Il secondo concerto di Interludio si è trasferito dalla rocca in paradiso

 

 

 

 

 

E’ proprio vero il detto popolare: Pochi ma buoni. E’ sono stati molto fortunati gli spettatori forse anche coraggiosi, con le feste ferragostane già in corso e l’atmosfera del Rof, a venire a sentire il secondo concerto della serie Interludio promossa dall’Ente Concerti di Pesaro. Ma ne valeva sicuramente la pena, perché unico ed indimenticabile. Nello splendido scenario di Rocca Costanza, si è svolto un programma fra l’altro variegato e complesso, con un enfant prodige, Alisa Sadikova, arpista, che già in tenera età sbalordiva per i suoi arpeggi. Alisa ha solo 15 anni essendo nata a San Pietroburgo nel 2003. Strudia nella classe speciale del Conservatorio della sua città, sotto la guida di Karina Malleva. Ha seguito corsi di perfezionamento con Isabelle Perrin a Parigi e a Tignes ed è stata premiata in concorsi, tra cui il Concorso Internazionale Youthful (2010 a New York), Talenti musicali (2011 a Helsinki), Gran Prix Temirkanov nel 2012 a San Pietroburgo. Alisa è a arrivata nelle Marche da due settimane, ma ha avuto poco tempo per visitare l luoghi artistici e paesaggistici della nostra regione, perché facendosi imprestare l’arpa di qualche amica e collega pesarese, ha studiato fino a 12 ore al giorno. Accanto a lei la madre, una donna dalla lineatura russa nobless, che come Leopoldo Mozart accompagna, anzi gira le pagine della figlia che sta entusiasmando per le sue capacità artistiche tutti i teatri del mondo. Ed è difficile, ai tempi d’oggi, assistere a concerti di questo genere, con la crisi istituzionale soprattutto dei conservatori italiani, che di enfant prodige, ne producono se va bene con il contagocce. Il presidente dell’Ente concerti Chiocci ha definito Alisa, un angelo venuto dal paradiso, per tenere un concerto celestiale a Rocca Costanza e per poi ritornare in paradiso. E Federico Mondelci, direttore artistico dell’Ente Concerti, che ha eseguito dei brani con Alisa, ha evidenziato un’emozione e commozione che non si era mai visto da un artista di fama internazionale come lui. Ma prima di passare al bellissimo programma, evidenziamo ancora le tappe di questa ragazzina, che a vederla da vicino, sembrerebbe la bambina che tutti vorrebbero come una bambola. Alisa Sadikova nella sua carriera concertistica ha suonato in concerti da solista e con orchestra in Europa, Stati Uniti, Australia, con varie compagini, tra le quali i Virtuosi di Mosca, Orchestra internazionale giovanile ed altre, sotto la guida di importanti direttori come Spivakov, Stehnlucht e Wittner in prestigiose sale come il Carnegie-Hall di New York.

Il programma
L’excursus musicale che Alisa Sadikova ha voluto dare è stato variegato, fuoriuscendo dalla letteratura strettamente per arpa. Autori innanzitutto francesi, spagnoli e russi a cavallo fra Ottocento e Novecento. Quindi una scelta mirata, che, partendo dalla sonatina per arpa op.30 di Marcel Tournier, con i vaghi influssi classicistici, risente delle prime forme di impressionismo musicale, poi le Danse des lutins di Henriette Renie, in cui la musicista ha fatto immergere l’ascoltatore in momenti di impressioni minimaliste Poi il passaggio quasi travogente alla Danza spagnola di Manuel de Falla. Qui gli equilibri post romantici si spezzano per dare spazio alla fantasia, agli scherzi ai capricci, che la Sadikova ha eseguito magistralmente. Poi un intermezzo a due con Federico Mondelci, con cui ha eseguito per arpa e sassono, tre brani inediti del compositore Luigi Einaudi. Qui i mezzi toni strumentali hanno accompagnato una esecuzione ineccepibile, evidenziando i connotati musicali del compositore e musicista italiano. Ancora, per ritornare nel clima impressionista francese, Arabesque di Debussy. Il motivo principale assegnato al sassofono, diviene motivo di risonanza dell’arpa, che proprio per le sue caratteristiche tende a sviluppare come lunghezze d’onda i motivi stessi. Si è potuto ascoltare e vedere nella propria immagine soggettiva come tanti cerchi d’acqua che si sono allargati con la caduta del sasso. E questo era uno dei principi dell’impressionismo, soprattutto in pittura e musica. Poi Piazzolla, con le sue desolazioni, silenzi, che continua,sponstandosi in Argentina, a sviluppar i sentimenti umani. Infine un omaggio alla Russia, con la Fantasia da Evgenij Onegin di Cajkovskij nella trascrizione per arpa di Ekaterina Walter-Kuhne. Due bis per il caloroso pubblcio in standing ovation, hanno concluso un concerto indimenticabile.
Paolo Montanari

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