Alla Festa dell’Unità Il ministro dell’Interno Marco Minniti

Centro storico blindato per l’arrivo alla Festa dell’Unità tematica nazionale Enti Locali del ministrodell’Interno Marco Minniti. Ad accoglierlo il prefetto di Pesaro e Urbino dottor Pizzi, il questore di Pesaro, l’assessore regionale Minardi, l’assessore regionale Biancani, gli assessori comunali Vimini, Mengucci, Delle Noci e i dirigenti del Pd locale con il sindaco di Pesaro e presidente nazionale degli Enti Locali, Matteo Ricci. Certamente insieme alla notizia che il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi sarà a Pesaro domenica 3 settembre, alle ore 11, in piazzale Collenuccio per chiudere la kermesse pesarese, l’appuntamento con il ministro Minniti, sono i due appuntamenti, non solo politici, che hanno interessato il popolo di Sinistra e tanti pesaresi. E per Minnti il giusto riconoscimento internazionale di queste ore dopo tante sofferenze e isolamento italiano sul fronte dei flussi migratori. “Ormai siamo parte fondamentale dell’Europa. Quello che è accaduto in quesi giorni, ha sottolineato Minniti, è che ha avuto il successo non solo il governo, ma l’Italia. Vi è una data il 29 giugno che in un certo senso ha fatto da apripista a questi ultimi eventi, quando dovetti prendere una decsione immediata, sull’arrivo di 12.500 profughi in 36 ore. Non è certamente merito mio ma del sistema di accoglienza italiano efficiente che operavano in una situazione senza precedenti. La maggior parte di questi immigrati provenivano dalla Libia ma non vi era un libico. Allora fu necessario aprire un confronto immediato con i grandi paesi europei e la commissione europea per trovare un accordo con la Libia e leggitimamente di trovare un accordo unitario per uno sforzo umanitario nel Mediterraneo centrale. L’Italia ha fatto da apripista e come governo siamo andati in Libia e poi c’è stato l’incontro a Roma dei sindaci libici con il problema del traffico delle persone”. “L’italia, ha proseguito Minniti, ha cercato di indicare una strada per non essere lasciata sola ed avere un riconoscimento internazionale”. Alla domanda di quanti soldi seviranno per l’accordo con la Libia, il ministro Minniti, ha sottolineato: “Europa deve investire nel Mediterraneo centrale con una cifra che è paragonata a quella spesa per i paesi balcanici. Se riusciamo a far star bene l’Africa anche l’Europa starà bene. Dobbiamo intervenire sui paesi di provenienza, soprattutto anche con la formazione dei dirigenti dei paesi africani ho condiviso un progetto per formare dirigenti africani in maniera che possano tornare nei loro paesi con una mentalità nuova e organizzativa. Abbiamo rischiato un’instabilità economica e sociale in quei giorni di giugno, superati per la grande collaborazione fra governo e i sindaci. Si è maturata l’accoglienza che ha superato la paura dei profughi andandogli incontro e stargli vicino. I populismi della destra, di Salvini e Cinque Stelle invece si basano su una vicinanza per incatenarli nelle loro pseudo ideologie”. Ma questa apertura alla Libia e ad altri paesi africani non rischia un isolamento o abbandono degli italiani alla crisi econmica e disoccupazione giovanile? Per Minniti no perchè si creano un’ integrazione e aiuti che possono meglio favovire anche interscambi economici. Due principi sono alla base dello stesso decreto Minniti. la legalità e i principi di umanità che nella democrazia sono due facce della stessa medaglia. Infine lo ius soli che è un principio di civiltà e democrazia in un paese come l’Italia.
Paolo Montanari 

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