Pesaro ha aderito alla Fiaccolata per Giulio Regeni di Amnesty International

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PESARO –  Si è svolta anche a Pesaro, come in molteplici città italiane, una fiaccolata per continuare a chiedere verità per Giulio Regeni.

Erano, infatti, le 19,41 del 25 gennaio del 2016 quando al Cairo si persero le tracce di Giulio Regeni. E a due anni dall’orribile fine del ricercatore friulano dell’Università di Cambridge, rapito e torturato a morte, ancora non è chiaro in quale meandro sia sparito prima di essere ritrovato, ormai senza vita, il 3 febbraio sul ciglio di una superstrada alla periferia est della capitale egiziana.

Ma a differenza del primo anniversario, l’anno scorso, ora pare essersi innescata una dinamica nuova per fare luce sul caso, con l’Egitto che ha lanciato segnali di collaborazione.

Primi tra tutti i nuovi elementi probatori passati alla procura di Roma nell’incontro del 21 dicembre con quella generale del Cairo. E la consegna, in ambasciata, del fascicolo giudiziario ai legali della famiglia Regeni che l’aveva reclamato invano per un anno e mezzo, costituendosi parte civile nel procedimento giudiziario in Egitto.

Il riavvicinamento fra i due paesi, di cui la richiesta di verità sul caso Regeni è parte integrante, è stato accompagnato da frequenti dichiarazioni delle istituzioni egiziane – amplificate dai media – della volontà di scovare i responsabili dell’atroce morte del ricercatore. Le dichiarazioni in questo senso che pesano di più sono le due del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi: una fatta in una conferenza stampa a Sharm el-Sheikh e l’altra contenuta nel comunicato emesso dalla presidenza sull’incontro con il ministro dell’Interno Marco Minniti al Cairo del 17 dicembre che ha ribadito la volontà di pervenire a “risultati definitivi”.

Questi sviluppi giudiziari e queste dichiarazioni, considerate di rilievo da chi conosce la complessità della situazione egiziana, hanno fatto seguito a pressioni venute da colloqui del ministro degli Affari esteri Angelino Alfano, dalla visita del 22 ottobre del sottosegretario Vincenzo Amendola e da quella di Minniti, le prime di esponenti del governo italiano al Cairo dopo la crisi-Regeni. In tutti gli incontri avuti dall’ambasciatore Cantini con i ministri egiziani, inoltre, la questione Regeni è stata posta come prioritaria.

L’iniziativa odierna, organizzata da Amnesty International, ha avuto luogo in serata. “Il 25 gennaio 2016 il nome di Giulio Regeni si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani e delle tante egiziane vittime di sparizione forzata”, ha scritto così Amnesty International, “Pochi giorni dopo, il 3 febbraio, il nome del ricercatore italiano si aggiungeva al lungo elenco delle persone torturate a morte in Egitto. Sono trascorsi due anni da quel 25 gennaio e ancora le autorità egiziane si ostinano a non rivelare i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni”.
A Pesaro l’evento è iniziato da largo Miccichè (sotto il liceo Mamiani) alle 19,00, per arrivare in piazza del Popolo.
All’iniziativa erano presenti rappresentanti di scuole, associazioni, istituzioni, università e singole persone.

 

 

Rosalba Angiuli

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