Una grande edizione del Rof 2018. Intervista al sovrintendente maestro Ernesto Palacio

“Quest’anno presenteremo tre nuove produzioni dall’11 al 23 agosto 2018, Ricciardo e Zoraide, Adina e Il Barbiere di Siviglia, senza usufruire dei finanziamenti della legge per le celebrazioni rossiniane. Sono orgoglioso di guidare questo festival fra i più prestigiosi a livello internazionale, dove l’unica finalità è di far conoscere la musica di Rossini nel mondo e di realizzare le migliori produzioni possibili”.

Sono queste le parole del maestro Ernesto Palacio, sovrintendente,direttore artistico del Rof e direttore dell’Accademia rossiniana dedicata all’indimenticabile Alberto Zedda, che la fondò.
Ernesto Palacio, un signore nei modi, con un lungo palmares nel mondo della lirica: noto cantante lirico, didatta, procuratore per anni del più grande tenore rossiniano vivente, Juan Diego Florez ed ora con questi triplici incarichi, al top livel della lirica mondiale.

-Maestro Palacio, parliamo di queste tre nuove produzioni per il Rof 2018, che coincide con le celebrazioni rossiniane, in una città Pesaro, riconosciuta dall’Unesco, capitale della cultura………

“Adina è la terza volta che si presenta al Rof e questo vale anche per Ricciardo e Zoraide. Abbiamo poi scelto il Barbiere di Siviglia, perchè siamo nell’anno rossiniano, ed è l’opera simbolo di Rossini. Statisticamente, il Barbiere è stato presentato al Rof quattro volte e una in concerto. La grande novità, è che quest’anno la regia del Barbiere di Siviglia è stato affidato al Pier Luigi Pizzi, innanzitutto perchè il maestro Pizzi è un genio della regia e della scena; ma non è stato uno sgarbo al grande Luca Ronconi, che rimarrà una pietra miliare del Rof, ma semplicemente perché la sua produzione del Barbiere di Siviglia non permette di essere più prodotta per le nuove norme di sicurezza nei teatri”.

-Maestro Palacio, certo che ha ereditato una bella realtà, piena di glorie e di responsabilità. Qual è la sua impronta personale nella programmazione del Rof 2018?

“Occorre distinguere, gli aspetti musicologico e filologico, che non sono di competenza del Rof, ma della Fondazione Rossini, con cui collaboriamo. Il compito vero del Rof è presentare le produzioni nella migliore forma. In termini semplici ma chiari: noi riceviamo del materiale da usare e poi produciamo le opere. Quando lei cita l’eredità passata, Gossett, Cagli, Zedda, per l’aspetto musicologico, noi non li usiamo più, perchè il Rof è un laboratorio sempre in movimento ed il lavoro è ora in mano a nuovi musicologi. Il compito del Sovrintendente e del Rof è di stare attenti a individuare le migliori soluzioni”.

-Nel Rof 2017, le opere furono presentate una sola volta. Ora si è tornati ad un Rof più tradizionale?

“Non si può parlare di Rof tradizionale, perchè questo festival è sempre innovativo, nella regia, nelle coreografie e nelle scenografie, sempre, però, nel rispetto della partitura musicale rossiniana. Se analizziamo il cartellone del 2018, Ricciardo e Zoraide, diretto da Giacomo Sagripanti, presenta un cast stellare, con il ritorno di Juan Diego Florez, l’atteso rientro dopo il successo in Ciro in Babilonia, di Pretty Yende e la presenza di Sergey Romaskij. Ma, oltre alla presenza di questi grandi cantanti, sarà importante l’impronta registica di Marshall Pankoski, di origine polacca con cittadinanza canadese, ex danzatore, che fa del gioco di colori, di luci e di movimento coreografico, con l’ausilio della moglie, la sua impronta principale. Memorabili i suoi lavori nella reggia di Versailles con la Medea di Cherubini e il Lucio Silla al Teatro la Scala di Milano. Il suo messaggio artistico è che vi è una tendenza a gratificare l’occhio senza farci pensare inutilmente. Vi è poi Adina per la direzine d’orchestra di Diego Matheuz e la regia di Rosetta Cucchi. Infine, il Barbiere di Siviglia, diretto da Yves Abel per la regia di Pier Luigi Pizzi”.

-In questi mesi lei personalmente a nome del Rof ha avuto numerosi incontri e contatti a livello internazionale. Quali risultati?

“E’ vero nel 2017 abbiamo avuto una serie di incontri e attività, che saranno a coronamento delle celebrazioni rossiniane e nel 2019 per i 40 anni del Rof. Per il 2018 avremo dei contatti per masterclas e conferenze con Hong Kong, Albania, Marsiglia, Cipro,Oslo, Malesya, Amsterdam. Come nascono questi incontri? Perchè i nostri istituti italiani di cultura all’estero, creano dei contatti con questi paesi. Per il 2018 la Petite Messe Solenelle di Rossini con i cantanti dell’Accademia Rossinana e il coro del Conservatorio Rossini, andranno all’estero per i festeggiamenti rossiniani”.

-Lei ha toccato un aspetto fondamentale, quello della formazione. Come sta andando la sua esperienza alla direzione dell’Accademia rossiniana?

“Bene, ma sono molto selettivo. Dopo l’esperienza dell’anno scorso, ho dovuto scartare tanti cantanti nelle audizioni, quest’anno ho deciso di farmi inviare dei files musicali con le loro interpretazioni, così potrò giudicare a priori, senza far perdere soldi a loro e perdere tempo al mio staff. Recentemente sono stato membro di giuria per un concorso vocale a Mosca. Ebbene posso dire tranquillamente, che di quei 60 cantanti, pochissimi sarebbero entrati nella nostra Accademia rossiniana. Esiste un principio fondamentale in questa mia mission: la volontà di far risaltare la personalità di Rossini”.

Paolo Montanari

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