Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

Per la giornata della memoria verrà presentato al cinema Solaris UN SACCHETTO DI BIGLIE, lungometraggio uscito nelle sale cinematografiche il 18 gennaio scorso e già campione di incassi. Il film sarà preceduto da una documentario prodotto dal pesarese Adriano Razzi su quanto è accaduto in quel periodo dei rastrellamenti tedeschi e fascisti, a Pesaro, in particolare in Piazzale Innocenti e i caduti di Baia Flaminia. Un sacchetto di biglie è diretto da Christian Duguay. E’ un genere drammatico prodotto in Francia. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1973 e remake dell’omonimo film del 1975. Le biglie sono un simbolo di un’infanzia che viene messa alla prova. Location Parigi devastata dalla guerra. Due fratelli Joseph e Mannina Joffo, sono due fratelli ebrei, che, bambini vivono nella Francia occupata dai nazisti. Un giorno il padre dice loro che debbono iniziare un lungo viaggio attraverso la Francia per sfuggire alla cattura. Non dovremo mai ammettere di essere ebrei. Perché realizzare un remake a più di quarant’anni di distanza? La prima risposta è giunta dal diretto interessato, Joffo, in una conferenza di fronte a studenti universitari. La figura del padre nel primo film non era verosimile mentre in Christian Duguay, che al rapporto padre e figlio è particolarmente attento, anche quando gira un film come Belle e Sebastien. L’avventura continua, ha trovato il regista capace di restituire verità al loro rapporto. Si aggiunge anche un distacco da uno stereotipo abbastanza diffuso, presente nel film di Daillou, che riguarda l’indifferenza di tutta la chiesa cattolica alla sorte degli ebrei. Le figure di sacerdoti che compaiono nel film corrispondono ad incontri effettivi vissuti dai due ragazzi. Nel film di Duguay lo sguardo è sempre quello di Joppo, ma non dell’adulto che descrive quanto accaduto nel passato. Lo spettatore è posizionato a fianco dei due fratelli che vivono come bambini la tragedia che sta andando loro intorno. Le biglie divengono, così, il simbolo di un’infanzia che viene messa alla prova, ma finiscono anche con il rappresentare quella vita di famiglia a cui i due fratelli sperano di tornare. Lo sguardo distante favorisce una rilettura delle vicende che segna uno schema noto ma lo depura da qualsiasi accento di retorica, consentendo alle vicende vissute dai due fratelli di arrivare alle nuove generazioni, senza che queste se ne distanzino pregiudizialmente in quanto già viste.

 

Paolo Montanari

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