Maddalena Crippa al teatro Rossini con Richard II di William Shakespeare

 

Maddalena Crippa è una delle attrici più interessanti nel panorama teatrale internazionale. In questi giorni è a Pesaro, nell’ambito della stagione di prosa 2017/18, al teatro Rossini con Richard II di William Shakespeare, per la regia di un altro grande del teatro e cinema, Peter Stein, che ha realizzato anche la riduzione dal dramma shakesperiano. Maddalena Crippa e un bravissimo cast di attori della produzione del Teatro Metastasio di Prato, hanno portato sulla scena un inquietante interrogativo, molto attuale: E’ legittimo deporre un sovrano Legittimo? Non è un semplice gioco di parole. E’ un fatto politico che avviene di frequente nel mondo, soprattutto in quelle strutture democratiche deboli. E di esempi ne abbiamo avuti tanti. Si pensi a Pinochet in Cile. La Crippa riporta con forza la drammaturgia del genio di Stratford on Avon, che in realtà è sì un re legittimo, ma è anche un  tiranno. Shakespeare nelle sue tragedie dedicate ai re, svolge un ruolo di accusatore o meglio vuole analizzare i loro vizi, le debolezze e la pazzia. In Richard II, il re tiranno è un giocatore che bleffa con i suoi sudditi. E’ un attore nato. Quando il suo rivale gli prenderà il regno, la situazione non cambierà di molto. Perché sarà un usurpatore a prendere il potere, generando un meccanismo psicologico (la psicologia di massa) che si basa sulla investitura dal basso del futuro re Enrico IV, Una teoria questa che si rifà all’empirismo di Guglielmod’Occam e si contrappone, in un passaggio graduale e straziante da un ‘ottica medievale, che riprende il pensiero di sant’Agostino, la regalità a quella più moderna del consensus gentium. In Richard II Shakespeare arriva ad un approdo così tragico che non sarà più raggiunto nelle altre tragedie dedicate ai re. E anche lo spettacolo messo in scena da Peter Stein gioca in questo contrasto: da una parte i tre zii di Richard rappresentano il passato, il medioevo, veri e propri personaggi metaforici; dall’altra vi è una situazione allusiva molto significativa con il giardino dell’Inghilterra in rovina che apre ad un nuovo orizzonte. La nascente borghesia. Scrive Peter Stein nella sua nota di regia: “Anche la profonda malinconia dell’ultimo monologo di Richard, quando è in carcere, dove parla dell’inutilità e della mancanza di senso dell’esistenza umana, ci può toccare in modo più commovente”. E ce lo rende più vicino e attuale.

 

Paolo Montanari

Foto di Paolo Porto

 

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