Glottologia e toponomastica: perché parlare di indoeuropeistica?

 

 

 

 

Martedì 19 settembre alle ore 17,30 presso la sala degli incontri di Confindustria Pesaro e Urbino (g.c. – via Cattaneo 34, Pesaro)  il prof. Augusto Ancillotti, già ordinario di Glottologia e Linguistica Generale, terrà il primo incontro del breve ciclo Glottologia e toponomastica. Perché parlare di indoeuropeistica?, organizzato dall’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca Oliveriana”.

 

L’analisi toponomastica presenta problemi di vario genere che si collocano su due piani: quello generale dell’etimologia, e quello particolare delle peculiarità semantiche del nome proprio.

L’analisi etimologica è governata da regole ben precise, proprie della linguistica genetica, detta anche linguistica comparativa o glottologia. L’etimologia consiste nel riconoscere la struttura morfologica e la struttura semantica che una parola aveva quando fu varata come “neologismo”. E solo riconoscendo la struttura morfologica della parola, oltre alle sue peculiarità fonologiche, si può tendere di assegnarla ad una lingua o ad un’altra.

Ogni lingua possiede un proprio DNA, costituito dall’insieme delle sue corrispondenze costanti con il modello di riferimento (nel caso delle lingue dell’Italia, il modello si chiama “indoeuropeo”). Il linguista riconosce in ogni parola l’avverarsi o meno di quel DNA: e le parole in cui il DNA non appare rispettato, sono necessariamente voci entrate da una lingua diversa da quella che le utilizza, cioè si tratta di prestiti.

Quindi, non è certo sulla somiglianza superficiale che si può basare una procedura etimologica.

I problemi specifici della toponomastica comportano una serie di altre conoscenze e regole che devono

guidare l’indagine. È necessario per esempio porre precise limitazioni ad ogni livello: dal numero e tipo delle lingue a cui far riferimento, alla tipologia dei referenti possibili. Eccone alcune.

  1. La toponomastica riflette sempre il modo con cui “la gente del posto” chiama i luoghi nella pratica quotidiana.
  2. La toponomastica riflette la lingua della popolazione femminile, perché nel passato la regola era che i figli

imparassero a parlare dalle madri e dalle donne di casa.

  1. La “resistenza” di una denominazione di luogo è molto diversa a seconda della classe onomastica: quella degli idronimi è la classe più stabile e meno esposta a sostituzioni, quindi più conservativa e perciò fatta di voci estremamente arcaiche; i nomi delle grandi montagne (Catria) sono molto conservativi, mentre non lo sono quelli dei poggi (Colle Bruciato), che si identificano facilmente con un’area ridotta o un singolo proprietario; i nomi degli abitati sono più esposti al ricambio, e seguono più facilmente di altri toponimi il succedersi delle lingue nell’area.

Solo se si recupera la “parola” nella sua pienezza di segno, significante + significato, potremo sperare di aver proposto un’etimologia ad un toponimo. E solo riconoscendo la pertinenza della forma ad uno strato linguistico specifico si può sperare di coglierne il significato “originario”.

 

Augusto Ancillotti, laureato in sanscrito nel 1971 e professore ordinario di Glottologia e Linguistica Generale oggi a riposo, ha insegnato presso le Università di Milano, Mogadiscio e Perugia, dove è stato anche prorettore e dove ha presieduto il corso di laurea in Scienze della comunicazione.

Negli anni 2010-2013 è stato presidente di Professione Comunicatore. Associazione Professionale dei Comunicatori, periodo durante il quale ha svolto anche la funzione di coordinatore del Gruppo di lavoro per le professioni della Comunicazione presso la UNI (Ente Nazionale per l’Unificazione), Milano, che ha prodotto la norma “UNI 11483 Attività professionali non regolamentate ‐ Figura professionale del comunicatore ‐ Definizione dei requisiti di conoscenza, abilità e competenza”.

Dal mese di giugno 2014 è assessore alla Cultura del Comune di Gubbio.

Nell’ambito della ricerca scientifica si è occupato di analisi del “livello profondo” logico-semantico, di toponomastica, di pragmatica del testo, di teoria della linguistica genetica, di formazione delle lingue indoeuropee: cassitico, trace, umbro.

E’ autore di un centinaio di pubblicazioni accademiche, tra cui il manuale universitario Elogio del variabile. Introduzione alla linguistica storica (Guerini, Milano 1988) e la completa traduzione commentata delle Tavole Iguvine (Augusto Ancillotti-Romolo Cerri, Le tavole di Gubbio e la civiltà degli Umbri, Edizioni Jama, Perugia 1996).

Al di fuori dell’attività accademica ha tenuto decine di corsi professionalizzanti nell’ambito della formazione alla comunicazione e della scrittura professionale; è stato promotore di turismo culturale e divulgatore scientifico, favorendo la conoscenza delle radici del mondo umbro attraverso eventi culturali pubblici e tenendo innumerevoli conferenze e incontri dedicati alla divulgazione della ricerca di ambito linguistico.

Recentemente si è dedicato anche alla scrittura d’evasione, pubblicando il romanzo di formazione Lo sguardo lungo (Edizioni Jama, Perugia 2013), i romanzi storici Pane di farro (Edizioni Jama, Perugia 2013) e La mano del dio, (Morlacchi Editore, Perugia 2016), e redigendo due pièces teatrali sul mondo degli antichi Umbri e delle Tavole Iguvine, rappresentate a Gubbio nell’estate del 2015 (Le parole venute dal passato) e nell’estate 2016 (E fusero le parole sacre nel bronzo …).

Tutte forme, in verità, di didattica mascherata.

 

Il secondo incontro si terrà martedì 26 settembre alle ore 17,30 presso la sala degli incontri di Confindustria Pesaro e Urbino (via Cattaneo 34 – Pesaro).

 

 

L’iniziativa  è promossa dall’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani di Pesaro in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca Oliveriana”, con il patrocinio di Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino e Comune di Pesaro.

 

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili

Info: Biblioteca Oliveriana Pesaro, tel. 0721.33344; biblio.oliveriana@provincia.ps.it ; www.oliveriana.pu.it

 

 

Brunella Paolini

Biblioteca Oliveriana
Via Mazza, 97
61121 Pesaro (PU)
tel. 0721-33344
fax. 0721-370365
e-mail: b.paolini@oliveriana.pu.it

 

 

 

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