Visti per voi, rubrica di cinema di Paolo Montanari. Con traler

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=-nA3PMGnfAo

 

Il sociale è ancora tra i temi più ricorrenti nelle programmazioni cinematografiche dei cinema pesaresi. Al cinema Solaris viene presentato il film L’equilibrio del regista Vincenzo Marra. Lo sfondo ancora una volta è la Campania con i suoi mali e omertà, o meglio “il farsi i fatti propri”. E’ questo il filo conduttore della storia di Don Giuseppe, parroco a Roma, che chiede di essere trasferito nella sua terra d’origine, la Campania, Ponticelli e le periferie esistenziali in senso simbolico, ricordateci da papa Francesco. Il sacerdote che volutamente era voluto scappare dalla capitale per sottrarsi da un possibile sviluppo amoroso, si trova ad affrontare un mondo nuovo e drammatico: lo spaccio di droga, la prostituzione, la pedofilia e le discariche abusive dei rifiuti. E allora sorge in lui il dilemma: scontrarsi contro questa realtà o chiudere gli occhi,per il giusto equilibrio, come aveva fatto per tanti anni il suo predecessore, don Antonio? Giuseppe, affronta la via più onesta e difficile, ma il risultato sarà il suo trasferimento. Con il suo linguaggio nitido e tradizionale, Marra ha presentato questo film a Venezia, riscuotendo buoni consensi dalla crititca. Con questo film Marra affronta uno dei temi più scottanti e spinosi nell’Italia cattolica, il ruolo della Chiesa nel rapporto con la malavita organizzata. E lo fa a grado zero raccontando la storia di un sacerdote pragmatico e coraggioso, un ariete e forse su questo aspetto esagera un po’, perchè di fronte alle minacce tutti possono avere delle debolezze. Una traiettoria narrativa spietata e lucida, dando un colpo di scure anche contro la Chiesa che svolge un ruolo di giudice condannando solo il malaffare che non interessa più alle organizzazioni malavitoe.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=0Ydbx0Jol14

 

Sempre al cinema Solaris spazio alla grande lirica, con il film tutto marchigiano: Un uomo e una voce, dedicato alla vita di Beniamino Gigli, e realizzato dal regista Conti per alcune sequenze nella splendida villa Gigli, dove il giovane Gigli incontra la contessa che gli consegnerà una lettera per un nobile romano che dovrà introdurlo nella vita musicale della capitale. Oltre alle locations della villa, gli oggetti e il pianoforte utilizzato da Gigli per i vocalizzi e le prime esecuzioni liriche. Un film che si basa su flash in parte in bianco e nero e e in parte a colori, per ricordare la vita di uno dei più grandi tenori del Novecento. Si vedono i palazzi nobiliari di Recanati, il contatto fra il giovane Gigli e la contessa Antici che fu erede della nobile dinastia della madre di Giacomo Leopardi. E nel film vi è un omaggio al Leopardi con la sequenza del famoso colle, lo squarcio di casa Leopardi, il duomo di Recanati, dove il padre di Beniamino Gigli lavorò e indirettamente influenzò sulla vocazione lirica del figlio, che dal coro parrocchiale ben presto si spostò in teatro fino ad arrivare a Roma, dove l’ultimo suo maestro, interpretato dal tenore pesarese Enrico Giovagnoli, ne determinò la consacrazione vocale e così aprendoli virtualmente le porte dei più importanti teatri del mondo. E le sequenze finali tratte da documenti d’archivio testimoniano questo successo internazionale. Rimane un aspetto quello sentimentale che il film ci mostra in maniera fugace ma intima. L’amore giovanile di Beniamino a Recanati con la dirimpettaia Giuseppina Scorcelli, che ricorderà per tutta la vita quel suo primo amore, anche quando Gigli diventerà famoso. E ancora oggi lo scrittore Ermanno Pierpaoli, ricorda con emozione e affetto quei momenti che visse la madre Giuseppina giovanissima accanto al sedicenne Beniamino e conserva gelosamente alcune lettere di quel semplice epistolario d’amore e preziosi dischi, contenenti le prime registrazioni di opere di Gigli. Poi l’amore sfortunato del tenore marchigiano con una telefonista, finito in un letto di ospedale per la sfortunata ragazza.

 

Paolo Montanari

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