Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

Per questa settimana che coincide con il Ponte dell’Immacolata, consiglierei di vedere, grazie anche al maltempo che favorisce la frequentazione delle sale cinematografiche, ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS, già cult movie per la regia di Sidney Lumet, e tratto dal romanzo giallo del 1934, di Agatha Christie. Si tratta della convincente versione cinematografica diretta da Kenneth Branaghm che interpreta anche il ruolo principale del film, Hercule Poirot. Sullo sfondo degli anni Trenta, dell’Art deco e del turismo esotico, Hercule Poirot scova colpevoli e sonda con perizia le sottili meccaniche criminali. Atteso a Londra con urgenza, trova sistemazione, lusso e conforto sull’Orient Express, un mitico treno come la Transiberiana. Ma una valanga e un omicidio interrompono presto i suoi piccoli piaceri, la lettura di Dickens e la simmetria delle uova per il breakfast. Mister Bonc, il direttore del treno preoccupato della polizia e dello scandalo, chiede a Poirot di risolvere il caso. Bloccato con tredici passeggeri, tutti sospettati, il celebre detective improvvisa un’indagine che lo condurrà dove nemmeno lui aveva previsto. E ovviamente non sveliamo il finale.

Dopo aver rivisitato Shakespeare sia nella regia che nell’interpretazione, con enfasi e furore, aver fatto un’incursione nel mondo supereroico di Mavel, riletto la Cenerentola di Disney in live action, Kenneth Branagh dirige la sua versione cinematografica del più celebre romanzo di Agatha Christie. Vi è nella bellissima regia di Branagh una abilità di applicare stacchi, come quello della corsa verso l’incognito dell’Orient Express. La cabina del celebre treno diviene palcoscenico, in un contesto storico – politico fatto di promesse, di progresso e di libertà. Ma l’Orient Express è un treno anti moderno, che non considera le coordinate dello spazio e del tempo secondo la concezione filosofica tradizionale. Uno spazio che abitualmente riconfigura le città e avvicina gli uomini. L’Orient Express è alla ricerca di un Oriente mitico e immaginario. Il treno in sè diventa identità, una cittadella, dove subentra l’anima dell’avventura, la sua ragione d’essere. Un treno della seduzione e dello spionaggio e ……del crimine. Branagh utilizza il fuori campo filmando dall’alto, dal basso, dall’esterno. Il piano sequenza in stazione ad esempio mostra Hercule Poirot attraversare il vagone senza interruzione, fino al sua cabina, rivelando col suo movimento la sua durata, la contiguità dello spazio. Il treno, da Arrivee du train dei fratelli Lumiere, manifesto della Settima Arte, è questa metafora, sempre più illusoria, e tramite fra la realtà e l’astrazione umana.

Paolo Montanari

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