Le poesie di Laura Arual

 

Lui poi fece tutto

Mi ritagliò un sogno

Nei suoi spazi

Mi cinse

La vita

Di mille abbracci

Profumò le mie labbra di baci

La mia carne di carezze

Mi lavò via la solitudine

Mi legò a sé

Con corde invisibili

Ma non a dire non scappare

Per sostenere un ti tengo

Ti voglio

Sei mia

Fece di me il suo e il mio sogno

Che un risveglio non ci fosse

 

 

 

Quattro agosto
Ibsares oggi si svegliano feriti colpiti al cuore
La panoramica non è solo un modo di dire
Ma un modo di essere e di fare
È il passato che si fa futuro
Il tetto del mondo
La carezza al punto giusto
Un modo di volare
Di toccare la Romagna ma solo per tornare
Scendere e salire
Baciare l’infinito
È tutto quello che ho.imparato
Da uno sguardo
Che mi ha colpito
Restituendomi le ali che ho smarrito
In un battito di ciglia il cuore
Fiorenzuola trema
Casteldimezzo prega
Pesaro piange dal porto e spera
La pano dei ciclisti delle moto
Delle fughe dei ritorni
Della pizza del faro delle stelle
Del tramonto del risorgere di un fiore
Dei cavalli il capriolo le capriole del vento
La salvezza del cinghiale
E di me stessa


ora sei nel pieno della festa
orgoglioso della tua estate
agosto
padre e marito
figlio e fratello
lontano una luna incinta d’amore ti osserva
la senti?
bella e misteriosa a volte è un po’ sola e cerca il sole

 

 

 

 

Se poi eravamo stati cosi bravi
Da giocare in silenzio sulle scale
Mentre i grandi
Nei pomeriggi d’estate
Andavano a dormire
Quando la cicala incrociava
Le sue ali al sole
Lanciando quei sospiri
Allora sì
Ci meritavamo il gelato
Il ghiacciolo pieno di coloranti
Al dopolavoro
Senza nessuna scelta cara
Greta O Ginevra
Nessun nome o gusto strano
Magari qualcuno che uska
Tipo Maruska o Veruska
O Deborah con la acca alla fine
Per il resto nomi fatti in casa
Che a volte mettevamo l’aranciata
Nel freezer come la neve d’inverno
Fosse la granatina
La merendina metteva d’accordo tutti
Mamme e nonne che Sanson!
Avevano finito il pane o la Nutella
E ti davano il permesso di leccare
La panna fra due biscotti
Che bella era l’estate! 
Nessuna iper nessun Algida da portare
A casa come adesso
Che mi solletica la voglia solitaria
Di tornare di corsa dal futuro
Al banco gelato con il coperchio
Scorrevole a cui affacciarsi
Sulla punta dei piedi
E magari dondolarsi sullo stomaco
Spingendo il braccio in fondo
E gridando
L’ho preso!
Appoggiando la moneta tintinnante
Sul bancone

 

 

Laura Arual

 

 

 

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