Intervista all’on. Irene Manzi, relatrice proposta di legge sulle imprese culturali a convegno di Fano

 

Sarà una boccata d’ossigeno l’approvazione in Senato della proposta di legge sulle imprese culturali e creative, che la relatrice del testo legislativo, on. Irene Manzi, deputata del PD, maceratese con esperienze amministrative locali, ha illustrato in un convegno dal titolo Imprese culturali e creative, nella Sala del consiglio comunale di Fano, promosso dal Dipartimento cultura del PD di Pesaro e Urbino.

Abbiamo intervistato l’on. Irene Manzi.

-On.Manzi, in che cosa consiste la proposta di legge sulle imprese culturali e creative?

“E’ una proposta di legge, già approvata alla Camera che vuole dare una ridefinizione delle imprese culturali che non possono dissociarsi dall’aspetto creativo. In sostanza, la finalità della legge è la conservazione dei beni culturali, la valorizzazione degli spazi pubblici, architettonici e degli spettacoli dal vivo. Inoltre, vuole incrementare i progetti del design. La legge ha un target ben preciso: i giovani e gli under40, che hanno entusiasmo per mandare avanti progetti culturali”.

-Ma il ministero dell’economia ha in parte bloccato, per quanto riguarda le risorse finanziare, questa proposta di legge….

“E’ vero, possiamo dire che è una proposta ridotta, che speriamo nel tempo possa estendersi anche all’aspetto finanziario. Ci rendiamo conto che la cultura non è un settore ben definito, ma trasversale, è un fattore identitario ed economico. Con la cultura non si tratta di mangiare o meno, ma viverla. La cultura è un bacino di più di un milione di lavoratori e attualmente il ministro Franceschini ha messo a disposizione beni del demanio pubblico, beni immobili sequestrati alla criminalità organizzata, per fare sviluppare la rete delle imprese culturali. Attualmente è a costo zero e la proposta di legge è stata inserita in un albo nazionale delle attività culturali dove il ministero dei beni culturali la prenderà per inserirla nella legge di bilancio”.

-Esperti, giornalisti, operatori economici, spesso parlano di un’Italia che non sfrutta il patrimonio culturale e turistico. La sua proposta di legge, porterà nuova linfa vitale?

“Spero proprio di sì. Attualmente il settore culturale ha un fatturato di 7 miliardi di euro e la presenza con biglietti paganti nei musei statali è stata incrementata del 150%. Sono dati che ci incoraggiano ad andare avanti. L’iter o meglio i decreti attuativi di intervento nell’indotto economico della cultura risalgono al ministro Rutelli, nel 2007 che fece un libro bianco sull’impresa creativa, con la consulenza di un esperto come il professor Santagata. Seguì il governo Prodi, che ebbe breve durata. Poi ci fu la deleteria esperienza del governo di centro destra che mise in primo piano il Grande Fratello e le veline al potenziamento dei musei e dei progetti culturali. Bisogna aspettare il libro verde del 2010 della Comunità europea e lo sviluppo successivo di start up culturali, che tengono conto anche delle nuove tecnologie. Con la proposta di legge sulle imprese culturali e creative dobbiamo raggiungere due obiettivi: il miglioramento della realtà economica del nostro Paese, con un movimento di 90 miliardi che abbia un effetto moltiplicatore di circa 200 miliardi di euro. La proposta di legge ha anche un valore difensivo nei confronti di quelle associazioni culturali che non hanno gli statuti”.

Paolo Montanari

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