Durante la presentazione di Torvaldo e Dorliska la moglie del direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta sviene e viene trasportata all’ospedale

 

Doveva essere una degna conclusione del ciclo di incontri per presentare le opere in cartellone al Rof, ma alla fine si è trasfomata in momenti di ansia e preoccupazione, per la salute della moglie del direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta, presente nella Sala Superiore del teatro Rossini. La signora, in stato avanzato di gravidanza, all’improvviso si è sentita male e pochi minuti dopo è svenuta. Ad accorgersi il marito che stava iniziando a parlare sull’aspetto musicale di Torvaldo e Dorliska, che andrà in scena il 12 agosto alle ore 20,00 al teatro Rossini. Ovviamente l’incontro è stato annullato. All’arrivo dell’ambulanza si è accertato che la situazione andava monitorata con un ricovero ospedaliero. Dopo questo fatto di cronaca, riprendiamo la riflessione sull’ultima opera in programma, appunto Torlvaldo e Dorliska, che Ilaria Narici, della Fondazione Rossini, ha definito un titolo con un intreccio serio e elementi comici, facendo una comparazione con un capolavoro di Bellini, la Sonnanbula o Anna Bolena. E sì perchè il genere semiserio in Italia ebbe una buona tradizione ed una fiorente letteratura. Torvaldo e Dorliska è un dramma semiserio in due atti di Cesare Sterbini, su musica di Rossini e l’edizione critica della Fondazione Rossini è a cura di Francesco Paolo Russo.
Fra i personaggi principali, il Duca d’Ordow è interpretato dal pesarese d’adozione Nicola Alaimo, Dorliska è Salome Jicia, Torvaldo è Dmitry Korchark e l’unico personaggio comico, Giorgio, è interpretato da Carlo Lepore. Direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta, orchestra Sinfonica Rossini, coro del Teatro della Fortuna M. Agostini di Fano, diretto dal maestro Mirca Rosciani. Regia di Mario Martone. Per Ilaria Narici, Torvaldo appartiene ad un genere che si rifà al romanzo erotico-sentimentale. Iniziamente doveva essere un’opera comica composta a Roma, dopo la fama per sette anni di Rossini a Napoli. Doveva, secondo l’arguto e geniale Rossini, accontentare il pubblico romano che gli doveva dare la sua licenza. Così scriveva Rossini alla madre per la realizzazione di quest’opera: “Carissima madre, ieri sera andò in scena la mia opera intitolata Torvaldo e Dorliska, ossia Una le paga tutte. L’esito di questa fu buono e Galli, Donzelli e Remorini fecero un fanatismo e veramente la fanno bene. Il pubblico non ride perché l’opera è sentimentale ma però applaudisce e questa basta. Ne scriverò un’altra al Teatro d’Argentina questa sarà buffa mentre il mio buon amico Zamboni vi canterà e son sicuro d’un buon esito”. In questa lettera alla madre, si comprende la felicità che aveva Rossini in quel momento, nell’approdo romano, anche se Torvaldo andata in scena al teatro Argentina il 26 dicembre 1815, ebbe un moderato successo e avrebbe anticipato quell’opera buffa, il Barbiere di Siviglia, che renderà famoso in tutto il mondo il compositore pesarese. L’esperienza napoletana era stata travolgente per Rossini in senso positivo, ora a Roma affrontò, per la prima volta ad eccezione della farsa in un atto L’inganno feice, la tipologia drammaturgica, il genere semiserio, che avrebbe portato ad esiti altissimi con la Gazza ladra. Non che il giovane Rossini rifiutasse il genere serio, ricordiamo a Bologna nel 1812 il Demetrio e Polibio. Il libretto dell’opera fu scritto da Cesare Sterbini e il Torvaldo derivò sicuramente dalla Lodoiska di Cherubini che, come Beethoven nel Fidelio, adattarono la loro struttura musicale al genere semiserio. E’ possibile identificare nel romanzo di Louvet la genesi e fonte di riferimento del Torvaldo. Certamente Sterbini, profondo conoscitore dei gusti musicali e tendenze teatrali romane, conobbe anche la Lodoiska presentata al teatro Argentina. Ma Torvaldo nel 1818 ritornò a Napoli, e poi al teatro San Carlo nel 1820 con la Colbran. Per Daniela Schiavone, aiuto regista di Mario Martone, si tratta di un’opera semiseria con topoi ben precisi; la tirannia del duca, che però grazie all’intervento di Giorgio, libererà la protagonista Dorliska che potrà coronare il suo sogno d’amore con Torvaldo. L’opera rimane in vita fino al 1830, poi viene ripresa nel 1955 da Bruno Cagli e Alberto Zedda e nel 2006 da Marone. L’allestimento scenico del 2017 di Martone non ha novità in merito salve la presenza di un cast di nuovi cantanti. Abbiamo mantenuto ha sottolineato la Schiavone un impianto fisso ed il pubblico è tutto all’interno del castello, dove vi è un cancello che è un diaframma che separa la scena da un bosco immaginario. Sono due ore di spettacolo con una scena che non cambia. I personaggi non vengono ben descritti nel libretto. Il cambiamento dei cantanti nelle varie edizioni, non incidono sulla identità dei personaggi rossiniani.

 

Paolo Montanari

Foto tratta da http://www.francescolanzillotta.com

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