Rubrica editoriale Leggere, leggere…..capire, a cura di Paolo Montanari

Storia, filosofia e antropologia contemporanea. Libri interessanti e intelligenti da mettere sotto l’albero di Natale e ovviamente leggere

 

ANTIGONE E LA FILOSOFIA a cura di Pietro Montani (testi di Hegel, Kierkegaard, Holderlin, Heidegger e Bultmann) editore Donzelli, è un saggio nonostante la presentazione accademica, adatto ad un vasto pubblico di lettori, che si interessano di letteratura classica e filosofia. Dunque in primis insegnanti e studenti. Pietro Montani ha insegnato Estetica presso La Sapienza Università di Roma. Numerosi i suoi saggi: L’introduzione a Che cos’è l’arte di Tolstoj. Tra le sue pubblicazioni: Il debito del linguaggio, Il problema dell’autoriflessività estetica nel segno, nel testo e nel discorso. Estetica ed ermeneutica, Senso e contingenza, Arte e verità dall’antichità alla filosofia contemporanea ed altri.

 

 

La figura di Antigone, figlia di Edipo e sorella di Eteocle e Polinice, è stata al centro della grande riflessione filosofica otto e novecentesca: a lei, e alla tragedia di Sofocle che tratta della sua storia, hanno dedicato pagine importanti autori, scrittori e filosofi. In questo volume Pietro Montani riunisce per la prima volta gli episodi fondamentali della moderna riflessione filosofica sull’Antigone: i contributi di Hegel, Kierkegaard, Holderlin, Heidegger e Bultmann sono decisivi  per la comprensione del pensiero degli stessi autori a cui fa seguito un saggio che contiene gli elementi necessari per affrontare la lettura  con un appropriato corredo di precisi presupposti teorici e chiarire informazioni critiche. Completano l’opera quattro ampi saggi che fanno il punto su altre importanti letture dell’Antigone: quelle di Nussbaum, Lacan, Zambrano, Ricoeur, Derrida. La figura di Antigone ha invaso in senso positivo la drammaturgia e filosofia contemporanee. Merito di questo saggio è di essere una ricognizione che legittima una tesi audace e qualificante: contro l’idea che vi siano tante Antigoni quanti sono i pensatori che l’hanno interrogata, qui emerge con chiarezza che la straordinaria complessità del testo sofocleo finisce per imporre la sua essenziale unità solo sullo sfondo di un coinvolgimento esplicito dell’esperienza estetica nell’orizzonte della filosofia pratica.

 

 

STATO, VIOLENZA, LIBERTA’ La “critica del potere e l’antropologia contemporanea” a cura di Fabio Dei e Caterina Di Pasquale (Donzelli editore), è un saggio prezioso che i due antropologi hanno voluto coordinare, ponendosi un interrogativo di fondo: Che cos’è lo Stato? Gli approcci antropologici ed etnografici cercano di andare oltre la sua autorappresentazione come grande apparato unitario e compatto. I saggi raccolti in questo volume, frutto di una discussione di grande intensità fra gli studiosi italiani più autorevoli, propongono sia particolari casi di studio sia una riflessione sulle basi teoriche di un’antropologia di Stato. Il dibattito teorico si concentra in particolare sui limiti delle posizioni critiche o post coloniali che pensano lo Stato come un unico grande impianto repressivo e totalizzante. Come se nello stato risiedesse il Male, concezione anti hegeliana per natura, inteso in senso politico, con violenze strutturali e delle forme di disuguaglianza e oppressione che caratterizzano la società contemporanea. Come affronta a volte lo Stato l’antropologia della violenza, le migrazioni, il razzismo? Spesso è una forza patogena. Ma a queste teorie i curatori contrappongono analisi etnografiche su aspetti particolari dell’esercizio del potere statale e sui rapporti dello stato con i corpi e i diritti di individui e gruppi sociali. Lo Stato viene analizzato nelle sue molteplici sfacettatture: lo stato repressivo, lo Stato assistenziale, la gestione delle pratiche migratorie come le politiche identitarie e quelle patrimoniali.

 

 

STORIA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA  di Eric Foner e postfazione di Alessandro Porelli (Editore Donzelli), è un saggio che consiglio ai nostri lettori, per comprendere la lunga e difficile storia della libertà americana dalle origini ad oggi. E chi meglio di un grande Premio Pulitzer, Eric Foner, non poteva condurre questa riflessione che va da Jefferson a Trump? Scrive a tal proposito Foner: “Nessun’altra idea, più di quella di libertà, è così fondamentale per l’immagine che gli americani hanno di se stessi, come individui e come nazione”. La parola freedom è sempre stato terreno di lotta, disparità sociali, razziali nel paese della Grande Mela. Si pensi a due momenti importanti per gli States: la lotta per i diritti civili, Martin Luther King  e i discorsi di guerra post 11 settembre. Si pensi al russian gate, al pericolo di un conflitto mondiale con la Corea del Nord, alla scelta molto azzardata di Trump di volere riconoscere Gerusalemme capitale di Israele per gli Stati Uniti. Non sono tutte situazioni in cui la freedom, non solo degli States ma mondiale, può spaventosamente vacillare? Verità e menzogna per un popolo quello americano diviso sul principio della libertà. Dalla rivoluzione settecentesca, la libertà è stata una terra promessa e un campo di battaglia, si pensi alla seconda guerra mondiale, alla guerra fredda, al Vietnam, a Cuba, alla guerra del Golfo e quella in Siria. Ed ora ad un possibile riaccendersi dello scacchiere medio orientale fra istraeliani e palestinesi. Alessandro Portelli, nella postfazione, sottolinea che per Forner, non si tratta di distruggere il mito americano, ma di contribuire a rafforzare il senso di quanto centrale sia l’idea di libertà nell’identità di un paese, che non smette mai di cercarla.

 

Paolo Montanari

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