Una poesia di Laura Arual

 

La Prima è così
Mi porta sempre lì
Caro Natale
Nuovo da indossare
Stretto da allargare
O largo da caderci dentro
Allora era sempre tutto giusto
La prima fetta di panettone
Era per mio padre
La sua precisione millesimale
Il cartone da aprire bene
Il cellophane da liberare
Che profumo!
Natale
La carta stellata da tagliare
E la fetta dorata di canditi
E di uvetta
Poi c’era il pandoro innevato
Come il monte Nerone
Che dalla finestra diceva
Quassù si sta bene
I primi pizzichi li diedi si nascosto
Al panettone
Per rubare i canditi
Così come il grasso al salame
La parte migliore!
Che mio padre chiedeva se fosse
Passato quel topo di là
La mia golosità non ha mai
Avuto confini
Io la chiamo ancora libertà
E se penso ai bambini di oggi
Che storcono il naso
Perché hanno tutto
Riapro le mie pagine fatte di niente
Ma gioia mia
Che profumo!
Poi c’era un signore di Bologna
Che ci mandava il certosino
Che non era tenero come
Quel formaggio
E ci volevano i denti del torrone duro
Mandorlato
E mia nonna ne aveva Uno solo davanti di sotto
Ma come rosicchiava ridendo per quel dente che resisteva
Arrivava con il postino il certosino
E per me era ufficialmente aperto Natale
Tombole brule cugini di Belluno e mio padre e mia madre e le nonne tutte e due
Sopra tutta quella,felicità
Albero e presepe compresi
E che bello essere buoni
Per aspettare che qualcuno si ricordasse di noi
Quasi quasi ci credo mi metto lì
Ad aspettare….
Che un panettone colmo di canditi
Mi riporti Natale

 

 

Laura Arual

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