Leggere, leggere….capire, rubrica editoriale tematica e non solo, a cura di Paolo Montanari

Siamo in pieno clima natalizio e le proposte editoriali, come tutti gli anni in questo periodo abbondano in vari settori e per molteplici interessi. Proponiamo, secondo lo stile di questa rubrica alcuni libri, saggi, che potrebbero interessare i nostri lettori ed arricchire le loro librerie.

 

RINASCIMENTO E RINASCENZE NELL’ARTE OCCIDENTALE di Erwin Panofsky (Universale Economica Feltrinelli/saggi), è un voluminoso tomo, da non definire libro sulla storia dell’arte, anche se Panofsky, in questi anni ci ha abituato, almeno a noi appassionati d’arte, a vere e proprie collane storiche. Già nell’intento dell’autore, nel suo incipit, il più grande studioso del Rinascimento, scriveva: “Fu solo incominciando, per così dire, da zero, che poté manifestarsi il vero Rinascimento”. Il libro è costituito da alcune conferenze e lezioni di seminario tenute dal professor Panofsky nel corso di una settimana nel 1952 al castello di Gripshoim, ove ha sede la Galleria Nazionale Svedese del Ritratto. In quest’opera, una delle più complete di Panofsky, troviamo una struttura completa da un punto di vista metodologico in atto. Uno dei contributi di storia dell’arte più ricchi e traboccanti di dottrina e di scoperte, di sintesi e di intuizioni, e al tempo stesso accessibile ai profani per la sua straordinaria felicità divulgativa. I temi sono affascinanti: il problema storiografico e ideologico del Rinascimento; gli aspetti che ebbero attraverso i secoli le varie “Premesse” o “Anticipazioni” dello spirito rinascimentale; la pittura italiana trecentesca e la sua influenza determinante nel resto d’Europa; le componenti fondamentali della cultura filosofica, letteraria e figurativa del Quattrocento italiano. L’opera di Panofsky è monumentale nel corso degli anni, è risente dell’influenza degli scritti di Alois Riegl e il criticismo kantiano, specie nei moderni sviluppi di Ernst Cassirer, che furono i suoi punti di riferimento principali.

Rimaniamo in tema sull’arte, e questa volta, affrontiamo il suggestivo e poco conosciuto rapporto fra un genio della pittura Rembrandt e la comunità ebraica. E’ uscito di recente nelle librerie il saggio di Steven Nadler GLI EBREI DI REMBRANDT” (ed.Einaudi). Steven Nadler è professore di Filosofia presso l’università del Wisconsin-Madison, ed ha già pubblicato interessanti saggi come: Baruch Spinoza e l’Olanda del Seicento, L’eresia di Spinoza, Il migliore dei mondi possibili, Un libro,forgiato all’inferno e Il filosofo, il sacerdote e il pittore. Con GLI EBREI DI REMBRANDT, Nadler, compie non solo un’operazione storiografica ma anche di ricerca biblica, in quanto nella Bibbia ebraica vi sono molti personaggi che Rembrandt riprende nelle sue opere, in particolare i ritratti di notabili ebrei. Ma quali furonoi concreti legami tra Rembrandt e la comunità ebraica? Steven Nadler documenta i rapporti quotidiani, non sempre facili, tra il pittore e i suoi vicini di casa a Vloolenburg, nel cuore del mondo ebraico di Amsterdam. E ben presto, partendo dal lavoro di Rembrandt, Nadler, estende il campo d’indagine, per descrivere alcune pagine centrali della vita della comunità dei sefarditi, e qui il riferimento va ad una segnalazione locale, in quanto a Pesaro, vi è ancora una sinagoga sefardita e questo ci fa capire quanto capillare fosse la rete commerciale fra il Nord Europa e l’Italia e in particolare quella del versante adriatico. In sostanza il merito di Nadler è di far comprendere come vi fosse stata una assimilazione da parte di una società cosmopolita di queste comunità di migranti, oggetto di interesse intellettuale e sospetto, curiosità e pregiudizio, e talvolta ammirazione. Il saggio di Nadler, che comprende anche un attento esame di dipinti, incisioni e disegni, sfocia nell’analisi della vita culturale e sociale del Secolo d’oro olandese, e approfondisce le fondamentali questioni di carattere spirituale,teologico e politico dell’epoca. Un viaggio coinvolgente lungo i canali e sotto i cieli annuvolati di Amsterdam, tra personalità fuori del comune, accese discussioni e splendidi capolavori artistici.

 

Passiamo alla cultura visuale, con un interessante saggio di W.J.T. Mitchell PICTORIAL TURN Saggi di cultura visuale (Raffaello Cortina Editore). Mitchell è uno dei massimi studiosi della Visual culture e insegna Letteratura inglese e Storia dell’arte presso la University di Chicago e dirige la rivista interdisciplinare Critical Inquiry. Con PICTORIAL TURN, lo studioso americano fa una svolta epistemologica che pone lo studio delle immagini sullo stesso piano di quello del linguaggio. Il libro presenta al pubblico italiano i testi più rappresentativi di uno dei protagonisti della VISUAL CULTURE contemporanea. Si tratta di saggi in cui Mitchell introduce nozioni e termini ormai entrati a pieno titolo nel vocabolario critico, come l’alternativa image/picture e lo studio sistematico dell’iconofiliae dell’icnofobia, che da sempre determinano la nostra relazione con le immagini. Le immagini hanno una loro potenza sociale e cognitiva e pretendono da noi un atteggiamento cognitivo.

 

 

Paolo Montanari

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