Incontro e presentazione al teatro Rossini de La pietra del paragone

 

Mettere insieme tre protagonisti assoluti della nuova edizione de La pietra del paragone di Rossini, in programma quale seconda opera del Rof, non è sempre facile. Ma nella sala del piano superiore del teatro Rossini, Ilaria Narici, una delle studiose di spicco della Fondazione Rossini, il maestro Pier Luigi Pizzi regista e il giovane ma affermato direttore d’orchestra, Daniele Rustioni, di fronte ad un numerosissimo pubblico hanno disquisito di quest’opera della durata di tre ore, che verrà poi presentata all’Adriatic Arena l’11, 14, 17 e 20 agosto, ore 20.00. Per Ilaria Narici vi è stato, e questa è la novità, rispetto alla rappresentazione del 2002 sotto la regia di Pizzi, un adeguamento e restituzione filologica del testo in rapporto alla rappresentazione ed esecuzione dell’opera. La pietra del paragone, ha sottolineato la Narici, è stata un’opera fortunata all’inizio andata poi nell’oblio nel 1820. Ripresa a Firenze nel 1850 e dopo un secolo nel 1952 al Maggio fiorentino l’opera è stata ripresa con forti tagli. E’ stata definita un’opera buffa, e si basa su un intreccio tradizionale in cui un conte si contende tre vedove per vedere chi è quella che lo ama ed è sincera. Come in molte opere di Rossini vi è molta ironia. Vi sono vari personaggi, il poeta, il gornalista il conte Asdrubale diffidente dell’atteggiamento femminile e per questo rimasto zitello e la marchesa Clarice che poi si rivelerà la donna più adatta al conte. E in mezzo, in quest’opera in due atti, su un libretto poco significante che fanno dell’opera di Rossini più una commedia che un’opera buffa, vi è una casa in campagna dove i vari personaggi fanno una villeggiatura insignificante, del nulla. Un’opera con 19 numeri e con la sinfonia che sarà del Tancredi.
La differenza per il regista Pizzi fra la messinscena del 2002 e quella di quest’anno è basata su uno spazio più ampio e un cast di cantanti famosi nella vecchia edizione ed ora invece giovanissimi e pieni di entusiasmo. “Oggi ha sottolineato Pizzi l’opera mi sembra nuova e vi è una grande collaborazione anche con il direttore d’orchestra. E solo il giovane Rossini poteva comporre della meravigliosa musica lunga tre ore dal nulla. Come nel 2002 affronto anche oggi con molta fedeltà la Pietra, che è un’opera che appare un tutt’uno, di cui 15 anni fa , non avevo capito molto. I personaggi non sono più del Settecento ma di oggi, attuali e costruttori della noia”. Per il direttore d’orchestra Daniele Rusticoni, l’opera è eterogenea. Il regista Pizzi può intervenire sulla musica in quanto i tempi sui caratteri musicali e drammaturgici in alcune situazioni vanno studiate insieme. Un’opera che sente la mancanza di Alberto Zedda, e dei suoi consigli e urli come qiando nel signor Bruschino nel finale del duettino avevo aggiunto un acuto. Zedda si infuriò,ma tutti capimmo il suo amore per Rossini e la sua serietà. Il mio rapporto con Rossini risale al 2005, ha sottolineato Rusticoni. La sua musica è basata su una scansione ritmica e con le classiche bollicine dell’acqua gassata che prorompono nella sua musica.

 

Paolo Montanari

 

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