Ragioni dell’invito a partecipare alla manifestazione pacifista di sabato 4 Novembre alle ore 18


 

Pesaro, p.le Collenuccio, davanti alla lapide dei caduti della guerra di liberazione

Nell’occasione verrà letta la poesia “I partigién” del poeta romagnolo NINO PEDRETTI (lui stesso partigiano), per il quale intendiamo chiedere al Comune (che lo ha definito “pesarese d’adozione” fin dal 2015) l’intitolazione di uno spazio pubblico (scuola o altro).

Trattandosi di una poesia scritta da un partigiano sul significato della Resistenza, speriamo di ottenere in quella occasione la presenza di una delegazione dell’ ANPI Pesaro.

E’ quindi per noi molto importante che quel giorno ci sia una partecipazione significativa. Vi preghiamo perciò non solo di partecipare, ma anche di diffondere fra parenti e conoscenti l’invito a partecipare. Ancor meglio sarebbe entrare a far parte del gruppo dei promotori.
Gli INSEGNANTI, in particolare, potrebbero forse trovare il modo di far conoscere l’iniziativa ai propri alunni, cercando di invogliarli a partecipare.

Incolliamo qui sotto il testo della poesia di cui si parla (l’originale
è in dialetto romagnolo, segue una traduzione in lingua italiana).

Luca Bartolucci
Luciano Capitini
Elio Giuliano
Alberto Milazzo
Anna Pedretti
Riccardo Paolo Uguccioni

I partigièn

Un n’è par véa d’la gloria
sa sém andè in montagna
a fè la guèra.
Ad guèra a sémi stoff,
ad patria ènca.
Evémi bsogn ad déì:
lascés el mèni lébri,
i pii, gli òcc’, a glu urèci;
lascès durmèi ‘nt e fén
s’una ragaza.
Par quèst avém sparè
a’ s sém fat impichè
a sèm andè a e’ mazèll
pianzènd ‘nt’ e’ còr
e al labri ch’al tremèva.
Mò ènca a savémi
che a pét d’un boia d’un fascésta,
neun a sémi zènta
e lòu del mariunèti.
E adèss ch’a sém mort
n’u rumpéis i quaieun
sa ‘l cerimòni,
pansè piutòst m’i véiv
ch’ì n’apa da pérd ènca lòu
la giovinezza.

“I partigiani” di NINO PEDRETTI

Non per ragioni di gloria
andammo in montagna
a far la guerra.
Di guerra eravamo stufi,
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, e orecchie;
lasciateci dormire nel fieno
con una ragazza.
Per questo abbiamo sparato,
ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello piangendo nel cuore,
con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo
che, di fronte ad un boia fascista,
noi eravamo persone
e loro marionette.
E adesso che siamo morti non rompeteci i coglioni con le cerimonie,
pensate piuttosto ai vivi
che non abbiano a perdere anche loro
la giovinezza”.

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