Alessandro Rossi 200 gol in carriera, intervista

 

Trent’anni di carriera alle spalle e proprio sabato scorso il raggiungimento del record di gol nel mirino, 200 reti in carriera: lui, Alessandro Rossi, il cecchino del Gabicce Gradara. Il calcio, un amore cromosomico, tatuato sulla pelle sin in tenera età, quando nei campetti cattolichini giocava assieme ai suoi amici. Il suo primo allenatore, Stefano Fabbri, un sogno, come tanti bambini, quello di calcare i grandi palcoscenici calcistici, un lavoro della vita, oggi, una passione che lo accompagna quotidianamente. Cresciuto nel settore giovanile del Rivazzurra, Alessandro arriva alla Berretti della Vis Pesaro a sedici anni, poi l’esordio biancorosso in serie C, nel calcio che conta, con tante piazze vissute e girate: dal Misano in Eccellenza alla serie D di Bellaria per un palmares davvero invidiabile.

Rossi un cammino ricco di soddisfazioni il tuo, quali sono i momenti che ricordi con più piacere?

“Sicuramente l’esordio nei professionisti con la Vis Pesaro, grande emozione e il gol della vittoria del Campionato in Prima Categoria con il Gabicce Gradara che ci ha permesso di salire in Promozione”.

Ci sono state delle figure che hanno segnato la tua carriera?

“In primis il mio ex allenatore Paolo Cangini, in un periodo in cui volevo mollare tutto mi ha convinto a continuare, mi ha ridato la forza per proseguire in questo campo e la voglia di non mollare. Poi, non posso non citare, il mio gemello del gol William Muratori, il bomber, questo è il settimo anno che giochiamo assieme fianco a fianco, un grande feeling, un grande amico”.

Le stagioni più prolifere?

“Con il Gabicce Gradara ventisei gol due anni fa praticamente, poi le diciotto reti in serie D a Cesenatico e poi in Eccellenza nel Morciano”.

Momenti all’apice ma anche momenti negativi

“Si a diciotto anni mi ruppi il ginocchio, giocavo nel Misano ed ero capocannoniere, fu un brutto colpo. Poi, quando tornai tra i professionisti a Bellaria, c’era mister Campedelli e una pubalgia mi fermò, li capì che avevo perso l’ultimo treno per entrare a far parte dell’olimpo del calcio, è stata dura”.

Chi non ti ha mai abbandonato però la tua famiglia, sempre presente anche oggi sugli spalti.

“Si devo dire che mi hanno sempre lasciato libera scelta, anche quando il calcio non garantiva grandi stipendi, mi hanno sostenuto, ci sono sempre stati e ci sono anche oggi, sono fortunato”.

Cosa farà Alessandro Rossi una volta appese le scarpe al chiodo e terminerai la tua carriera nel Gabicce Gradara?

“Devo dire che non ci voglio ancora pensare, la speranza è di restare con questo gruppo che è una famiglia e in questa splendida società a cui sono particolarmente legato. Sono contento di aver raggiunto questi 200 gol vestendo la casacca rossoblù. Poi in futuro, non so, lascio aperte tutte le porte, allenatore forse, ma mi ci vedrei di più come direttore sportivo, quando accadrà deciderò”.

Prima di lasciarti ti chiedo: c’è il nuovo Alessandro Rossi tra le giovani promesse nostrane?

“Si, non ho dubbi, Nicolò Marchetti, glielo dico spesso. Mi ricorda me quando avevo la sua età, fisicamente è molto simile e anche tecnicamente. Il consiglio che spesso gli do è quello di avere più ambizione, più voglia di arrivare, come avevo io, le qualità ci sono, sono certo avrà un futuro roseo”.

Veronica Lisotti

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