Ospedale di Cagli: la sanità privata avanza

 

Il PD prosegue imperterrito nelle sue politiche di la privatizzazione dei servizi sanitari: ora è la volta dell’ospedale di Cagli.

Il presidente Ceriscioli, tramite il suo “ventriloquo” Traversini, dice: “A Cagli più posti letto, 10 di lungodegenza e 20 di cure intermedie”. Sono dei veri illusionisti: fanno scomparire posti letto pubblici, che mesi dopo ricompaiono nello stesso luogo come privati. Ma come, non si dovevano chiudere Cagli, Sassocorvaro e Fossombrone , perchè non servivano?

Ancora: “Il S. Stefano ha chiesto l’autorizzazione a gestire questi posti letto”.  Sembra una farsa, è evidente che tutto era stato già deciso da tempo a quattr’occhi e si cerca solo di salvare la forma. Non c’è un bando di gara, ne’ si dice quanti soldi verserà il privato al pubblico per avere a disposizione spazi di tale ampiezza e per quanti anni (perchè si spera già paghi per i posti di riabilitazione occupati da tempo). Dicendo poi che non ci sarà nessuna privatizzazione e l’ospedale è e resterà di proprietà pubblica, si fa solo un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Infine: “Il budget non è calato, ma anzi aumentato di qualcosina”. Al di là del fatto che sostenevano che bisognava chiudere gli ospedali dell’entroterra anche per risparmiare, si assiste ad un trasferimento di soldi regionali, cioè dei cittadini, dal pubblico al privato. Assodato il fatto che il privato non fa sanità per beneficienza, ma per guadagnare, e visto che il budget è pressochè invariato, delle due una: o questi signori non sanno amministrare la cosa pubblica, o saranno la qualità del lavoro e dei servizi sanitari a scadere in maniera evidente.

L’impressione è che il presidente Ceriscioli e i suoi “ventriloqui” si affannino per cercare di convincere che tutto resterà invariato: ma se è così, perchè cambiare? Perchè si cerca di nascondere il fatto che con il drastico taglio della spesa sanitaria si vuole far pagare ai cittadini una quota che oggi grava sulla spesa pubblica: infatti la privatizzazione della sanità non diminuisce le spese, ma fa cambiare chi paga e chi incassa. Si sta così gettando alle ortiche l’opportunità di dare grossi benefici all’entroterra: Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro avrebbero potuto virtuosamente fare sistema con Urbino, lavorando in maniera integrata.

E’ comunque possibile che siamo noi a non capire, per cui rinnoviamo con forza l’invito a questi signori di venirci a spiegare, in un dibattito pubblico, le bellezze del privato nella sanità (e non solo).

 

Partito Comunista Italiano

Federazione di Pesaro e Urbino

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