Pesaro rende omaggio ad Antonio Gramsci con una lectio magistralis di Massimo Raffaeli. Con foto

Antonio Gramsci

 

 

L’Università dell’età libera di Pesaro, presieduta dal dottor Maurizio Sebastiani, ha voluto rendere omaggio al grande intellettuale e uomo politico Antonio Gramsci a 80 anni dalla morte, con una conferenza che ha avuto luogo a Palazzo Ciacchi, una vera lectio magistralis del critico letterario Massimo Raffaeli, una delle voci più autorevoli a livello nazionale.

 

Massimo Raffaeli

 

Titolo dell’incontro “Pasolini: Le ceneri di Gramsci”. Ad introdurlo il prof.Marco Savelli, del comitato organizzativo dell’Università dell’età libera, che ha ricordato in sintesi le tappe principali della vita di Gramsci che nel 1919 fondò a Torino la rivista Ordine Nuovo. Nel 1924 divenne segretario nazionale del Partito Comunista Italiano e nel 1926 venne arrestato dai fascisti e dal carcere non uscì più fino alla morte avvenuta nel 1937. Ancora oggi Gramsci è l’autore italiano più studiato al mondo e, guarda caso, poco ricordato in Italia. I suoi Quaderni dal carcere rappresentano ancora un insegnamento civile e morale per il nostro Paese.

 

Pier Paolo Pasolini

 

E allora perchè non collegare con un cordone ombelicale simbolico Gramsci al più grande intellettuale italiano del secondo Novecento: Pier Paolo Pasolini? Perchè Pasolini lesse Gramsci e con le Ceneri di Gramsci, il suo saggio che dedica a lui dedicato, creò un dialogo immaginario e reale allo stesso tempo. Per Massimo Raffaeli Le ceneri di Gramsci rappresentano una tappa importante della riflessione politica e sociale di Pasolini. Il libro fu pubblicato nella rivista Nuovi Argomenti diretta da Giorgio Bassani. Siamo nel 1949, Pasolini con la madre Susanna fugge, destinazione Roma e nel 1950 si trova nel cimitero acattolico della capitale e va sulla tomba di Antonio Gramsci.

 

Roberto Longhi

 

 

Giorgio Morandi

 

Per Pasolini quella fuga da Bologna dai suoi maestri, Roberto Longhi e Giorgio Morandi, è da una parte un trauma e dall’altra una forma di catarsi culturale per allontanarsi dalla condanna infieritagli e che avrà delle continuazioni giudiziarie anche a Roma. La capitale e le sue periferie dove Pasolini ritrova le immagini della luce che aveva scoperto nella poesia del Pascoli, tesi che poi andò perduta. Pasolini dopo l’esperienza poetico dialettale di Casarsa, paese dove è nato, diventa a Roma uno straordinario maestro socratico, che si pone molte domande e dà risposte laconiche ma anche taglienti. E’ il Pasolini che ammira Gramsci, che utilizza la lingua pura dell’essere, una poesia dialettica che è usata in politica. Pasolini si iscrive al PCI, ne esce fuori per una cultura speculare dello stesso partito, ma in seguito viene ripreso dal partito che comprende l’importanza della riflessione di Pasolini,  non solo in campo culturale, ma anche in capo socio-politico. Pasolini, uomo di sinistra, ma che si professa sempre cattolico, e la dimostrazione sono i suoi capolavori nel cinema da Accattone, a Ricotta, da Mamma Roma al Vangelo secondo Matteo, fino al film estremo 120 giornate di Salò, dove una luce salvifica cerca di penetrare nella disperazione dei personaggi. Ma tornando a Gramsci, perché Pasolini è attratto dal grande intellettuale sardo? Perché Gramsci è la sintesi di due maestri di Pasolini: Longhi e Contini. Pasolini sente la necessità di ripercorrere l’iter letterario che da Dante con plurilingue, arriva a Pascoli. E anche Gramsci è l’intellettuale che ripercorre la storia letteraria italiana con un guizzo geniale di valorizzare il folclore del popolo, che in Pasolini si rifà al valore del dialetto. Ma l’entusiasmo per l’opera di Gramsci presto scemerà e la corporeità pasoliniana si dissolve nel mondo. Una visione che pone una domanda cruciale: essere o voler essere. Essere o avere, che poi sono le riflessioni dell’ultimo Pasolini. Ma intanto le Ceneri di Gramsci sono per un breve periodo, perché Pasolini comprenderà anche l’illusione gramsciana, un recupero di Pascoli, Foscolo e Rebora e il recupero delle semirime. Un poemetto, Le ceneri di Gramsci, che preannuncia una lacerazione che rimane tale.

 

Paolo Montanari

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