Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

 

Una settimana ricca di film di qualità, nelle sale cinematografiche pesaresi. Iniziamo con il film di Paolo Taviani, sceneggiato con il fratello Vittorio, Una questione privata, dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio. Un film bello sia da un punto di vista interpretativo che di ambientazione. Ma non ci sorprende più di tanto, visto che i fratelli Taviani con il loro cinema politico e utopico sono nel panorama internazionale cinematografico dagli anni Settanta. Veniamo alla storia e al film. Tornando alla villa dove ha conosciuto l’amata Fulvia, il partigiano Milton scopre che forse tra lei e il suo migliore amico Giorgio, anche lui partigiano combattente, potrebbe essere nata una storia d’amore. Nel tentativo di ricevere da Giorgio un chiarimento, Milton si avventura in un viaggio attraverso il paesaggio nebbioso delle Langhe e un iter di riflessione esistenziale, dove l’elemento della barbarie della guerra diviene dominante e una denuncia aperta. Vi è una tradizione cinematografica di autori registi come Francesco Rosi, Uomini contro, Ermanno Olmi Torneranno i prati, in cui lo sfondo della guerra, o prima o seconda mondiale non importa, diviene un j’accuse al potere, ai comandi militari. In particolare, i Taviani raccontano il tempo di guerra, rifiutando di concentrarsi sull’azione bellica e depurando la Storia di ridondanze che sarebbero solo elementi eccessivi alla storia umana di Milton. Come in Così ridevamo di Gianni Amelio, la narrazione cinematografica di Una questione privata procede per episodi chiave, momenti e personaggi che incarnano la Storia e la condizione umana nella sua essenza. Sequenza clou è l’incontro di Milton con i genitori, scena muta ma di grande intensità; un’altra sequenza è quella della bambina scampata al massacro dei fascisti che, abbracciata al corpo senza vita della madre, si alza va a bere e poi ritorna in una simbiosi corporea da non scordare. Con Una questione privata i Taviani rivisitano il loro cinema e in particolare La notte di San Lorenzo, con grande rigore filologico, recuperando spazi e silenzi che, pur non essendo di moda, restano pause necessarie nel Cinema con la c maiuscola.

 

 

Il mio Godard, di Michel Hazanavicius è un omaggio ad un grande maestro del cinema francese, nato nella corrente della Nouvelle Vague, ma poi resosi sempre più autonomo e originale. In particolare, si tratta del ritratto di Godard visto attraverso gli occhi dell’allora giovanissima moglie Anne Wiasemsky. Tanti i temi politici e sociali che legano Godard al suo tempo e di conseguenza al cinema: il sessantotto, il maoismo, le proteste contro la guerra in Vietnam, ma soprattutto la storia d’amore complicata fra Anne e Jean Luc. Già il regista Hazanavicius aveva compiuto un vero miracolo cinematografico con The artist, dimostrando di essere eccellente nelle rivisitazioni di personaggi artistici. Ma qui in Il mio Godard si analizzano le storie del regista e non la sua opera, che è più conosciuta ed interessa i suoi ammiratori e i cinefili di tutto il modo. E’ questo il rischio e limite del film.

 

 

Un altro film thriller, dopo L’uomo di neve è dello scrittore, divenuto regista, sceneggiatore e produttore, Donato Carrisi, con il film La ragazza nella nebbia. La scomparsa di una ragazzina da un villaggio montano apre una inchiesta, di cui Carrisi è maestro, da parte di un ispettore che ha una forte reputazione professionale e dimestichezza e amicizia con i mass media. Una famiglia new entry del piccolo villaggio è la sospettata numero uno. Fedele al suo motto “la prima regola di un grande romanziere è copiare”, Carrisi, riprende il movie cult di David Lynche e David Fincher autore di Seven, passando per Una pura formalità di Giuseppe Tornatore. Un film che non è meglio del libro, perchè vi à un affastellamento delle trame e sottotrame e una eccessiva sottolineatura esplicativa della vicenda.

 

Paolo Montanari

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