Rubrica editoriale tematica Leggere, leggere….capire, a cura di Paolo Montanari

Presentiamo oggi quattro importanti saggi, che apparentemente sono di indirizzi culturali diversi, ma che in realtà gli aspetti antropologici, religiosi, culturali, artistici e narrativi che vanno da Roma antica alla fine del romanzo con James Joyce.

 

DEI E UOMINI NELLA CITTA’ – Antropologia, religione e cultura nella Roma antica, di Maurizio Bettini (Carrocci editore), rappresenta il meglio che si possa avere in questo momento per compiere un viaggio attraverso aspetti meno consueti, ma non per questo meno rilevanti, che caratterizzano la cultura dei Romani: il modo in cui essi immaginarono la fondazione della loro Città, assimilandola a un vero e proprio atto cosmogonico, l’apertura che caratterizzava la loro religione, che permetteva di identificare una divinità straniera con una divinità propria, il rituale che caratterizzava il funerale gentilizio, tale da combinare epica solennità e derisione del defunto, la sorprendente biografia della divinità più strettamente legata alla vita familiare romana. Un libro che scopre una nuova Roma, la sua civiltà, cultura e costumi, mai studiati sui libri di scuola. Il merito è di Maurizio Bettini, classicista e scrittore, insegnante di Filologia classica all’università di Siena, dove ha fondato il centro Antropologia e Mondo Antico.

 

 

STORIA DELLA FILOSOFIA ANALITICA di Paolo Tripodi (ed. Il Carroccio), docente del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino ed autore dell’importante saggio DIMENTICARE WITTGENSTEIN, è un percorso del pensiero filosofico dalle origini ai giorni nostri. Il racconto, suddiviso in quattro capitoli e 17 sotto capitoli, inizia con un prologo, in cui vengono presentati alcuni episodi significativi della preistoria della filosofia analitica: episodi accaduti nel corso dell’Ottocento quando, a partire dal confronto con l’eredità di Leibniz e una certa distanza dal pensiero kantiano, una logica matematica e non psicologica prese corpo e si sviluppò, sviluppandosi in particolare nell’impero austriaco, Germania e in Gran Bretagna. Da queste vicende ottocentesche della logica è nata la filosofia analitica, che in questo volume viene suddivisa e raccontata in tre fasi principali: una fase delle origini, rivoluzionaria, pionieristica e ottimistica (1899-1936); una fase di maggiore scetticismo ma anche di normalizzazione, intesa come processo di fissazione di un paradigma scientifico (1936-1973) e una fase caratterizzata dall’adesione a un canone largamente condiviso.

Che cosa c’entra il percorso filosofico con i principi che regolano la sovranità dell’artista e le REGOLE DEL POTERE? Il critico d’arte Tomaso Montanari ce lo spiega con il voluminoso saggio LA LIBERTA’ DI BERNINI (ed.Einaudi). Già studioso di Michelangelo, Caravaggio e il Barocco, in questo libro, Montanari, apre con una riflessione non è solo di storico e critico d’arte, ma coniuga la filosofia dell’arte. Gian Lorenzo Bernini non ha un posto nella genealogia dell’arte moderna: quella che parte dalla rivoluzione di Caravaggio, e attraverso Velazquez, Goya e Manet, conduce agli Impressionisti e alle avanguardie artistiche. Bernini è stato considerato il dittatore artistico di Roma, un personaggio organico, che sarebbe stato inserito come esempio del rapporto ARTE E POTERE, nel pensiero filosofico del Novecento. Il suo rapporto con i Papi gesuiti ci fanno comprendere che lo stesso titolo del saggio di Montanari sembrerebbe emblematico. Ma Tomaso Montanari ribalta il classico calzetto e dimostra il contrario, a modo suo il Bernini ha seguito Caravaggio sulla via del conflitto, arrivando a sacrificare una parte del suo successo, pur di difendere la sovranità sulla propria arte. Da qui la modernità delle opere del Bernini. In questo libro si aprono nuove chiavi di letture delle opere del Bernini, vittima più che artefice di un approssimativo giudizio dell’opinione pubblica, ma affrancato all’arbitrio dei principi. Ma in realtà Bernini come Michelangelo lavorò e realizzò con la propria testa cercando di non essere influenzato da fattori esterni.

 

Infine un saggio letterario, che si pone lo stesso interrogativo che si trova nella storia dell’arte, dopo Caravaggio e la sua rivoluzione della luce pittorica, dove va l’arte figurativa? In questo caso presentiamo un interessante saggio di Enrico Terrinoni JAMES JOYCE E LA FINE DEL ROMANZO (ed.Carrocci). L’autore insegna letteratura inglese all’università per stranieri di Perugia. E’ anche traduttore di numerose monografie sulla letteratura inglese e irlandese. Dopo la rivoluzione imposta da James Joyce, quali sono state le sorti del romanzo? Nel tentativo di cogliere il carattere profetico e apocalittico di Joyce all’inerno della storia del NOVEL, il volume ne rivisita la parabola letteraria, da Dubliners all’Ulisse, con capitoli dedicati al predecessore Hawthorne e a coloro che ne hanno colto l’eredità (Beckett, O’Brien, Behan, Johnson). Il dibattito sul romanzo diviene così una disamina della sua fine e dei suoi fini. Nel testo gli obiettivi del genere vengono analizzati non solo sui principi originari, ma anche per sondare i limiti delle tecniche di verosimiglianza e la loro ambiguità. La lezione di Joyce è quella di uno scrittore realista, che voleva estendere i limiti di tali tecniche, per consentire il lettore di catapultarsi dalla sfera del visbile a quella dell’onirico.

Paolo Montanari

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