madness vi è una vera crociata contro l’uso di Marijuana in cui venivano illustrati i devastanti effetti del fumare erba, tra cui le incredibili allucinazioni e i tentativi di suicidio.

 

 

Negli anni ’60 il film cult è Easy Rider (1969), in cui si celebra l’epoca hippie e l’uso di droghe allucinogene. Dopo le follie degli anni ’60 e ’70, il decennio degli anni ’80 è considerato come la “just say no era”.

 

Con Scarface vi è una nuova mission contro la droga promossa da Reagan e Bush padre.

In Europa vi è un film del tedesco Cristiane F.: Noi ragazzi dello zoo di Berlino, che evidenzia la drammaticità dell’uso della droga e si contrappone in un certo senso allo strapotere americano utilizzato in vari sotto generi cinematografici.
Dal Regno Unito arriva Transpotting.
In Italia un giovane regista Sybilia con il film Smetto quando voglio, riapre il dibattito, dell’uso della droga e dell’organizzazione dello spaccio da parte di professionisti e docenti. Le classi culturali più in vista e, dunque, il potere hanno un collegamento preferenziale con la droga. Il finale della riflessione di Montanari è esplosivo come l’ultima sequenza di Zabrinski Point di Antonioni. la droga crea la deflagrazione dell’uomo.
Poi la testimonianza finale da parte di una signora svizzera “Rosetta”, che si è presentata con un fascicolo e un libro su Jimi Hendrix, del quale è stata amica nella metà degli anni sessanta a Londra, il simbolo di Woodstock, punto di partenza della rassegna pesarese. Per la cronaca, la signora si trova attualmente a Pesaro, dove vive in quanto sposata con un pesarese.
“Avevo 18 anni quando sono andata a Londra. Lì ho conosciuto Jimi Hendrix. A Londra ho lavorato in una struttura dove erano presenti professionisti scampati alla Shoah. In quegli anni la città era davvero “Swinging” e il mio lavoro mi dava anche la possibilità di uscire la sera. Con la mia amica Ruth Scawartz iniziammo a frequentare il Ram Jam Club di Geno Washington, locale pieno di musicisti famosi come John Mayall, Soft Machine, Alan Price e Georgie Fame. Ho conosciuto anche Gerry Stickells che mi introdusse nello studio di un chitarrista magro, con i capelli afro: appunto Jimi Hendrix. Purtroppo quando in seguito ho sentito la notizia della sua morte, devo dire che me l’aspettavo, perchè avevo visto girare molta droga in quegli ambienti”.
Paolo Montanari

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