Leggere, leggere….capire, rubrica editoriale tematica a cura di Paolo Montanari

In questa puntata, presentiamo poeti e narratori marchigiani e romagnoli, che con opere appena edite, arricchiscono il panorama culturale, non solo regionale ma anche nazionale.

 

 

Stefano Simoncelli è l’autore di PROVE DEL DILUVIO (Italic Pequod Editore). Autore cesenate è stato uno dei redattori di SUL PORTO, la rivista di letteratura e politica che, negli anni Settanta, ebbe fra i suoi collaboratori: Pasolini, Bertolucci, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni e Giudici. Le sue opere da: Via dei platani, Poesie d’avventura, La rissa degli angeli ecc., sono esempi di narrativa e poesia di alto impegno. Con Prove del diluvio, suddiviso in varie sezioni, l’autore riprende le tematiche esistenziali, il rapporto con il padre, gli oggetti materiali che diventano simboli: (“Con quello strampalato arsenale del niente inventava e costruiva biciclette elettriche, civette per la caccia alle allodole”). Un percorso esistenziale, labirintico, essenziale, come la vita di un uomo ormai solo, legato alle sue paure (“Abita da anni sul porto, in una specie di palafitta che nei giorni di vento, ondeggia come una barca in mezzo ad una tempesta”).

 

 

La poetessa pesarese Lella De Marchi ha pubblicato in questi giorni la sua ultima raccolta di poesie PAESAGGIO CON OSSA, postfazione di Caterina Davinio e d’Arcipelago Itaca.Il titolo richiama la famosa raccolta di poesie di Montale, gli “Ossi di seppia”, con l’esistenza ridotta all’essenza, levigata e logorata fino a giungere al nocciolo, all’essenzialità. Lella De Marchi è una poetessa minimalista, alla ricerca della verità, sviscerata, nell’uomo. Una ricerca che fa pensare alle sequenze di Alain Resnais. Scrive nel primo testo la De Marchi: “…paesaggio/con ossa, vita che vive senza ornamenti, vita che vive solo di sé”. Ma la raccolta coglie questa essenza in un’ottica di emarginazione sociale e disagio psichico, che sfugge alla sociologia, intesa come scienza ufficiale, per imboccare una strada che non perde di vista la dimensione propria e unica dell’individualità. Lella De Marchi rivive la sua esperienza in un progetto di lavori socialmente utili, per portare aiuto e vicinanza a una ragazza disadattata che vive sola in una roulette. Ma che insegnamento ricava la poetessa da quella esperienza? La poesia, e questa è la caratteristica di Lella De Marchi, soppesa la corporeità della ragazza, Malina, sfinita dagli stenti, e supera l’aspetto strutturale degli operatori sociali. Scrive a tal proposito Caterina Davinio: “Mi chiedo se gli occhi inquinati d’amore non fossero gli stessi con cui Pier Paolo Pasolini guardava i ragazzi di vita, avvertendo la propria diversità prima della diversità dell’altro”. E Lella De Marchi: “Non so eludere la sorveglianza del cuore, la consonanza/ di fronte a te che mi guardi per niente smarrita sembro/ un’anguilla, che in ogni postilla vuole fuggire da sè”.

 

 

 

IL VENTO I GIORNI è il titolo del romanzo di Fabio Fiori, scrittore riminese, autore prolifico che, con la casa editrice Italic Pequod, ha pubblicato questa storia ricca di sentimenti e vicende temporali. Il luogo è Ancona, da dove, come su un’isola,si vede sorgere e tramontare il sole sul mare. Protagonista è Cosimo, solitario pilota portuale. Vi è un triangolo fra Cosimo, non sentimentale con due donne, delle opposte rive dell’Adriatico, un mare d’oriente screziato dal vento. Due donne che schiacceranno tutte le certezze esistenziali di un uomo che ha cercato di capire il perché delle tragiche vicende balcaniche di fine Novecento. Ne emerge l’animo dei marinai, fatto di attesa e di atmosfere noir, con gli odori e i sapori di un antico porto mediterraneo. “Quel luminoso azzurro, che tante volte aveva lenito sofferenze, ora gli era indifferente. Non c’era possibilità di fuga. Non immaginava rotte che potessero portarlo lontano. Le voci di Anna e Vesna lo legavano a precise responsabilità, che sentiva sue come non gli era mai accaduto”.

 

 

Il tema del mare, delle due sponde adriatica e tirrena è alla base del romanzo di Ermanno Pierpaoli, scrittore milanese, fanese d’adozione, dal titolo IMPRONTE SULLA SABBIA. Un romanzo che è una recerche secondo la tradizione francese, e una pellegrinazione secondo i canoni medievali italiani. Pierpaoli è uno scrittore che ricerca l’AMORE, ed anche in questo romanzo un  vecchio, ormai vicino alla morte, lascia la sua casa di Fano e la sua famiglia, per compiere un viaggio immaginario, calvinamente parlando, o spirituale, con un sacco a pelo e un’ampolla piena di acqua del mare Adriatico da versare nel Tirreno, dove molti anni prima, conobbe una ragazza, il suo primo grande amore. Una peregrinatio, come una via crucis, fatta di dolori e sofferenze, ma anche di speranze, verso le nuove generazioni. Il vecchio troverà, e questa un’utopia, il grande amore?

 

Marco Ferri autore fanese, ha pubblicato da Italic Pequod una raccolta di racconti dal titolo VECCHI SCEMI. I personaggi di questi tredici racconti brevi tendono tutti verso un’età adulta o molto adulta e in genere si sentono esclusi se non diversi. Racconti sulla solitudine? Apparentemente sì, ma in realtà nessun personaggio è proprio vecchio-vecchio, mentre le cose intorno a loro invecchiano repentinamente. Così i personaggi di questo libro hanno sguardi disincantati e crudi. E sono invecchiati proprio per guardare oltre le cose. Premure: “Mentre guarda con insistenza qualcosa, ma senza capire che cosa e forse senza vedere, le parole improvvisamente gli sembrano chiare, anche quelle non dette”.

 

Paolo Montanari

 

 

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