Visti per voi rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

Un film da non perdere: TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh. Inizia come una tragedia grottesca, con un eccesso di ostilità tradotta in dialoghi taglienti come una lama, personaggi che spandono fiele e violenza ora verbale, ora fisica. Il tutto in una messiscena, interpretazioni, battute acide che salutano uno dei migliori film di fine anno. Eppure il film, premio per la giuria Venezia 74, evolve come i suoi personaggi, stanchi e provati dalla vita, fino a farli avvolgere dalla grazia attraverso la comprensione reciproca, l’accettazione e l’elaborazione del lutto, l’utilizzo delle proprie facoltà per uno scopo comune; in una parola l’umanità che emerge dove meno te lo aspetti. E’ una storia sbagliata, avrebbe detto De Andrè nel paesino che dà titolo al film, dove una madre già vessata da un matrimonio sbagliato, vive i sensi di colpa per avere gestito male il rapporto con la figlia, che adesso è morta fra sofferenze atroci per mano di un maniaco. Non convinta che la giustizia possa fare il suo dovere la donna acquista tre enormi spazi pubblicitari e li pone sulla strada, per sfogare la sua rabbia e impotenza e insultando di fatto lo sceriffo. Allorquando interviene un poliziotto fascistoide e brutale, i rapporti si deteriorano completamente e la donna viene abbandonata dalla comunità, mentre l’unica solidarietà viene da un amico nano. Un film che parla dei risvolti dell’amicizia in inimicizia. La verità mai emersa spunterà fuori un giorno, magari per caso come ha scritto il drammaturgo Durrenmatt. Sta di fatto che il regista di Ebbing, con il suo umorismo nero, evidenzia una scia filmica vincente che da In Bruges a Sette psicopatici, mostra la capacità di dialoghi efficacissimi. Ebbing,  Missouri è un film che produce empatia, che accompagna i suoi personaggi in un percorso salvifico al termine di una notte oscura e spaventosa. all’insegna di una pace interiore che sembrava impossibile.

 

Paolo Montanari

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