Secondo incontro su La droga nella Cinematografia – Implicazioni socio-sanitarie. Con foto

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Droga di stupro, l’episodio di cronaca nera di questi giorni, è stato ripreso nell’introduzione dal dottor Romeo Salvi presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pesaro e Urbino, alla seconda conferenza sulla Droga nella Cinematografia – Implicazioni Socio Sanitarie, che si è svolta nella Sala del Consiglio Comunale, di fronte ad un attento e numeroso pubblico. L’iniziativa, un format che sarà portato nelle scuole e anche in altre località italiane, è organizzato dall’Ordine dei Farmacisti di Pesaro e Urbino e dal Comune di Pesaro che ha dato in qualità di Assessorato al dialogo, nella figura dell’assessore Luca Bartolucci, anche il patrocinio. Relatori della serata il dottor Lorenzo Flori, psicologo e psicoterapeuta, il dottor Massimo Mazini, psichiatra e Paolo Montanari, giornalista e critico cinematografico. L’appello del dottor Salvi sull’uso di droghe subdole e soprattutto nel mondo giovanile, dove si usano frequentemente  bevande cocktail dove la droga viene sciolta nei bicchieri e crea poi scompensi che possono essere seguiti anche da violenze fisiche e stupri, è stato molto forte e speriamo che venga recepito dalla politica e dalla scuola, insegnanti, giovani e famiglie. Occorre una crescita insieme sul problema della droga, dove è fondamentale la relazionalità giovanile, che potrà sostituire anche altri tipi di droga come quella dell’uso eccessivo di internet. Lorenzo Flori ha iniziato il suo intervento evidenziando come l’informazione è attenta al tema della droga e solo un titolo di giornale è chiaro per la drammaticità dei fatti: Le Marche sono al primo posto in Italia per il consumo di eroina ed al terzo per mortalità da overdose. Vi sono continue notizie di cronaca sul tema, ma spesso manca una cultura e un’educazione adeguata e corretta, che nel tempo ha portato tantissime persone ad avvicinarsi all’uso di certe sostanze, perché convinte di non correre alcun tipo di pericolo. Data la complessità del fenomeno ciò che è stato fatto fino adesso è stato scarsamente efficace al fine di arginare un fenomeno che vede crescere i casi di tossicodipendenza e alcolismo e che coinvolge persone di tutte le età, di entrambi i sessi e di qualunque categoria sociale. Ma che cos’è la droga? Per droga si intende qualsiasi sostanza in grado di alterare sia le funzioni fisiologiche  che quelle cerebrali di una persona. Generalmente provocano effetti diversi a seconda della tipologia della quantità assunta. Divise per tipologia le possiamo raggruppare in sedative, inebrianti, eccitanti, allucinogene. Mentre a seconda della quantità possono avere effetti diversi: a piccole dosi producono un effetto stimolante e di benessere; a dosi leggermente superiori causano effetti sedativi o di agitazione psicomotoria; a dosi elevate portano a intossicazione acuta e overdose che a volte possono causare la morte. I fenomeni fisiologici della assuefazione e l’acutizzarsi della depressione colpiscono anche il grande fenomeno sociale dell’alcolismo. Anche l’uso saltuario di sostanze stimolanti come ecstasy e cocaina nel weekend porta a un crollo emotivo durante la settimana e ad un calo dell’umore causato dalla sovrastimolazione  dei recettori nel cervello. Il meccanismo funziona così: “Più usi una sostanza più il cervello è sovrastimolato e più diventa fragile lo stato mentale”. Molte delle sostanze che alterano la mente funzionano come anestetici o stimolanti e, in quanto tali, bloccano qualunque tipo di sensazione di malessere sia fisico che emozionale e offrono un temporaneo sollievo dal disagio, e questo accade al di là del contesto in cui ci si trova o della situazione che si sta vivendo. Ci si costruisce una realtà parallela e irreale, avviene, quindi, un vero e proprio distaccamento dalla realtà, come una caduta dentro se stessi che, col passare del tempo potrebbe andare ad aggravare un problema personale preesistente e più profondo, diventando una condizione di vita permanente. Nel lungo periodo possono emergere anche meccanismi disfunzionali della mente come, ad esempio, si possono incominciare a percepire stati in cui si analizzano troppo le situazioni, si da significato a cose che non esistono, ci si fa prendere da sospetti superflui e, per evitare di pensarci, si assumono ancora più droghe. Gran parte della ricerca sulle droghe, intese come causa o come acceleratrici dei disturbi mentali, si è concentrata sull’uso della cannabis, che ad oggi è lo stupefacente più diffuso. Se è vero che milioni di consumatori non mostrano sintomi, alcuni gruppi di persone sono più inclini rispetto ad altri a sviluppare problemi psicologici, questo succede perchè certi individui sono predisposti al disturbo mentale prima ancora di farne uso. Gli studi mostrano che le persone che cominciano a fumare cannabis prima dei 15 anni hanno quattro volte più probabilità di sviluppare disturbi psicotici. La frequente associazione tra esperienze infantili avverse (abusi, abbandono e violenze), seguite da altri traumi psicologici in età adolescenziale, rappresentano fattori di rischio sia per lo sviluppo di disturbi mentali che di comportamenti di abuso di sostanze. Come viene spontaneo pensare, gli effetti delle droghe hanno ripercussioni anche a livello sociale, condizionando le probabilità di instaurare rapporti sociali sani e duraturi o di raggiungere una posizione lavorativa stabile e soddisfacente, minando le capacità adattive personali e generando una reazione di emarginazione da parte del tessuto sociale e di autoesclusione. Le droghe possono apparentemente stimolare il sistema di gratificazione cerebrale, ma tutti i trasmettitori di soddisfazione, come la dopamina, si esauriscono e si finisce con un’idea piatta e infima della vita privata. Vi sono fattori esteriori e interiori che portano all’uso della droga. Le motivazioni sono diverse: si ha paura della realtà, si sta attraversando un momento difficile, si ama la sensazione di euforia che ne scaturisce e ci si vuole divertire.

 

Per lo psichiatra Massimo Mazini, l’uomo non è solo dipendente dalle sostanze stupefacenti ma anche dal gioco. Anche qui vi è una gratificazione chimica ed emotiva ed occorre distinguere la nostra autonomia e libero arbitrio da quelle attività che inibiscono la nostra libertà. La droga viene dal mondo dei mammiferi e i cannabinoidi si trovano anche nel mondo naturale. Le guerre e l’uso di droghe nella storia hanno provocato le memorie traumatiche di cui vi è uno studio di tipo psicologico. Cioè sono memorie congelate più nel corpo che nella mente.

 

Per il dottor Gili, psicoterapeuta, il discorso di abuso e tossicodipendenze va confrontato e dibattuto ogni giorno. La sostanza stupefacente ha una funzione di copertura come nell’autoterapia, dove vi sono eventi traumatici dolorosi. Negli anni ’80 si iniziò a creare una cultura terapica che però è fallita. Vi è nel tossicodipendente la perdita della consapevolezza e quando la tossicodipendenza diventa grave? quando si perde il controllo nella fase terapica. Tutto ciò che è cultura pre industriale, agricola, indica un ciclo vitale che va dal passaggio dall’adolescenza alla vita adulta e si smarrisce mentre l’uomo contemporaneo è sempre più legato al consumo, che essendo anche legato ad un bene perde il suo senso. La dipendenza sia nella droga, nel gioco o in internet è sempre in agguato nella nostra mente.

 

Il giornalista Paolo Montanari ha poi presentato il film di Claudio Calegari Amore Tossico del 1983, un film di ispirazione pasoliniana, sia perchè gli interpreti sono dei tossicodipendenti, molti dei quali sono morti per droga; sia per l’ambientazione al lido di Ostia e Centocelle. Un film realistico con influenze dal neorealismo cinematografico italiano. E’ poi seguita una sequenza dell’intervista al regista Calegari sul sgnificato del film.

 

 

Paolo Montanari

Foto Valentina Angiolelli 

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