“Signore e signori, il Fascistellum è servito”

 

Davvero c’era ancora qualcuno disposto a pensare che un parlamento composto da nominati e trasformisti potesse dar vita ad una legge elettorale rappresentativa e proporzionale degna di questo nome? Davvero no! Il Rosatellum-bis è il perfetto risultato della peggiore classe politica e parlamentare che la nostra repubblica potesse esprimere. E non dovrebbero meravigliarsi nemmeno i passionari grillini, passionari sì, ma pur sempre ingenui e sprovveduti nella loro inossidabile fede nel loro mentore, capo, guru genovese. Un’invereconda accozzaglia tra Renzi, Berlusconi e Salvini: triumvirato che annuncia già mirabolanti prove di governo, saltimbanchi pronti a tessere qualsiasi tipo di accordo pur di mantenere e rafforzare il loro potere ed i loro privilegi. Un pateracchio di maggioritario e proporzionale, collegi uninominali e plurinominali, soglie di sbarramento, listini sostanzialmente bloccati, coalizioni di liste per l’uninominale ed al tempo stesso, sempre le stesse liste in acerrima competizione per il proporzionale, no al voto disgiunto: insomma, un bizantinesco rebus per creare confusione ed ingovernabilità. Una sorta di gattopardesco escamotage, cambiando le regole del gioco affinché nulla in realtà cambi e questa pessima classe politica possa prosperare sulle ceneri di un Paese ormai esangue. Con una velocità ed un tempismo inusitati, a pochissimi mesi dal voto, prende forma il Rosatellum-bis, dal nome del “celeberrimo costituzionalista e parlamentare” piddino, una legge elettorale che farebbe rabbrividire anche la Legge Truffa del 1953 sotto il governo De Gasperi che, nonostante il nome, non subì almeno l’onta di essere stata approvata col voto di fiducia. Dobbiamo quindi tornare alla legge elettorale del ventennio fascista del 1923, la legge Acerbo, legge voluta da Mussolini per assicurare al partito fascista una solida maggioranza parlamentare per ritrovare un simile colpo di stato strisciante. E sì, sembra proprio che al peggio, in questo Paese, non ci sia mai fine: povera Patria!

La sezione pesarese del PCI, attraverso i suoi iscritti e simpatizzanti, ribadisce la sua netta e totale opposizione ad una legge elettorale truffaldina e incostituzionale, che inevitabilmente amplierà, anche nel nostro territorio, la frattura tra cittadini e classe politica dirigente, contribuendo ad esacerbare la disaffezione della società civile e dei lavoratori nei confronti del Parlamento e delle Istituzioni repubblicane.

 

Claudio Nigosanti

Partito Comunista Italiano

Sezione di Pesaro

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