Conferenza su Immigrazione, Emigrazione e Integrazione nella sala storica della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Pesaro

 

Sala della storica sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Pesaro, gremita di persone per la conferenza su Immigrazione, Emigrazione e Integrazione, alla quale hanno partecipato il sen. Palmiro Ucchielli, sindaco di Vallefoglia, Paolo Moretti, storico e vice Presidente Iscop, Alessandro Bettini, consigliere comunale di Pesaro e Gianluigi Storti, presidente nazionale “Oltre le Frontiere” e responsabile dell’Ufficio Problemi sociali e del lavoro dell’Arcidiocesi di Pesaro. Moderatore il giornalista Paolo Montanari. Dopo i saluti del presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso, Emilio Melchiorri, che ha spiegato in sintesi la stria del sodalizio pesarese e le finalità attuali, e il saluto del vice presidente Mauro Ruggieri, è iniziato l’incontro pieno di spunti e di riflessioni. Montanari nell’introdurre l’aspetto dell’emigrazione, in particolare quella giovanile, con la cosiddetta fuga dei cervelli, ha evidenziato come attualmente secondo il dossier statistico di Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e confronti, attualmente vi sono 285.000 giovani emigrati, che raggiungono i livelli postbellici. Questo significa non solo la perdita di risorse lavorative, ma anche di investimenti persi dallo Stato e alle famiglie: 90.000 euro per un diplomato, 170.000 per ciascun laureato e 228.000 euro per ogni dottorato di ricerca. E i flussi non corrispondono ai dati delle anagrafi comunali, per cui paesi come la Germania e la Gran Bretagna hanno stimato che il numero fornito dall’Italia va moltiplicato per 2,5. Il sen.Ucchielli ha sottolineato che stiamo vivendo uno dei momenti più difficili da un punto di vista economico, sociale e politico, per una molteplicità di questioni. E il sindaco di Vallefoglia, spesso sulle cronache giornalistiche per le problematiche spesso divenute polemiche con la Prefettura e Questura, sul numero di immigrati nel suo territorio. Vi è una fragilità economica nel tessuto urbano che ha comportato negli anni passati un’immigrazione incontrollata in Vallefoglia anche parte di italiani e, attualmente, il comune che comprende Colbordolo e SantìAngelo in Lizzola presenta una popolazione che non è più locale Dunque la fuga di cervelli e di forza lavoro verso i paesi esteri si giustifica per questa incertezza politica e di cui molte responsabilità sono delle organizzazioni internazionali come l’Onu, che si devono contretamente interessare di queste problematiche. Se si confronta la popolazione eterogenea del comune di Vallefoglia e quella di Pesaro, si potrà vedere che nel capoluogo di provincia la popolazione è più stabile. “Quotidianamente, ha continuato Palmiro Ucchielli, mi devo confrontare e anche scontrare contro i problemi dell’integrazione scolastica, del lavoro. Ma questi hanno una valenza generale e dovrebbero essere affrontati dagli organismi preposti. Sono stato accusato di essere divenuto un sindaco di destra. Ma è solo demagogia, perchè basterebbe ragionare sui singoli problemi. Spesso si adopera il teorema: immigrati uguali a delinquenti. Ma è falso perché l’integrazione nei matrimoni, nelle scuole e nel lavoro, ha anche aspetti positivi. Il 14,1% dei matrimoni sono misti e di questi il 77,1% la sposa è straniera. Nella scuola del comune di Vallefoglia l’integrazione scolastica al tutto il 2016 è del 9,2% e gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia sono il 58,7%. Da qui la necessità di applicare lo ius soli. Nel mercato del lavoro i dati sono negativi con una popolazione di inattivi che comprende famiglie italiane e straniere che supera il 51,8% e con salari per stranieri che sono sulla media di 965 euro. Vi è poi la fascia degli inattivi, per esclusione dal mercato del lavoro, che raggiunge il 57,2% per gli stranieri,quasi in totalità donne e il 47,6% italiani. E nel nostro piccolo vi sono anche i net, di cui 3 giovani su dieci, che non cercano lavoro, sono extracomunitari. Di fronte ad una galassia di problemi così ampia, che cosa può fare un amministratore, se non arginare in alcuni casi le presenze di stranieri quando superano la media abitativa del comune e cercare gli strumenti idonei per l’integrazione?”

Per il prof.Moretti dell’Iscp, la problematica va vista in prospettiva storica, che analizza nei secoli la storia delle migrazioni. Non c’è da stupirsi se oggi vi sono questi flussi migratori, apparentemente diminuiti per il decreto Minniti, ma che sono già all’angolo per riprendere ancora più massicci. Viviamo in un sistema di entropia con uno stato di disordine che si accresce. A partire dal Cinquecento e nel Seicento vi sono stati sempre più forti flussi di persone (50-55 milioni) che hanno lasciato l’Europa per il Sud America, Nord America e Africa . E’ l’emigrazione delle tre M: mercanti, missionari e militari. A cavallo fra Ottocento e Novecento, l’Italia ha visto espatriare più di 16 milioni di persone dirette in Usa, Canada, Argentina, Brasile Australia. Dalla colonizzazione e alla decolonizzazione si passa alla fase inversa di immigrazione verso i paesi europei e anche in Italia. Siamo negli anni settanta. Da qui tutta una serie di problemi già evidenziati che si possono riassumere in costi sociali, indennità culturale/salari bassi/ welfare; costi per la sicurezza: rapporto 5 su 1 reati stranieri/italiani regolari; costi economici con la realizzazione di centri di accoglienza, alberghi e integrazione scolastica, in parte professionale regionale. E vi è il rovescio della medaglia con i fenomeni di razzismo e xenofobia che esclude il diverso. Questi fenomeni vanno analizzati su base di decisioni condivise e non ricatti. Di fronte a fenomeni esodali quali i flussi immigratori, si tralascia la dimensione scientifica che riempie con contenuti quelle frasi e temini illusori come è spesso l’integrazione. L’analisi deve poi anche essere antropologico-sociale, dove l’immigrazione viene vista come dovere morale, con il rispetto delle regole e delle leggi e gli immigrati solo in parte arrivano solo perchè obbligati da fame e disperazine, ma anche perchè si vive meglio. Allora il problema non è di fermare la storia o bloccare i fenomeni migratori. Il problema è di trovare il modo di gestirli: nessun Paese ha mai accettato un’immigrazione indiscriminata.

Per Alessandro Bettini consigliere comunale di Forza Italia, la politica degli ultimi 15 anni non ha risolto i problemi sociali ed economici del nostro Paese. Dalla fuga dei cervlelli all’estero, al j’accuse contro l’Euro, i governi che si sono succeduti hanno tolto la voglia di lavorare agli italiani. Burocrazia spaventose, tassazioni eccessive, controlli asfissianti e una magistratura con inchieste sproporzionate. Abbiamo una classe politica incapace di intendere e di volere. Si parla tanto del decreto Minniti, ma se andiamo il programma di Forza Italia dal titolo Italia più sicura!, non si erano già presentati con Alfano i punti programmatici ripresi dal Pd?

Per Gian Luigi Storti analista, sindacalista e profondo conoscitore della Dottrina sociale della Chiesa, la realtà attuale va vista come una mappa di pensiero. L’immigrazione non è una politica settoriale. L’emergenza durerà ancora altri anni sempre con continui flussi d’ingresso. Il problema di fondo è di stabilire delle regole per una società inclusiìva o eslcusiva.

 

Paolo Montanari

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