Originale performance teatrale Virgilio brucia al teatro Rossini il 17 gennaio alle ore 21,00

 

Sarà presentato mercoledì 17 gennaio ore 21 al teatro Rossini Virgilio brucia da Anagoor con la partecipazione del coro Polifonico Jubilate di Candelara diretto dal maestro Willem Peerik. La performance è sostenuta da Coop, Comune di Pesaro Assessorato alla Bellezza, Amat, Regione Marche e Ministero dello spettacolo e attività culturali. Virgilio brucia è un vibrante excursus su Virgilio e le sue opere. Ma anche sull’ardore creativo, sul rapporto tra poesia e potere, sulla classicità e il suo ruolo nel presente. Accostando fonti letterarie molteplici e diverse, da Hermann Broch a Danilo Kis, Virgilio brucia mette in luce i sottili legami tra l’affannoso esodo dei troiani dalla loro città in preda alle fiamme, i forzosi spostamenti di milioni di individui per i programmi di ripopolazione dell’impero romano, e le drammatiche ondate migratorie dei nostri anni. Dunque classicità e attualità che si consumano nello stesso dramma dell’esodo. Uno spettacolo molto atteso,dove nella seconda parte Virgilio legge all’imperatore Ottaviano il secondo canto dell’Eneide. L’esodo personale con il padre nelle spalle di Enea con Anchise, non ci fa venire in mente ai migliaia di migranti stremati che raggiungono le nostre coste sfuggendo dalle guerre e dalla fame? Sarà l’attore Marco Menegoni a declamare il canto con un pathos e forza emotiva profondi. Virgilio e le sue chiavi di lettura: poeta di corte e dunque il rapporto con il Potere; Virgilio, Robin Hood della classicità e paladino dei vinti; Virgilio simbolo di un dolore carnificato, del sottrarsi dei beni e dei sentimenti della sua terra. In questo contesto scenico-drammaturgico il ruolo musicale, nella seconda parte diviene fondamentale. E viene affidato ad un ensemble corale di prim’ordine: il coro Polifonico Jubilate di Candelara, che grazie alla sua professionalità e ricerca di autori classici, può meglio di chiunque altro far rivivere la musica, i suoni e i rumori dell’excursus virgiliano. Il direttore del coro, il maestro olandese Willlem Peerik, ha scelto un’opera del compositore inglese contemporaneo, John Taverner, dal titolo Funeral canticle, che vuole essere una attraversata del mondo dei morti verso la luce. La morte del padre, con gli archetipi del mondo della tragedia greca, basata sulla liturgia ortodossa. John Taverner è stato un compositore che ha frequentato la Royal Academy of Music derkeley. Il primo lavoro che lo portò alla ribalta è stato The Whale, basato sull’episodio del vecchio testamento, Giona e la balena, eseguita in prima mondiale dalla London Sinfonietta. Il lavoro successivo è stato Celtic Requiem. Nel 1977 Taverner, scomparso alcuni anni fa, si convertì alla religione ortodossa e da allora le liturgie religiose influenzarono la scrittura musicale del compositore britannico, con particolare riferimento al misticismo e al pensiero del padre della chiesa russa San Giovanni Crisostomo. Poi compose The Lamb, una breve corale senza accompagnamento in quattro parti su testi poetici di William Blake. Insomma Taverner è stato un musicista contemporaneo che si è allontanato dalle sirene avanguardistiche, pur provenendo dall’influenza di Cage, che aveva già scoperto il valore del silenzio, ma che poi avevano estremizzato dandogli un valore surrettizio. Taverner, invece, ha recuperato fin dalle prime opere il valore spirituale (contemplazione e meditazione. Così scriveva Taverner: ” Viviamo in un’epoca in cui non credo che il suono possa metterci in contatto con i più alti livelli della realtà: così io sono in un limbo…..” E l’immagine di Enea che trasporta Anchise si coiuga con questa musica delle transizioni trascendentali. Una musica religiosa che però è lontana dai dogmi. Willem Peeirik ha capito l’importanza di questo messaggio che si contrappone alla musica del 1600, dove i compositori si sono accostati al sacro tenendo conto delle loro conquiste razionali e non di del legame spirituale. In sostanza l’operazione promossa da Peerik è in perfetta sintonia con la musica di Taverner, dove si vuol recuperare le antiche forme musicali, passando dalla cristianità alla religione ortodossa, cioè alla polifonia del medioevo che si unisce alla bizantina. Allora il canto polifonico ha lo stesso valore di quello monodico; la modernità musicale deve entrare nella composizione solo per rafforzare le antiche tradizioni musicali in un processo di astrazione sonora. Un paragone con l’opera di Kandisky, dove l’astrazione della luce e dei colori sono un messaggio di fede. A un certo punto Taverner abbandonò la religione ortodossa per esplorare le tradizioni dell’Islam e dell’Induismo. Una ricerca dunque complessa e talvolta tortuosache iniziando dalla influenza musicale neoclassica di Stravinsky ha approdato alle sonorità libere.

 

Paolo Montanari

Foto di repertorio

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