Visti per voi rubrica di cinema per un ponte natalizio sereno. A cura di Paolo Montanari

Per chi non va in montagna, in vacanza, il ponte delle festività natalizie è l’ideale per godersi dei film interessanti e che fanno riflettere, in programmazione nelle sale cinematografiche pesaresi.

 

WONDER è un film di genere drammatico family diretto da Stephen Chobsky con Jiulia Roberts, Orven Wilson e Jacob Tremblay. La diversità fisica può essere un problema, specie quando la malattia deforma il proprio aspetto, come il cinema ha raccontato con FREAKS o THE ELEPHANT MAN. Quando poi è un bambino a sottoporsi allo sguardo dei propri compagni, in un contesto in cui il bullismo è un rischio in ogni caso, allora la diversità diventa un rischio assoluto. Dopo essere stato rinchiuso per anni in ROOM, il giovanissimo Jacob Tremblay si è sottoposto a un trattamento quotidiano per rendere il suo volto irriconoscibile, a causa di una malattia molto rara, in WONDER, adattamento del bestseller americano di R.J.Palacio, Auggie ha 10 anni, è cresciuto in casa dove la madre ha curato in prima persona la sua educazione, mentre con 27 operazioni ha cercato di rendere il suo viso meno respingente. Quando esce di casa il protagonista nasconde la testa dentro il casco(STAR WARS), come è inevitabile la sua saga di culto, all’interno della quale è un altro prigioniero, della propria diversità. Wonder è un film per ragazzi, ritagliato su misura per loro, che non nasconde la propria volontà pedagogica alla diversità, portata fino in fondo, con sincerità. In un momento della vita in cui si cerca di confondersi con gli altri, anche a costo dell’omologazione, racconta come ognuno di noi si distingue per qualche caratteristica, sia esteriore che interiore. Non è solo Auggie ad essere unico, tutti i personaggi lo sono.

 

50 PRIMAVERE, è un film diretto da Blandine Lenoir con Agnes Joami, Thibauilt de Montalembert, Pacale Arbillot, Sarah Suco e Lon Roy Lecollinet. Si tratta di una commedia francese, dove la protagonista, Aurore, è una donna sulla cinquantina che fa la cameriera ed è separata dal marito da cui ha avuto 2 figlie di cui una è incinta. Nel momento in cui perde il lavoro apprende di essere diventata nonna e sorge una crisi esistenziale vedendo troppi anni dietro di sè. Incontra un vecchio amore di gioventù e pensa di poter ricominciare. Come tante donne la protagonista sente il senso dello scorrere del tempo e teme di diventare vecchia. Il film può rendere meglio questi passaggi psicologici che la narrazione. In particolare la commedia francese rappresenta il terreno ideale su cui compiere un simile esercizio. Una regista come la Lenoir, conosce bene le donne, e un’attrice che dia corpo a tutte con quei rivolgimenti, che Agnes Jaoni, principale attrice del film, sa leggere nei più piccoli dettagli. Cioè quelle sfumature di un personaggio che passa dalla accensione vitale al pianto e che si ritrova a confrontarsi con quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Un tema già affrontato in Café Society e Lala land. Ma la Jaoni è un’attrice coraggiosa che non fa la parte di una donna perduta. Lo spettatore insegue le incertezze e i mutamenti d’umore, ma in cuor suo sa che Aurore cercherà una via d’uscita.

 

 

LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE film di Woody Allen
Allen si immerge nel dramma di piccole vite di uomini e donne che cercano di strappare alla quotidianità qualche momento di luce. Interpreti di questo film drammatico sono Jim Belusshi, Juno Temple, Justin Tienberlakie, Kate Minslet e Max Casella. Con Allen alla regia e Storaro, direttore di fotografia, alla loro seconda collaborazione, si ritorna a giocare a ricreare le tonalità e lo spirito dei mélo di SIRK, illuminati dalla fotografia di Russel Metty. Non è di per sé un valore aggiunto di La ruota delle meraviglie. Ciò che colpisce è una rete di relazioni che tessono la tela di ragno del melodramma hollywoodiano e la messinscena in cui l’illuminazione accompagna l’evoluzione dei personaggi e ne suggerisce gli stati d’animo.
In La ruota delle meraviglie, i quattro personaggi intrecciano i loro ruoli, costruendo gabbie che li imprigionano. Intrecci amorosi, litigi fra genitori e figli, in una ambientazione anni ’50 come in Sirk, ina una Coney Island immaginaria, brulicante di vita e di pop, i giostrai si mantengono a stento, tutto brucia e nessuno si salva, nè i ragazzini nè gli artisti. Richie è il personaggio distruttore, che sfugge. L’elemento decentrato che scompagina la geometrica precisione degli apologhi morali del cinema di Allen. Al centro, un altro personaggio, la disperata Ginney che scivola nella follia. E vi sono riferimenti cinematografici evidenti, come l’indimenticabile Viale del Tramonto di Wilder o l’altro personaggio femminile Blanche per il film Un tram che si chiama desiderio o Mildred Pierce per la freddezza della vendetta. Il lavoro di studio di Storaro è straordinario , con sequenze non solo espressioniste, come i contrasti in bianco e nero, presenti già in Ombre e nebbie. Vi è poi la riproposizione della luce fiammeggiante del melodramma classico. Negli esterni di La ruota delle meraviglie, la luce si fa anche cupa, grigia e bluastra. Il consueto pessimismo di Allen, con l’immancabile personaggio che sceglie il male perché incapace di affrontare le conseguenze del fallimento e dell’orrore, in La ruota delle meraviglie non dà vita a un quesito filosofico razionale, non salva nè condanna, chi sparisce e non torna, chi è malato e contiuna a bruciare, illuminando con la luce di fiamme vere o fasulle.

 

Paolo Montanari

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