Messaggi per il Santo Natale dell’arcivescovo di Pesaro mons.Piero Coccia e per la 51esima giornata della pace di Papa Francesco

 

Siamo alla vigilia del Santo Natale 2017 e mai come quest’anno si sente la necessità di riflettere sugli accadimenti nel mondo, le contraddizioni, le guerre civili, i tentativi di cataclismi atomici e il terrorismo dalle molteplici sfaccettature. Siamo un po’ tutti disorientati e inquieti quando ascoltiamo queste notizie: l’insicurezza ci colpisce e ci domina la solitudine, che un pensatore non credente Sartre definì cancro dell’uomo, senza però trovarne soluzioni. Allora, anche quest’anno la nascita del Salvatore deve essere un motivo di apertura dei nostri cuori contro l’individualismo e gli egoismi. L’arcivescovo metropolita di Pesaro e presidente della Cei delle Marche, mons.Piero Coccia, ha voluto consegnare alla città di Pesaro e alla sua Arcidiocesi un messaggio, di pace e amore. “E’ una grandiosa novità quella che il Natale ha introdotto nella storia. Dio non è un Essere creato dalla mente umana. Non è l’oggettivazione illusoria  di un pur nobile sforzo conoscitivo dell’uomo. E’ una persona. Storica,concreta, incontrabile. Non abita solo nella volta celeste, nell’aldilà degli infiniti spazi, ma è qui, ora,,tra noi, in mezzo alle turbolenze del mondo……..Questo avvenimento, pur contenendo una grande gioia, è tuttavia segno drammatico di contraddizione. Il Bambino Gesù è stato rifiutato da tanti, nell’indifferenza dei più. La sua nascita contiene già il presagio della croce e della morte. Il Natale, infatti, annuncia una pretesa senza precedenti che ha sempre sfidato l’intelligenza e la libertà dell’uomo. Perchè Dio non si impone come una verità matematica. Si propone come un’iniziativa d’amore. Vuole avere a che fare con persone libere e responsabili. Anche oggi. Da qui la domanda: come vogliamo stare noi, uomini contemporanei, di fronte al Natale? ”. A questo punto mons. Coccia fa un’analisi anche sociologica sulla situazione italiana: “La recente pubblicazione del 51esimo rapporto del Censis ci ha fornito un’analisi impietosa della situazione italiana. L’elemento che maggiormente colpisce è costituito da un forte RANCORE SOCIALE, che si traduce in una sfiducia diffusa in tutti gli ambiti della società, generata da una stagnante situazione socio economica. Per costruire un futuro che non sia incollato al presente occorre una vigorosa reazione”. Un messaggio forte quello inviato da mons. Piero Coccia, che conosce molto bene il tessuto sociale della sua Arcidiocesi, dove ormai da anni ha potenziato nelle parrocchie una rete di solidarietà, con le Caritas Parrocchiali, che proprio in questo periodo natalizio sono in fibrillazione. Anche quest’anno la mensa dei poveri in via del Teatro sarà aperta il giorno di Natale, per dare più di 100 pasti caldi ai bisognosi, ai nuovi poveri della città. E occorre anche ricordare l’importante e costante missione caritativa che svolgono i frati minori di San Giovanni che, per il giorno di santo Stefano e nelle domeniche dell’anno, preparano pasti caldi da portare via ai poveri che bussano al convento. L’arcivescovo mons. Piero Coccia condividerà con una Santa Messa, la mattina di Natale, con i detenuti  del carcere di Villa Fastiggi. Anche questo un segno per cui la Chiesa si rivolge soprattutto ai bisognosi.

 

Nel messaggio di Papa Francesco per le celebrazioni della 51esima Giornata mondiale della Pace, che sarà diramato il 1 gennaio 2018 in un solenne pontificale anche nella Basilica Cattedrale di Pesaro dall’arcivescovo mons. Coccia e distribuito ad autorità civili, militari e delle associazioni, verrà ripreso con forza il tema dei migranti e dei rifugiati, uomini e donne in cerca di pace.

“Auguro la pace, sottolinea Francesco, e tra i popoli che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò papa Benedetto XVI, “sono uomini, donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. “Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale”. Quindi il papa, memore anche dei suoi viaggi apostolici in territori poveri della terra, aggiunge: “Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, spesso, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonchè delle risorse che sono sempre limitate”. Quindi la responsabilità dei governanti: “sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, “nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, per permettere quell’inserimento”. Poi papa Francesco si pone un interrogativo: “Perchè così tanti rifugiati e migranti?” Riferendosi al grande Giubileo per i 2000 anni dell’annuncio della pace a Betlemme, San Giovanni Paolo II, annoverò il crescente numero di profughi. “Quello nuovo, scrive papa Francesco non ha segnato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre”. Ma Francesco trova anche altre ragioni che determinano le migrazioni: “il desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la disperazione di un futuro impossibile da costruire”. Poi un riferimento anche al degrado ambientale con la citazione dell’Enciclica Laudato sì. “Osservando i migranti e i rifugiati, il nostro sguardo saprà scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono”. Un auspicio da parte di papa Francesco ad uno sguardo contemplativo rivolto a tutti e soprattutto “saprà guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso”. Quindi papa Francesco elenca quattro pietre miliari per l’azione: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

“Accogliere richiama l’esigenza di ampliare le possibilità di ingresso legale, di non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze, e di bilanciare la preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali.

Proteggere, ricorda il dovere di riconoscere e tutelare l’inviolabile dignità di coloro che fuggono da un pericolo reale in cerca di asilo e di sicurezza, e di impedire il loro sfruttamento.

Promuovere, rimanda al sostegno allo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati. Tra i molti strumenti che possono aiutare in questo compito, desidero sottolineare l’importanza di assicurare ai bambini e ai giovani, l’accesso a tutti i livelli di istruzione; in questo modo essi non solo potranno coltivare e mettere a frutto le proprie capacità, ma saranno anche maggiormente in grado di andare incontro agli altri.

Integrare, infine, significa permettere a rifugiati e migranti, di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali”. Il messaggio per la pace 2018 di papa Francesco si conclude con una proposta per due Patti internazionali. “Auspico di cuore che sia questo spirito ad animare il processo per il 2018 che condurrà all’approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati”. Papa Francesco cita la compassione, lungimiranza e coraggio, per arrivare alla costruzione della pace.

“Il dialogo e il coordinamento costituiscono una necessità e un dovere proprio della comunità internazionale. Al di fuori dei confini nazionali, è possibile che anche Paesi meno ricchi possano accogliere un numero maggiore di rifugiati. La Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha suggerito 20 punti di azione, per l’attuazione di questi quattro verbi nelle politiche pubbliche e nell’azione delle comunità cristiane”.

Paolo Montanari

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